Diritto a stare bene, serve una rete psicologica nazionale: costo invisibile del lavoro che logora

sportello di ascolto – psicologo

Sappiamo che esiste, ma non sappiamo quantificare quanto ci costa: è il lavoro che logora, quasi invisibile alle rilevazioni per un paradosso strutturale del sistema di raccolta dei dati.

In Italia INAIL registra solo le malattie professionali riconosciute e lo stress da lavoro non è una patologia tabellata: spetta al lavoratore dimostrare il nesso causale e la percentuale di riconoscimento si ferma al 13 per cento, contro il 40 per cento delle altre patologie professionali.

Nel frattempo INPS e Ministero del Lavoro registrano le dimissioni volontarie ma non codificano la motivazione psicologica nel modulo telematico. Tre archivi pubblici, nessun ponte fra loro.

Il risultato è un’infrastruttura informativa che non parla con sé stessa. E se il percorso che porta una persona dal malessere sul lavoro all’uscita dal mercato non viene ricostruito da nessuna istituzione pubblica, l’unica fotografia disponibile finisce per essere quella delle società di consulenza privata: BVA Doxa rileva che il 49 per cento degli under 34 si è dimesso almeno una volta per preservare la salute psicologica, UnoBravo ci dice che otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il posto a causa dello stress, il rapporto Censis Eudaimon aggiunge che metà delle aziende ha visto crescere le dimissioni volontarie nel 2024.

Poi ci sono i corpi intermedi come CISL Lombardia che colloca lo stress da lavoro come prima motivazione di abbandono, davanti al clima aziendale e alla retribuzione. Dati seri, ma frammentati.

Sembra una questione tecnica. Non lo è. Quando un paese non misura il costo del logoramento psicologico sul lavoro, non può nemmeno decidere come prevenirlo e finisce per investire male le risorse pubbliche dedicate al lavoro stesso.

Politiche attive, incentivi all’occupazione, indennità di disoccupazione, ammortizzatori, formazione: tutto viene calibrato su un’idea di lavoratore che non si ammala mai nella mente. Le risorse arrivano a valle, quando la persona è già uscita dal mercato, quando il danno è già stato scaricato sul sistema sanitario, sulla NASpI, sulle famiglie. Mai a monte, dove costerebbero meno e renderebbero di più.

Con Pubblica, la forza civica che ha portato in Senato la proposta di legge di iniziativa popolare “Diritto a Stare Bene” con oltre 70mila firme, chiediamo di rovesciare la prospettiva. Proponiamo l’istituzione di una Rete Psicologica Nazionale integrata nel SSN, universale e permanente, che agisca anche dentro i luoghi di lavoro: presidi territoriali accessibili, percorsi di prevenzione, supporto strutturato per chi rischia di essere espulso dal proprio impiego dal proprio stesso malessere. Non un bonus, non un voucher, non una risposta individuale. Un’infrastruttura di investimento sul capitale umano del paese che produca servizi nei contesti di comunità ma anche dati, attraverso le sperimentazioni e l’implementazione sul territorio di una vera cultura dell’impatto quando parliamo di investimento pubblico.

I numeri, quelli raccolti, sono inequivocabili. Il rapporto PsyCARE dell’Ordine degli Psicologi ha dimostrato che il bonus psicologo del 2022, con 25 milioni investiti, ha generato 312 milioni di risparmio in giornate di malattia evitate: dodici euro restituiti per ogni euro speso.

Le stime OCSE valutano in oltre 63 miliardi l’anno la perdita di produttività italiana legata al disagio psicologico non trattato, fra assenze, dimissioni e disoccupazione di lunga durata. Per ogni euro non investito in supporto psicologico, il sistema pubblico ne spende fra i quattro e i cinque in servizi di crisi, emergenza, assistenza.

L’Italia non ha petrolio, non ha gas, non ha terre rare. Ha la mente delle persone e oggi sta rinunciando a valorizzarla, quando è l’unica vera risorsa naturale a disposizione per rilanciare la crescita. Misurare quanto ci costa questo mancato investimento sarebbe il primo atto politico necessario. Investire perché smetta di costarci, quello immediatamente successivo.

Di F. Maesano – Coordinatore Pubblica campagna “Diritto a Stare bene”