Nel libro È già domani, edito da Feltrinelli, la sindaca di Genova Silvia Salis ripercorre la strada che nel 2023 ha portato alla nascita del piccolo Eugenio. Un percorso tutt’altro che breve o scontato, iniziato dopo un lungo periodo trascorso a considerare la maternità come un passaggio naturale pronto a presentarsi al momento opportuno, una convinzione frequente tra le donne impegnate in carriere lavorative intense. A raccontarlo, in una anticipazione pubblicata da Repubblica, è la stessa Salis.
Il corpo – è il discorso della sindaca di Genova – possiede un proprio calendario e la maternità non sempre segue una linea retta. E racconta che dopo un anno di tentativi senza esito, nonostante le analisi mediche non evidenziassero anomalie, è iniziato il cammino della fecondazione assistita. Un’esperienza caratterizzata non tanto dalla paura, quanto dalla consapevolezza di entrare in un territorio imprevedibile, in cui la vita smette di essere un progetto puramente individuale. Per l’ex atleta, rompere il silenzio su questo tema è fondamentale e non esiste alcun motivo di vergogna nel parlarne apertamente, dato che il dibattito si collega direttamente ai temi dei costi, delle tutele e della conservazione della fertilità.
L’impatto emotivo delle terapie e il cambio di prospettiva
La fecondazione assistita rappresenta una tecnologia straordinaria che coinvolge profondamente la sfera emotiva. Ogni visita e ogni tentativo mettono a nudo la parte più vulnerabile di una persona, tra settimane che si dilatano nell’attesa dei risultati, telefonate dei medici e un costante stato di sospensione tra speranza e cautela. La conferma della gravidanza, racconta Salis, non ha portato un’esplosione cinematografica di gioia, bensì una felicità profonda e incredula, la dimostrazione di come la vita trovi strade inattese per andare avanti.
Durante la gestione della gravidanza la visione della realtà e dell’impegno politico ha subito una trasformazione radicale. Interrogativi sull’Italia di domani o sulla qualità del sistema scolastico hanno assunto un’intensità del tutto personale, riflette la prima cittadina genovese, La nascita del bambino ha rappresentato un momento in cui il tempo ha fermato la sua corsa, dando al futuro il nome del nonno.
Il cognome materno Salis come scelta di parità e responsabilità
Il bambino porta il cognome della madre, Eugenio Salis, richiamando direttamente la figura del nonno. Fino a poco tempo fa in Italia il cognome del padre veniva attribuito in modo automatico ai figli, ma la decisione della Corte costituzionale del 2022 ha stabilito che i figli possono portare il cognome di entrambi i genitori o anche esclusivamente quello della madre. Si tratta di un passaggio fondamentale verso la parità e la libertà di scelta all’interno della società.
La scelta di attribuire il cognome materno, per la moglie del regista Fausto Brizzi, rappresenta un segnale preciso per contribuire a un profondo cambiamento sociale, evitando che il nome delle donne continui a scomparire dalle genealogie familiari. La decisione non nega il ruolo del padre, piuttosto ribadisce che maternità e paternità condividono lo stesso orizzonte di responsabilità.







