Un golpe a Milano? Crosetto attacca sull’esercito in città e denuncia il paradosso dei soldati senza taser, spray e fascette

Guido Crosetto

Un golpe militare sventato grazie alla Provvidenza e alla saggezza del ministero dell’Interno. Guido Crosetto sceglie il sarcasmo per rispondere alle polemiche sui soldati da mandare a Milano e riserva una stoccata al Viminale di Matteo Piantedosi. Il ministro della Difesa non ha gradito le ricostruzioni che gli attribuiscono la volontà di concedere poteri straordinari all’Esercito. E su X racconta una realtà ben diversa: militari chiamati a garantire la sicurezza nelle città che non possono nemmeno portare uno spray urticante, usare un taser o, salvo rare eccezioni, immobilizzare qualcuno con le fascette.

La polemica nasce dalla richiesta di rafforzare la presenza militare a Milano. La Difesa ha dato la propria disponibilità, chiedendo però strumenti adeguati per gli uomini dell’operazione Strade Sicure. Da qui le indiscrezioni sull’attribuzione di poteri di polizia giudiziaria ai soldati, che hanno acceso lo scontro istituzionale.

«Sembrava avessero sventato un golpe»: la frecciata al Viminale

Crosetto prende di mira il racconto di un presunto tentativo di militarizzare Milano, ironizzando sul ruolo salvifico che alcuni articoli avrebbero attribuito al ministero dell’Interno. Una provocazione che colpisce anche Piantedosi, pur senza nominarlo direttamente.

Il titolare della Difesa rivendica una posizione opposta a quella che gli attribuiscono i critici: «Da anni dico in ogni sede possibile, parlamentare, pubblica, istituzionale, che i militari dovrebbero fare i militari e le forze di polizia le forze di polizia».

Crosetto non vuole trasformare l’Esercito in una seconda polizia. Anzi, vorrebbe riportare i soldati alle loro funzioni originarie. Ma finché lo Stato continua a impiegarli nelle strade, pretende che possano affrontare i rischi del servizio senza trovarsi con le mani legate.

Soldati senza taser e spray: «Non possono neppure averli»

È qui che il ministro affonda il colpo. «Non possono nemmeno usare uno spray urticante. Non possono neppure averlo. Non possono usare un taser. Non possono averlo», denuncia.

E poi ci sono le fascette in velcro, quelle che servono a contenere una persona durante un intervento. Secondo Crosetto, la Difesa ha impiegato due anni per ottenere il permesso di utilizzarle, ma soltanto nelle zone vicine alle stazioni ferroviarie.

Il risultato, nella ricostruzione del ministro, sfiora il grottesco: un soldato può ricorrere alle fascette nei pressi di una stazione, ma non nelle altre strade della stessa città.

Quando è arrivata la richiesta di mandare altri militari a Milano, Crosetto ha quindi chiesto di superare queste limitazioni. Non un lasciapassare per trasformare i soldati in agenti di polizia, sostiene, ma la possibilità di dotarli degli strumenti necessari per proteggersi e intervenire.

La proposta di Crosetto: via 6.800 soldati, dentro 10.000 carabinieri ausiliari

Il ministro rilancia anche una proposta che porta avanti da tempo: sostituire gradualmente i 6.800 militari dell’operazione Strade Sicure con 10.000 carabinieri ausiliari.

Il progetto consentirebbe, secondo Crosetto, di restituire migliaia di uomini alle attività proprie delle Forze Armate e affidare il presidio delle città a personale preparato per la sicurezza pubblica, con i necessari poteri di polizia giudiziaria.

Un piano che il ministro considera più efficace dell’attuale sistema, ma che in passato gli ha attirato critiche da chi interpretava la proposta come un ridimensionamento dell’impegno dello Stato contro la criminalità.

Ora la contraddizione torna a galla: si chiedono più soldati nelle città, ma quando la Difesa solleva il problema dei loro strumenti operativi scoppia la polemica sui poteri dell’Esercito.

La tensione tra Difesa e Interno

Nel messaggio su X Crosetto se la prende anche con chi considera i militari una concorrenza per le forze dell’ordine. Il riferimento alimenta inevitabilmente le tensioni con il Viminale, mentre i due ministeri devono coordinare l’impiego degli uomini di Strade Sicure.

La Difesa, insiste il ministro, non ha chiesto di occupare competenze altrui. Ha risposto a una richiesta di rinforzi e ha sollevato il problema delle condizioni nelle quali quei rinforzi dovranno operare.

Rimane sul tavolo la proposta dei 10.000 carabinieri ausiliari. Nel frattempo, Crosetto mette in fila le incongruenze dell’attuale sistema: l’Esercito presidia strade e stazioni, ma i suoi uomini non dispongono di strumenti che il ministro considera indispensabili per affrontare un intervento di sicurezza.