La Russa scarica Trump dopo la sconfitta: «Ha promesso la pace, ma non ha vinto in Iran». E per il Quirinale punta su Giorgia Meloni

Ignazio la Russa

Donald Trump ha promesso la pace, ma non ha fermato la guerra in Ucraina e non ha vinto quella contro l’Iran. Ignazio La Russa non cerca giri di parole per spiegare la sconfitta dei repubblicani alle elezioni americane e, soprattutto, non sembra intenzionato a difendere il presidente degli Stati Uniti a prescindere dai risultati. Nell’intervista concessa ad AdnTalks, il presidente del Senato affronta senza troppi riguardi il terremoto politico americano, ragiona sulla possibilità di elezioni anticipate in Italia e prenota per Giorgia Meloni un futuro al Quirinale. Non subito, naturalmente, perché la premier avrebbe ancora parecchio lavoro da fare a Palazzo Chigi.

La Russa boccia Trump: «Ha promesso la pace e non ha vinto la guerra in Iran»

Il giudizio sul presidente americano segna uno dei passaggi più significativi dell’intervista, soprattutto perché arriva dalla seconda carica dello Stato e da uno dei fondatori di Fratelli d’Italia. La Russa invita innanzitutto a distinguere gli interessi nazionali dalle simpatie personali: «Guai a fare i tifosi, l’Italia è sempre amica degli Stati Uniti d’America». Un’affermazione che suona come un richiamo alla prudenza per chi, nel centrodestra italiano, ha investito molto sul rapporto privilegiato con Donald Trump.

Il presidente del Senato attribuisce la sconfitta repubblicana soprattutto alla distanza tra le promesse elettorali e i risultati dell’amministrazione americana. «Io credo che una grande influenza abbia avuto la differenza tra gli annunci e i risultati. Lui si era presentato come uomo della pace e non è riuscito a chiudere la guerra in Ucraina e ha perso, o comunque non ha vinto, la guerra contro l’Iran con le conseguenze sull’energia che tutti conosciamo. Quindi io me l’aspettavo. Magari le dimensioni potevano variare, ma era probabile».

La Russa non rinnega l’alleanza atlantica, ma prende le distanze dalla narrazione trumpiana e individua proprio nella politica estera uno dei principali motivi del tracollo elettorale. Una valutazione che assume un significato particolare mentre Giorgia Meloni deve misurarsi con l’indebolimento del suo principale interlocutore politico alla Casa Bianca.

Elezioni anticipate, La Russa apre al voto prima della scadenza della legislatura

Sul fronte italiano, il presidente del Senato non esclude affatto un ritorno anticipato alle urne. Anzi, assegna alle due ipotesi le stesse probabilità: «Al momento ci sono 50 probabilità su 100» di arrivare alla scadenza naturale della legislatura. Il governo avrebbe interesse a completare il programma, ma il calendario elettorale potrebbe complicare i piani della maggioranza.

La Russa richiama infatti le elezioni comunali di Milano, Roma e Napoli, che porteranno inevitabilmente il confronto politico nazionale dentro le campagne per la conquista delle principali città italiane. «È immaginabile che il governo non sia coinvolto in un clima di campagna elettorale anche se si votassero solo le Comunali? Siccome quelle si voteranno a maggio, da marzo siamo in campagna elettorale che proseguirebbe fino alla fine della legislatura che è a ottobre».

Il rischio, secondo il presidente del Senato, riguarda sei mesi consecutivi di scontro elettorale, con possibili ripercussioni sull’attività dell’esecutivo. La Russa chiarisce che si tratta di una sua valutazione personale e non di un piano concordato con Meloni. Il governo, sostiene, dovrà scegliere tra la volontà di completare la legislatura e l’opportunità di evitare una campagna elettorale interminabile, fermo restando il ruolo costituzionale del presidente della Repubblica nello scioglimento delle Camere.

Meloni al Quirinale, ma non subito: «Nessuno sarebbe meglio di lei»

La Russa non nasconde le proprie ambizioni politiche, anche se esclude categoricamente una corsa personale al Colle. Alla domanda su una nuova candidatura parlamentare risponde senza esitazioni: «Al Senato? Se il mio partito deciderà di candidarmi assolutamente sì». Quanto alla presidenza della Repubblica, invece, assicura che non intende proporsi.

