Il film Musk, firmato dal regista premio Oscar Alex Gibney, è finito al centro di una controversia che coinvolge le principali piattaforme social, le regole sulla pubblicità politica e la distribuzione cinematografica. La piattaforma cinese aveva sospeso l’account pubblicitario del distributore Bleecker Street, motivando la decisione con presunte violazioni legate ai contenuti politici. Ora, però, è arrivato il dietrofront: TikTok ha riattivato l’account, parlando di un errore.
TikTok blocca la pubblicità e poi cambia idea
La vicenda si è accesa proprio mentre il documentario si preparava a raggiungere un pubblico più ampio negli Stati Uniti. Secondo Bleecker Street, la notifica della sospensione è arrivata venerdì pomeriggio. Poco dopo, l’account pubblicitario del distributore è scomparso dalla piattaforma.
La conseguenza? La società non poteva più sponsorizzare i contenuti promozionali del film, proprio nel momento in cui la distribuzione stava entrando nel vivo. L’account organico, quello utilizzato per pubblicare senza acquistare pubblicità, era invece rimasto attivo.
TikTok aveva giustificato il provvedimento parlando di una presenza ripetuta di contenuti politici in violazione delle proprie regole, senza però chiarire quali annunci avessero fatto scattare la misura né quale norma fosse stata violata.
Poi, nelle ultime ore, la svolta. La piattaforma ha comunicato a Bleecker Street che l’account poteva essere riattivato, attribuendo la sospensione a un «errore». Un portavoce di TikTok US ha spiegato a Engadget che il distributore può tornare a pubblicare inserzioni, a condizione che gli annunci rispettino le regole della piattaforma.
Nel mirino anche Meta, YouTube e X
Quello di TikTok non è un episodio isolato. Nelle settimane precedenti, The Hollywood Reporter aveva riferito che TikTok, Meta, YouTube e X avevano rifiutato annunci a pagamento per il trailer del documentario.
Meta, TikTok e YouTube avrebbero classificato il materiale come contenuto politico, una categoria sottoposta a restrizioni. Una decisione che ha sollevato interrogativi: perché un trailer cinematografico dedicato a un personaggio pubblico dovrebbe essere trattato come pubblicità politica?
Come ha osservato TechCrunch, non è chiaro dove passi il confine tra la promozione di un documentario e un’inserzione di natura elettorale. Meta ha annunciato lo scorso anno che non avrebbe più accettato pubblicità politiche nell’Unione europea, mentre TikTok dichiara di non ospitare questo tipo di inserzioni.
Nel frattempo, due piattaforme hanno rivisto la propria decisione. Meta ha definito il blocco un errore e ripristinato gli annunci, mentre YouTube ha spiegato che il trailer era stato limitato temporaneamente dai propri sistemi e che, dopo una revisione, poteva essere pubblicato.
TikTok, almeno inizialmente, aveva mantenuto la propria posizione. Secondo quanto riportato dal giornale sulla base della corrispondenza con Bleecker Street, un funzionario dell’azienda aveva indicato che il trailer sarebbe stato rimosso per ragioni legate ai contenuti politici. La successiva riattivazione dell’account pubblicitario segna quindi un cambio di rotta.
Elon Musk contro il film
A rendere la vicenda ancora più esplosiva è il rapporto tra Musk e il documentario che porta il suo nome. Il miliardario non si è limitato a contestare il film: ha attaccato pubblicamente il regista Alex Gibney e ha minacciato di intraprendere azioni legali.
In un post, Musk ha usato parole offensive nei confronti del documentarista, arrivando a scrivere che persino la spazzatura merita più rispetto di Gibney.
Il quarto protagonista della vicenda è X, la piattaforma di proprietà dello stesso Musk. Secondo quanto riferito, non avrebbe risposto alle richieste di Bleecker Street e non accetterebbe pubblicità neppure per gli altri film in uscita distribuiti dalla società.
Il risultato è un caso che intreccia cinema, social network e scontro personale: il documentario su Musk incontra ostacoli nella promozione proprio sulle piattaforme che dominano la comunicazione online, mentre il suo protagonista lo contesta apertamente.
Di cosa parla il documentario di Alex Gibney?
Il film dura quasi quattro ore ed è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia all’inizio di settembre, dove ha ricevuto recensioni molto positive.
A firmarlo è Alex Gibney, regista premio Oscar già noto per i suoi documentari d’inchiesta su Scientology ed Elizabeth Holmes. In Musk ricostruisce la carriera del miliardario, il suo percorso nel mondo della tecnologia, l’alleanza con Donald Trump e alcuni aspetti della sua vita privata.
Secondo Vulture, il documentario propone uno sguardo approfondito sulla figura dell’imprenditore attraverso testimonianze controverse, comprese quelle dell’ex moglie Justine Musk e di Ashley St. Clair.
Tra gli argomenti più delicati ci sono anche le affermazioni secondo cui Musk avrebbe utilizzato i satelliti Starlink per influenzare le elezioni presidenziali statunitensi del 2024. Si tratta di accuse e ricostruzioni contenute nel film, contestate dal miliardario, che ha minacciato di ricorrere alle vie legali.
Il documentario su Musk arriva anche fuori dagli USA?
Le difficoltà non riguardano soltanto la pubblicità online. Anche la distribuzione internazionale ha attraversato una fase di incertezza.
The Hollywood Reporter ha riferito che Universal Pictures era inizialmente titubante sulla distribuzione del documentario fuori dagli Stati Uniti, temendo possibili tensioni con l’amministrazione Trump. In seguito, lo studio ha dichiarato che porterà il film nelle sale, pur precisando che la strategia distributiva è ancora in fase di definizione.
La controversia resta quindi aperta su più fronti: da una parte le regole delle piattaforme sulla pubblicità politica, dall’altra le accuse contenute nel documentario e la reazione di Musk. La retromarcia di TikTok ha risolto il problema immediato del distributore, ma non ha cancellato le domande sulla libertà di promuovere un’opera d’inchiesta quando il suo protagonista è uno degli uomini più potenti e influenti del mondo.







