Un Consiglio dei ministri lampo ha approvato il nuovo decreto-legge contro il caro carburanti. Protesta sospesa fino al 27 ottobre quando il Governo incontrerà le associazioni di categoria e Confindustria. Il provvedimento ha consentito di bloccare le arterie stradali messe sotto pressione dalle proteste dei camionisti. L’intervento governativo stanzia nuove risorse e introduce regole volte a ristabilire l’operatività della catena distributiva, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.
Tir, arrivano 105 milioni di crediti d’imposta
Per il comparto dei Tir, il decreto assegna una dote aggiuntiva di 105,2 milioni di euro in crediti d’imposta. Servirà a per compensare le perdite legate al taglio delle accise. Lo stanziamento comprende 45,2 milioni per gli sconti relativi al periodo marzo-agosto. A cui si aggiungono 60 milioni per il periodo dal 1° settembre al 5 ottobre. Data oltre la quale si tornerà al regime ordinario delle accise. Con questo provvedimento, le risorse complessive destinate al settore superano i 540 milioni di euro. La piattaforma informatica per l’inserimento delle fatture riaprirà a inizio novembre.
Le altre misure previste
Per evitare che i piccoli padroncini del Sud dotati di veicoli meno recenti restino esclusi dai benefici, il decreto introduce altre norme. C’è la sospensione delle rate di leasing sui veicoli commerciali in scadenza dal 1° novembre fino al 31 marzo 2027.
Per spalmare gli extracosti del gasolio lungo l’intera filiera, il ministero dei Trasporti stabilirà trimestralmente i valori minimi e massimi dell’incidenza del carburante per classe di peso. Tali valori saranno obbligatori sia nei contratti scritti sia in quelli verbali e dovranno comparire distintamente nelle fatture.
Un passaggio importante riguarda la digitalizzazione dell’e-CMR: l’adozione della lettera di vettura digitale mirerà ad azzerare la contrattazione verbale e ad aumentare la trasparenza dei controlli. Viene infine circoscritta al solo regime dell’autotrasporto la responsabilità del committente su retribuzioni e contributi.
Nonostante queste novità, le associazioni di categoria segnalano la mancanza di un quadro sanzionatorio chiaro verso i committenti inadempienti, tema che sarà oggetto di discussione nel tavolo convocato per il 27 alla presenza di Confindustria.
Agricoltura e pesca: 70 milioni di contributi a fondo perduto
Pe agricoltura e pesca il Governo ha stanziato 70 milioni di euro a fondo perduto (60 milioni destinati agli agricoltori e 10 milioni ai pescatori). Il passaggio dal credito d’imposta al contributo diretto accoglie le istanze delle associazioni agricole per velocizzare i pagamenti ed evitare complicazioni alle imprese prive di capienza fiscale o bilancio.
Lo sconto sul gasolio agricolo garantisce un ristoro fino a 45 centesimi al litro su oltre 120 milioni di litri acquistati tra il 1° giugno e il 15 ottobre, sommandosi ai 100 milioni già erogati a 138 mila imprese. L’erogazione dei contributi avverrà direttamente tramite Agea con pagamenti previsti entro 30 giorni dalla trasmissione dei dati aziendali.
Ai pescatori viene riconosciuto un contributo a fondo perduto pari al 10% della spesa sostenuta per l’acquisto di carburante dal 1° giugno al 15 ottobre 2026.
Coldiretti, Cia e Confagricoltura hanno valutato positivamente i termini dell’intervento per immettere liquidità nelle aziende colpite dai rincari produttivi. Confagricoltura ha inoltre sollecitato le istituzioni comunitarie ad attuare interventi tempestivi in sede europea per fissare un tetto al prezzo dei carburanti nel mercato unico.
Critiche dal Codacons
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri “rischia di determinare aumenti dei prezzi” in negozi e supermercati. Lo denuncia il Codacons, che esprime “perplessità” circa il provvedimento. “Giusto aiutare gli autotrasportatori schiacciati dal caro-carburante, ma trasferire i rincari alla pompa sui committenti e quindi sulla filiera di distribuzione rischia di determinare un aumento generalizzato dei prezzi al dettaglio per l’88% della merce venduta nei negozi e nei supermercati“. “A pagare il conto della situazione – avverte l’associazione – potrebbero quindi essere i consumatori finali, sui quali verrebbero scaricati i maggiori costi di trasporto, con impatti negativi sull’inflazione”.
Linea dura sui blocchi stradali e fermo delle trattative
Le proteste si sono in gran parte fermate in attesa dell’incontro del 27 ottobre. L’adozione del provvedimento si inserisce in un clima di forte tensione sociale. La premier Giorgia Meloni ha ribadito l’apertura all’ascolto delle istanze pacifiche delle categorie, condannando però con nettezza gli episodi di vandalismo e le azioni intimidatorie.
Sulla stessa linea, il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi. Che ha confermato l’interruzione dei canali di dialogo con i soggetti che mantengono attivi i blocchi stradali, condizionando la riapertura dei tavoli di confronto al ripristino della libera circolazione delle merci.
Il videomessaggio della Premier
“In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì, minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi, questa non è protesta, questa è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo“. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video messaggio sui social dopo il varo del Cdm del decreto per il sostegno ad autotrasporto e agricoltura.
“E non lo dico solamente io, a chiedere di rimuovere questi blocchi – ha aggiunto – sono gli stessi autotrasportatori, i commercianti, gli agricoltori, i sindaci e le istituzioni di ogni colore politico perché a pagare come sempre non è il potente di turno, è la gente comune: il camionista che deve portare a casa lo stipendio, l’impresa che non riesce a consegnare, la famiglia che si trova a pagare di più“.
“Useremo tutti gli strumenti che la legge ci offre, comprese – così Meloni – le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale. Questo governo rispetta pienamente chi vuole manifestare, ascolta chi chiede aiuto nel rispetto delle regole, però abbiamo anche il dovere di far rispettare le leggi dello Stato e di non farci ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione. Chi vuole lavorare – ha concluso la premier – deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo“.
L’appello del ministro dell’Agricoltura
“Il mio invito, rivolto alla sensibilità di tutti gli autotrasportatori italiani che lavorano e hanno ottenuto risultati dal governo, è di lasciar passare le merci deperibili“, altrimenti “si danneggiano persone che già sono in difficoltà“.
È l’appello lanciato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca.
“Le mobilitazioni sono il sale della democrazia, vanno fatte, però secondo le regole, senza creare danno ad altri. Il mio appello è affinché si permetta alle merci di arrivare dai nostri straordinari produttori del Sud Italia alla distribuzione, cioè di mettere in condizioni nostri cittadini di continuare a poterle comprare e a un prezzo accessibile“.
Il ministro ha evidenziato altrimenti il rischio che “il nostro mercato possa vedere sostituire le merci provenienti dalle regioni del Sud con altre da Europa, Spagna, Olanda, Francia e questo – ha detto Lollobrigida – sarebbe un danno, non solo nel settore dell’ortofrutta, ma anche in quello lattiero caseario“.







