No Kings, l’America anti-Trump cambia strategia: oltre 3mila manifestazioni negli Usa per fermare il presidente con il voto di novembre

No King a NY

Per fermare Donald Trump, questa volta, il movimento No Kings ha deciso di puntare soprattutto sulle schede elettorali. A poco più di due settimane dalle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, migliaia di iniziative hanno attraversato gli Stati Uniti con un obiettivo preciso: convincere quanti più cittadini possibile a votare e provare a sottrarre ai repubblicani il controllo del Congresso.

La mobilitazione del 17 ottobre ha segnato un cambiamento rispetto alle precedenti manifestazioni. Al posto della corsa ai cortei oceanici, gli organizzatori hanno privilegiato appuntamenti locali, banchetti informativi e campagne per la registrazione degli elettori. Oltre tremila eventi distribuiti nel Paese, più di trecento soltanto in California, per trasformare il dissenso contro la Casa Bianca in partecipazione politica.

No Kings contro Trump: la battaglia sui collegi elettorali e sul voto per posta

La strategia del movimento nasce anche dalle iniziative promosse da Trump per modificare le regole della competizione elettorale. In Texas, Missouri e Carolina del Nord, il ridisegno dei collegi ha alimentato accuse di manipolazione delle mappe a vantaggio dei repubblicani. A questo si aggiungono i tentativi dell’amministrazione di restringere il voto per corrispondenza e introdurre nuovi requisiti per dimostrare la cittadinanza.

Diversi provvedimenti sono stati bloccati dai tribunali, ma gli attivisti temono che le restrizioni possano scoraggiare una parte dell’elettorato. Secondo i dati citati da un esponente della rete progressista Indivisible, il voto postale interessa il 37% degli elettori democratici contro il 24% di quelli repubblicani.

Trump continua a denunciare presunte frodi diffuse nel voto per corrispondenza, senza aver fornito prove di irregolarità sistematiche tali da giustificare quelle accuse. Per No Kings, dunque, la risposta deve arrivare da un’affluenza abbastanza elevata da rendere decisivo il peso degli elettori.

A New York No Kings mobilita anche gli indecisi: «Non possiamo più aspettare»

A Washington Square Park, Manhattan, la manifestazione ha assunto soprattutto i contorni di una campagna elettorale dal basso. Tra gli intervenuti anche il reverendo Al Sharpton, storico esponente del movimento per i diritti civili degli afroamericani, che ha indicato nelle elezioni di novembre il primo passo per arrivare alla fine della presidenza Trump nel 2028.

Ai banchetti per la registrazione si sono presentati anche cittadini poco convinti dal Partito democratico, ma determinati a contrastare le politiche dell’amministrazione. A pesare sono soprattutto le operazioni dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione, e la presenza dei suoi agenti nei quartieri.

La mobilitazione cerca così di coinvolgere anche chi non si riconosce pienamente nell’opposizione democratica. Il messaggio degli organizzatori è che, indipendentemente dalle appartenenze politiche, il voto rappresenti lo strumento più immediato per limitare il potere del presidente.

No Kings prepara il 3 novembre: la sfida è conquistare il Congresso

Il movimento No Kings riunisce realtà progressiste, associazioni per i diritti civili e gruppi impegnati sui temi dell’immigrazione e della difesa delle istituzioni democratiche. La sua forza sta nella capacità di coordinare iniziative diverse attorno a un obiettivo condiviso, senza pretendere un’adesione ideologica uniforme.

Con le elezioni di metà mandato ormai vicine, gli attivisti stanno concentrando le energie sulla registrazione degli elettori, sull’assistenza al voto anticipato e sull’organizzazione di campagne porta a porta. La conquista di una o entrambe le Camere del Congresso da parte dell’opposizione potrebbe infatti complicare l’approvazione delle iniziative legislative della Casa Bianca e rafforzare il controllo parlamentare sull’amministrazione.

Per Trump, il 3 novembre sarà il primo grande esame elettorale nazionale del suo secondo mandato. Per No Kings, invece, sarà il momento di misurare se la protesta contro il presidente è riuscita a trasformarsi in una forza capace di incidere davvero sugli equilibri politici americani.