Marracash, il rapper infiamma i social sulle proteste per caro vita: «Con le buone non cambi le cose»

Marracash

In giorni segnati da manifestazioni e tensioni in diverse città italiane, tra proteste per il caro vita e mobilitazioni legate al malcontento sociale Marracash prende una netta posizione sulle proteste che hanno attraversato l’Italia e finisce al centro della polemica. Il rapper milanese ha parlato apertamente sui social scrivendo una riflessione sulle manifestazioni e sulle devastazioni avvenute nel centro di Milano tra sabato e domenica.

Un messaggio in cui parla di disuguaglianze, rabbia sociale e ribellione, ma che ha scatenato anche le critiche di chi ha letto nelle sue dichiarazioni un’apertura alla violenza. La risposta dell’artista non si è fatta attendere: dopo le reazioni al post, Marracash è tornato a intervenire per chiarire la propria posizione e ricordare da che parte sostiene di essere sempre stato.

Perché Marracash ha scelto di parlare?

A far discutere è soprattutto una frase pubblicata su Instagram: «Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose». A Milano, città in cui Marracash è cresciuto artisticamente, le manifestazioni del fine settimana sono state accompagnate anche da episodi di devastazione nel centro, in particolare al Duomo.

Nel suo intervento, l’artista spiega: «Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici», ha scritto.

Poi ha chiarito quale sia, secondo lui, il suo vero strumento di comunicazione: «Semplicemente questo non è il mio canale preferito. Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa. Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto».

Per Marracash, dunque, la sua posizione non nasce da un intervento occasionale dettato dall’attualità. Il rapper rivendica una continuità tra le proprie canzoni, le idee espresse negli anni e il messaggio affidato ora ai social.

«Il potere capisce solo il potere»

Il post prosegue con un riferimento a dichiarazioni già pronunciate in passato dal palco e a un disco che, secondo l’artista, anticipava un clima di crisi: «Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose», ha concluso.

Il riferimento alla necessità di una reazione popolare viene letto da alcuni come una denuncia della distanza tra cittadini e potere, mentre altri contestano il rischio che parole così nette possano essere interpretate come una giustificazione degli scontri.

Il punto, tuttavia, è distinguere la critica politica e sociale espressa dal rapper dall’approvazione dei singoli episodi di violenza: il suo post ha acceso una discussione proprio perché queste due dimensioni si sono sovrapposte nelle reazioni del pubblico.

Marracash risponde agli indignati: «Cambiate artista»

Dopo una serie di commenti critici, Marracash è tornato sotto il proprio post con una replica diretta a chi si è detto indignato dalle sue parole. Il rapper ha rivendicato la coerenza del proprio percorso artistico e ha allargato il discorso alle forme di violenza che, a suo giudizio, ricevono meno attenzione.

«A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista. La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza».

La rabbia dei giovani e le disuguaglianze

Dietro le frasi più controverse c’è una critica più ampia alla società contemporanea. Marracash richiama il disagio di una generazione che percepisce sempre più distante la possibilità di costruirsi un futuro, tra precarietà, aspettative deluse e pressione sociale legata al successo materiale. Per Marracash, il dibattito non può fermarsi alle devastazioni e agli scontri, ma deve comprendere anche le condizioni sociali ed economiche che alimentano la rabbia.