Una guerra interna all’amministrazione di Donald Trump, combattuta a colpi di email, accuse personali e minacce di azioni legali. A scontrarsi sono Paolo Zampolli, imprenditore italiano e amico di lunga data del presidente americano, e Christopher Landau, vice segretario di Stato degli Stati Uniti. I due funzionari sarebbero protagonisti da mesi di un durissimo conflitto sui rispettivi poteri e sulle competenze dell’inviato speciale. A rivelare la vicenda è Politico, che ha ricostruito una corrispondenza durata quasi un anno. Una serie di messaggi dai toni sempre più aggressivi, alcuni dei quali condivisi con numerosi funzionari del Dipartimento di Stato. Il caso mette in luce le tensioni tra le gerarchie istituzionali della diplomazia americana e chi, come Zampolli, rivendica un rapporto diretto con il presidente.
Paolo Zampolli e Christopher Landau, la guerra di email che imbarazza Trump
Secondo la ricostruzione pubblicata da Politico, lo scontro tra Zampolli e Landau si trascina da mesi e riguarda principalmente il ruolo dell’inviato speciale all’interno del Dipartimento di Stato.
Landau sostiene che Zampolli debba limitare le proprie attività alle competenze assegnategli, in particolare alla diplomazia culturale. L’imprenditore italiano, invece, considera i richiami del vice segretario un tentativo di ostacolare il suo lavoro e ridimensionare un incarico ricevuto direttamente dal presidente.
Il disaccordo, inizialmente legato a questioni organizzative, si sarebbe progressivamente trasformato in una contrapposizione personale. Nelle comunicazioni compaiono accuse relative a presunte fughe di notizie verso i giornalisti e minacce di iniziative legali per diffamazione.
Secondo quanto emerge dalle email, alcune delle accuse reciproche non sarebbero accompagnate da elementi concreti a sostegno. Il clima descritto è quello di una rivalità che ha superato i confini di un normale confronto tra funzionari.
Landau ordina a Zampolli di fermarsi: «Si occupi soltanto di diplomazia culturale»
Uno dei passaggi più significativi risale al 14 novembre 2025, quando Christopher Landau invia a Zampolli un messaggio particolarmente netto.
«Le ordino, ancora una volta, di cessare immediatamente qualsiasi attività su questioni che non siano direttamente legate alla diplomazia culturale», scrive il vice segretario di Stato.
La formulazione mostra che il contrasto era già aperto e che Landau aveva precedentemente richiamato l’inviato speciale al rispetto dei limiti del proprio incarico.
Il nodo riguarda la catena di comando del Dipartimento di Stato. Landau, in qualità di vice segretario, rivendica il rispetto delle competenze istituzionali e delle procedure interne. Zampolli, al contrario, ritiene che la nomina presidenziale gli conferisca una legittimazione che non può essere messa in discussione dal vice segretario.
La divergenza assume così un significato più ampio rispetto alle singole attività contestate. Al centro dello scontro c’è il rapporto tra l’autorità dei dirigenti del Dipartimento e quella degli incaricati scelti personalmente dalla Casa Bianca.
Zampolli attacca Landau: «Ha cercato di distruggere tutto quello che ho fatto»
La risposta di Paolo Zampolli non è meno dura. Intervistato telefonicamente da Politico, l’imprenditore italiano ha accusato Landau di aver assunto fin dall’inizio un atteggiamento ostile nei suoi confronti.
«Ha cercato di distruggere tutto ciò che ho fatto», ha dichiarato Zampolli, sostenendo che il vice segretario avrebbe cercato sistematicamente di ostacolare la sua attività.
L’inviato speciale ha poi aggiunto: «È evidente che ha un problema con me. Quello che sta facendo è fuori controllo».
Zampolli ha soprattutto insistito sull’origine presidenziale del proprio incarico. Secondo la sua interpretazione, soltanto Donald Trump avrebbe il potere di conferirgli o revocargli il ruolo.
«L’unica persona che può affidarmi questo ruolo e che può revocarmi l’incarico è il Presidente degli Stati Uniti», ha affermato.
Si tratta della posizione rivendicata dall’imprenditore, non di una conclusione definitiva sulle regole che disciplinano i rapporti gerarchici all’interno del Dipartimento di Stato.
Email inviate a 16 funzionari: lo scontro esce dagli uffici riservati
Un elemento particolarmente sorprendente della vicenda riguarda il numero di persone coinvolte nella corrispondenza.
Secondo Politico, alcuni messaggi tra Zampolli e Landau sarebbero stati inviati in copia ad almeno 16 funzionari. In un’occasione, tra i destinatari sarebbe comparsa anche una persona straniera.
Questo dettaglio suggerisce che la contrapposizione non sia rimasta confinata a un confronto privato. Le tensioni avrebbero coinvolto un numero significativo di persone all’interno dell’amministrazione, rendendo più difficile mantenere riservata la disputa.
La diffusione dei messaggi, tuttavia, non dimostra automaticamente che siano state condivise informazioni classificate o che siano state violate procedure di sicurezza. Le notizie disponibili non indicano la presenza di contenuti riservati trasmessi impropriamente.
Resta il fatto che una controversia tra due alti rappresentanti dell’amministrazione americana si sarebbe trasformata in uno scontro seguito da numerosi colleghi.
Chi è Paolo Zampolli, l’italiano amico personale di Donald Trump
Paolo Zampolli è un imprenditore italiano da molti anni inserito negli ambienti economici, diplomatici e mondani degli Stati Uniti. Il suo nome è strettamente legato a quello di Donald Trump, con il quale intrattiene un rapporto personale di lunga data.
La vicinanza al presidente rappresenta uno degli elementi centrali della sua posizione all’interno dell’amministrazione. Zampolli ricopre infatti un incarico di inviato speciale presso il Dipartimento di Stato, con competenze legate alla diplomazia culturale.
Proprio il rapporto diretto con Trump viene richiamato dall’imprenditore nella disputa con Landau. Zampolli considera la fiducia presidenziale un elemento determinante per difendere il proprio ruolo e respingere i tentativi di limitarne l’attività.
Il caso mostra però come la vicinanza personale al presidente possa entrare in tensione con le strutture amministrative chiamate a coordinare la politica estera americana.
Casa Bianca, il caso Zampolli-Landau rivela le tensioni nell’amministrazione
La controversia mette in evidenza un problema organizzativo che può emergere quando incarichi speciali e gerarchie istituzionali si sovrappongono.
Da una parte, il Dipartimento di Stato deve garantire il coordinamento delle attività diplomatiche attraverso una struttura definita. Dall’altra, gli inviati speciali nominati dal presidente possono rivendicare un rapporto diretto con la Casa Bianca e una particolare autonomia operativa.
Nel caso di Zampolli e Landau, questa differenza di impostazione avrebbe prodotto una frattura personale che si trascina da quasi un anno.
Le minacce di querela e le accuse di fughe di notizie rappresentano gli aspetti più clamorosi della vicenda, ma il punto centrale resta la definizione dei poteri dell’inviato speciale.
Non risultano, dalle informazioni diffuse, decisioni ufficiali di Trump per risolvere il conflitto né provvedimenti disciplinari nei confronti dei due funzionari.
La pubblicazione delle email da parte di Politico porta però lo scontro all’attenzione dell’opinione pubblica. E per l’amministrazione americana si apre una questione delicata: stabilire fino a che punto un incaricato vicino personalmente al presidente possa agire autonomamente rispetto ai vertici del Dipartimento di Stato.







