L’inchiesta dell’Antimafia sulle frange più dure del tifo organizzato laziale continua ad allargarsi. Negli ultimi giorni i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma hanno ascoltato altri calciatori della Lazio nell’ambito dell’indagine che punta a chiarire i rapporti tra alcuni settori della curva biancoceleste e ambienti della criminalità organizzata.
L’ultimo a essere convocato dagli investigatori è stato il capitano della Lazio, Mattia Zaccagni. L’esterno offensivo biancoceleste ha risposto alle domande dei carabinieri del nucleo investigativo e dei pm titolari del fascicolo, Francesco Cascini e Francesco Gualtieri. Gli inquirenti hanno deciso inoltre di risentire il terzino Luca Pellegrini perché alcune dichiarazioni rese in precedenza dovevano essere verificate e approfondite.
Gli accertamenti non riguardano responsabilità penali dei calciatori. Zaccagni, Pellegrini e gli altri giocatori ascoltati risultano infatti totalmente estranei alle contestazioni. L’obiettivo degli investigatori è piuttosto ricostruire il tipo di rapporti che negli anni si sono sviluppati tra alcuni settori del tifo organizzato e il mondo del calcio, in particolare eventuali pressioni o richieste rivolte ai tesserati.
Secondo quanto emerso finora, i capi della curva hanno sempre ridimensionato il caso sostenendo che i rapporti con i giocatori si limitassero a gesti simbolici come la consegna delle magliette a fine partita. “Una storia di magliette”, è stata la definizione circolata negli ambienti del tifo. Una versione che però non ha convinto la procura distrettuale Antimafia, che continua a indagare su possibili forme di sostegno e solidarietà anche nei confronti di persone detenute.
L’indagine si inserisce nel solco di una storia molto più ampia che riguarda il potere e gli interessi sviluppati negli anni dentro la curva laziale. Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe avuto come figura centrale Fabrizio Piscitelli, conosciuto negli ambienti ultras con il soprannome di “Diabolik”. Piscitelli fu ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola alla testa mentre si trovava al Parco degli Acquedotti, a Roma.
Dopo la sua morte, quel sistema di potere non si sarebbe dissolto. Gli investigatori ritengono infatti che una parte della rete costruita da Diabolik sia stata ereditata da altri esponenti della curva. Tra questi Ettore Abramo, detto “Pluto”, considerato per anni il vice di Piscitelli e oggi indicato come uno dei principali punti di riferimento di alcune frange ultras.
Abramo è attualmente detenuto. Lo scorso dicembre è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare insieme ad altri personaggi ritenuti vicini al mondo della criminalità romana. Tra i nomi citati nell’inchiesta compaiono anche Angelo Senese, fratello di Michele “’o pazzo” Senese, figura storica della criminalità organizzata capitolina, e Girolamo Finizio, ritenuto dagli investigatori in grado di esercitare influenza anche su alcune frange del tifo giallorosso.
È proprio questo uno degli elementi che rende l’indagine particolarmente delicata. Secondo gli investigatori, alcune componenti delle curve di Lazio e Roma avrebbero intrecciato rapporti e interessi comuni sotto il segno della criminalità. Un quadro che emerge dalle intercettazioni e dagli atti investigativi raccolti negli ultimi mesi.
In una conversazione riportata negli atti, uno degli arrestati definisce Abramo con parole che indicano un forte rapporto di rispetto e subordinazione: “Pluto è un uomo d’onore”. Una frase che secondo gli investigatori confermerebbe il peso che alcune figure hanno mantenuto nel mondo ultras anche dopo l’arresto o la detenzione.
Nel fascicolo dell’Antimafia compaiono anche altri calciatori della Lazio ascoltati come persone informate sui fatti. Tra questi il portiere Ivan Provedel, il difensore Adam Marušic, Alessio Romagnoli, Nicolò Rovella e Danilo Cataldi. Anche per loro non risultano contestazioni penali: le audizioni servono a chiarire il contesto dei rapporti tra squadra e tifoseria organizzata.
L’inchiesta si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi mesi ha portato la Commissione parlamentare Antimafia ad aprire un approfondimento sui legami tra criminalità organizzata e mondo delle curve. Proprio nei giorni scorsi il presidente della Lazio Claudio Lotito è stato ascoltato dal Comitato parlamentare che si occupa delle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive.
Lotito, che è anche senatore di Forza Italia, ha definito l’audizione positiva. “L’audizione è andata bene”, ha spiegato. Il presidente biancoceleste è tornato anche su alcune telefonate diffuse sui social che lo vedrebbero coinvolto: “Quelle telefonate non le conosco.”.
Il momento resta comunque uno dei più delicati della lunga presidenza Lotito. Sul piano sportivo la Lazio non sta vivendo una stagione brillante e da settimane una parte consistente della tifoseria ha deciso di disertare lo stadio in segno di protesta contro la società e contro la gestione della campagna acquisti.
Le contestazioni si sono estese anche sul piano politico. Alcuni gruppi ultras hanno annunciato iniziative simboliche contro il presidente, arrivando a invitare i tifosi a votare contro il referendum sulla giustizia pur di colpire Lotito nel suo ruolo istituzionale.
Nel frattempo la Commissione Antimafia prosegue il suo lavoro di indagine sulle curve italiane. Negli ultimi mesi gli inquirenti hanno ascoltato diversi dirigenti del calcio professionistico. Tra questi il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, oltre ai rappresentanti di Juventus, Milan e Roma.
Secondo quanto spiegato dal senatore Walter Verini al termine di una delle audizioni, l’obiettivo è arrivare a una relazione completa sul fenomeno delle infiltrazioni criminali nel tifo organizzato. “Il comitato sarà così nelle condizioni di proporre al Parlamento una serie di misure per contrastare la presenza nelle curve di criminalità, spaccio, razzismo, bagarinaggio e racket”.
Un quadro che dimostra quanto il problema non riguardi una sola squadra o una sola città. Le indagini degli ultimi anni hanno mostrato come il mondo ultras, in diversi contesti, possa diventare terreno di infiltrazione per gruppi criminali interessati a controllare affari legati allo stadio, dal merchandising al bagarinaggio fino alla gestione dei parcheggi e delle scommesse.
Nel caso della Lazio, gli investigatori stanno cercando di capire se e in che modo il sistema costruito negli anni attorno alla figura di Diabolik sia sopravvissuto alla sua morte e quale ruolo abbiano oggi le persone che ne hanno raccolto l’eredità.
L’indagine è ancora in corso e potrebbe riservare nuovi sviluppi nelle prossime settimane. Per ora resta l’immagine di un mondo, quello delle curve, dove passione calcistica, potere e criminalità continuano a intrecciarsi in modo sempre più difficile da separare.