Per il Quirinale ha già individuato un altro nome, quello di Giorgia Meloni. «Non adesso, ma in futuro nessuno sarà meglio di Meloni capo di Stato», afferma, contestando la pretesa che la massima carica istituzionale debba necessariamente andare a un esponente della sinistra.

Il presidente del Senato esclude tuttavia che la premier possa diventare la prossima inquilina del Quirinale: «Non sarà la Meloni il prossimo Presidente della Repubblica», precisa, «non perché non possa esserlo, perché non vuole in questo momento interrompere un percorso, che sperabilmente possa essere prolungato, da presidente del Consiglio».

L’obiettivo politico appare evidente: mantenere Meloni alla guida del governo anche nella prossima legislatura e rinviare a un futuro più lontano l’eventuale candidatura alla presidenza della Repubblica. La Russa attribuisce alla premier una qualità che considera decisiva per il suo successo: la coerenza. «Giorgia è nata coerente, poi è chiaro cambiano i momenti, cambiano i ruoli ma la linea generale è quella della coerenza», sostiene, aggiungendo che Meloni non si lascia ricattare e assume le proprie decisioni sulla base di convinzioni politiche.

Non manca però un consiglio che lascia intravedere qualche preoccupazione sulle strategie della maggioranza: «Mai più riforme che prevedono un referendum». Un avvertimento che riguarda il rischio di trasformare le consultazioni popolari sulle riforme istituzionali in altrettanti giudizi politici sull’operato del governo.

«Io mai paludato? È la verità»: La Russa rivendica l’autoironia

Il presidente del Senato affronta anche la definizione di politico «mai paludato», che accompagna da anni la sua immagine pubblica. «Credo che sia la verità. Non so se mi piaccia o no, è come dire ti piace essere alto 1,73? Sono 1,73», scherza, spiegando che il suo atteggiamento non nasce da una strategia di comunicazione.

«Essere non paludato non è una scelta, almeno per quello che mi riguarda. Io ho sempre fatto politica e chi mi conosce in privato sa che, questo sì me lo riconosco come titolo di merito, non mi sono mai atteggiato a importante». La Russa rivendica soprattutto la capacità di non prendersi troppo sul serio, anche quando gli incarichi istituzionali imporrebbero maggiore solennità. «L’autoironia per me è quella che ti aiuta a stare sempre coi piedi per terra», spiega, sottolineando che il carattere personale non dovrebbe cambiare insieme alla carica ricoperta.

Primarie del centrosinistra e Lazio, le ultime stoccate del presidente del Senato

Quando il discorso passa alle opposizioni, La Russa riserva una battuta alle primarie del centrosinistra. Secondo lui, a decidere il risultato non saranno necessariamente i programmi o la capacità di conquistare nuovi elettori, ma la forza organizzativa dei singoli partiti. «Vincerà chi porta più truppe cammellate», pronostica, aggiungendo che scommetterebbe un euro sulla vittoria di Elly Schlein.

Infine, il calcio. La Russa interviene sulla protesta dei tifosi della Lazio contro Claudio Lotito e critica la scelta di disertare lo stadio proprio mentre la squadra occupa il primo posto in classifica. «Se io fossi laziale, tutte le domeniche starei allo stadio, poi, voglio fischiare Lotito, ho il diritto di fischiarlo», osserva, sostenendo che i tifosi possono contestare il presidente senza rinunciare a sostenere i giocatori.

Il presidente del Senato riconosce anche i meriti di Gennaro Gattuso, che considera particolarmente adatto a guidare una squadra combattiva e affamata come la Lazio, pur continuando a nutrire dubbi sulla sua precedente esperienza alla guida della Nazionale.

Tra giudizi sul presidente americano, ipotesi di elezioni anticipate e progetti per il futuro di Meloni, La Russa consegna soprattutto due messaggi politici: l’Italia deve mantenere salda l’alleanza con gli Stati Uniti senza trasformarsi in una tifoseria di Trump, mentre il centrodestra deve prepararsi a una nuova stagione politica nella quale Giorgia Meloni potrebbe continuare a occupare Palazzo Chigi prima di tentare, eventualmente, la scalata al Quirinale.