Elon Musk rallenta i collegamenti satellitari dell’Ucraina e alla Casa Bianca scatta lo scaricabarile. Donald Trump sostiene di non sapere chi abbia preso la decisione, Marco Rubio e Pete Hegseth puntano il dito contro SpaceX, ma un senatore repubblicano mette in dubbio che il miliardario possa aver agito senza il consenso del presidente. A raccontare il nuovo caso che agita Washington è il quotidiano americano The Hill, secondo il quale i vertici dell’amministrazione Trump attribuiscono all’azienda di Musk la responsabilità delle condizioni operative dei servizi Starlink e Starshield utilizzati da Kiev.
Il punto è tutt’altro che secondario: mentre l’Ucraina combatte contro la Russia, una parte delle sue comunicazioni dipende dai satelliti di un imprenditore privato che può modificarne le prestazioni in base agli accordi commerciali. E quando qualcuno chiede conto dei rallentamenti, i vertici americani rispondono che la decisione non è partita da Washington.
Rubio punta il dito contro Musk: «Decide il contratto»
Marco Rubio, segretario di Stato americano, chiama in causa direttamente il rapporto commerciale tra l’Ucraina e SpaceX. Secondo la ricostruzione di The Hill, il contratto attribuisce a Musk la facoltà di stabilire le condizioni del servizio, compresa la velocità dei collegamenti. Il governo americano, sostiene Rubio, non ha ordinato alcun rallentamento.
Il giorno precedente anche il capo del Pentagono, Pete Hegseth, aveva indicato nella società privata il soggetto responsabile delle prestazioni della rete. Due esponenti di primo piano dell’amministrazione che, nel giro di poche ore, prendono le distanze da una decisione capace di incidere sulle comunicazioni militari e civili ucraine.
Le loro dichiarazioni segnano, secondo il quotidiano americano, un cambiamento rispetto alle precedenti posizioni dell’amministrazione. E riportano Musk al centro di una questione che va ben oltre i rapporti personali con Trump: il potere di un’azienda privata di condizionare infrastrutture strategiche durante una guerra.
Trump: «Non so chi abbia deciso». Ma Cornyn non ci crede
Donald Trump aggiunge un altro tassello alla vicenda dichiarando di non sapere chi abbia deciso di rallentare i servizi satellitari. Il presidente nega così un proprio coinvolgimento, senza chiarire come e quando siano cambiate le condizioni dei collegamenti.
La spiegazione incontra però lo scetticismo di John Cornyn, senatore repubblicano del Texas. Cornyn considera difficile immaginare che Musk abbia preso una decisione tanto delicata senza ottenere almeno il via libera della Casa Bianca.
Il sospetto arriva dalle file dello stesso partito del presidente e mette in discussione la ricostruzione dei vertici dell’amministrazione. Cornyn non presenta elementi che dimostrino un ordine di Trump, ma contesta l’idea che Musk possa aver agito in completa autonomia su una questione tanto sensibile per gli interessi americani.
Starlink e Starshield: la guerra dell’Ucraina passa dai satelliti di Musk
Dall’invasione russa del febbraio 2022, Starlink ha garantito all’Ucraina collegamenti internet anche nelle zone dove bombardamenti e combattimenti hanno distrutto le reti tradizionali. Il sistema permette di comunicare attraverso terminali collegati a una costellazione di satelliti e svolge un ruolo importante tanto nelle attività civili quanto in quelle militari.
Starshield, invece, è la piattaforma che SpaceX sviluppa per applicazioni governative e di sicurezza nazionale. I due servizi rispondono a esigenze differenti, ma entrambi mostrano quanto le tecnologie dell’azienda di Musk siano entrate nelle infrastrutture strategiche occidentali.
La controversia riguarda proprio il controllo di questi collegamenti. Rubio e Hegseth sostengono che le condizioni contrattuali lascino a SpaceX margini decisionali sulle prestazioni. Cornyn dubita che una scelta con possibili conseguenze per Kiev possa prescindere da un’intesa politica.
Musk torna a dividere Washington
Il caso riaccende le tensioni intorno a Musk, già protagonista di una stagione di stretta collaborazione con Trump seguita da scontri e divergenze pubbliche. Il miliardario non ricopre più il ruolo politico che lo aveva portato al centro dell’amministrazione, ma conserva attraverso SpaceX un’influenza che nessun incarico governativo potrebbe garantirgli da solo.
Intanto The Hill non fornisce dettagli sulle cause tecniche del rallentamento né sulle specifiche clausole contrattuali che avrebbero consentito di modificare il servizio. Restano quindi sul tavolo due versioni contrapposte: quella di Rubio, Hegseth e Trump, che esclude un ordine della Casa Bianca, e il sospetto di Cornyn, convinto che Musk difficilmente avrebbe agito senza un assenso presidenziale.
Nel mezzo c’è l’Ucraina, che continua a combattere affidando una parte delle proprie comunicazioni a un sistema satellitare controllato dall’uomo più ricco del mondo.







