Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione, ma riuscire a ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico in tempi ragionevoli può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Chi dispone delle risorse economiche necessarie può rivolgersi alla sanità privata, mentre chi dipende esclusivamente dal servizio pubblico deve confrontarsi con disponibilità limitate e attese talvolta incompatibili con le proprie necessità. A certificare la gravità del problema arriva la Corte dei conti, che nella relazione sull’attuazione delle misure per ridurre le liste d’attesa descrive una situazione ancora segnata da inefficienze, carenze di personale e profonde differenze territoriali.
Corte dei conti denuncia un problema strutturale
Il giudizio della magistratura contabile è particolarmente severo. «Le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori», si legge nella relazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato.
La Corte dei conti sottolinea inoltre che, nonostante il rafforzamento delle norme e dei finanziamenti, persistono difficoltà nell’attuazione degli interventi, carenze di personale e differenze tra le Regioni. Il problema, dunque, non può più essere spiegato soltanto attraverso l’emergenza Covid: riguarda il funzionamento ordinario del sistema sanitario e la sua capacità di garantire prestazioni accessibili ai cittadini.
Miliardi stanziati ma risultati insufficienti
I numeri contenuti nella relazione mostrano quanto sia complesso trasformare gli stanziamenti in servizi effettivi. Tra il 2022 e il 2028 sono previste risorse per circa 3,71 miliardi di euro destinate al contenimento delle liste d’attesa. Nel quadriennio 2022-2025, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi, ne risultano utilizzati circa 1,58 miliardi.
La Corte dei conti osserva che l’aumento dei finanziamenti non ha sempre prodotto miglioramenti proporzionati nel numero delle prestazioni erogate e nella riduzione dei tempi. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le informazioni incomplete e poco uniformi trasmesse dalle amministrazioni regionali, che rendono difficile valutare con precisione l’efficacia della spesa.
Mancano medici e specialisti anche quando ci sono i fondi
Uno degli ostacoli principali individuati dalla Corte dei conti è la carenza di personale sanitario, soprattutto specialistico. Anche quando le risorse economiche sono disponibili, le strutture incontrano difficoltà ad aumentare il numero delle prestazioni. Emergono inoltre problemi nella gestione delle prenotazioni, con differenze tra appuntamenti proposti e accettati, ritardi nei contatti con i Cup e prescrizioni che non si traducono in prenotazioni effettive.
La magistratura contabile chiede di accelerare l’attuazione delle misure introdotte nel 2024, migliorare i controlli sui finanziamenti e completare la piattaforma nazionale delle liste d’attesa. Sollecita inoltre interventi strutturali sul personale e una maggiore responsabilizzazione delle amministrazioni inadempienti.
Resta però il problema più concreto, quello che i cittadini affrontano ogni giorno. Le liste d’attesa rischiano di trasformare una prestazione sanitaria garantita sulla carta in un servizio accessibile rapidamente soprattutto a chi può pagare. Chi non dispone di denaro sufficiente per una visita privata può essere costretto ad aspettare, con il rischio di ritardare diagnosi e cure. Ed è proprio questa disuguaglianza a rendere particolarmente grave il quadro descritto dalla Corte dei conti: il diritto alla salute non dovrebbe dipendere dalle disponibilità del conto corrente.







