Garlasco, Milo Infante accusa gli investigatori: «Cercavate prove solo contro Stasi». Scontro con Cassese sulle scarpe e sul computer alterato

Milo Infante

La domanda che Milo Infante rivolge a Gennaro Cassese è di quelle destinate a riaccendere le polemiche sul delitto di Garlasco: «Ma quali prove cercavate? Erano fidanzati da 4 anni». Il conduttore accusa apertamente gli investigatori di essersi concentrati fin dall’inizio su Alberto Stasi, contestando la ricostruzione dell’ex comandante dei carabinieri di Vigevano sulla perquisizione effettuata nell’abitazione del giovane il 14 agosto 2007, il giorno successivo all’omicidio di Chiara Poggi.

Il confronto, avvenuto durante Quarta Repubblica, diventa particolarmente acceso quando Cassese sostiene che Stasi consegnò spontaneamente computer e scarpe. Infante mette in discussione quella versione e punta il dito contro le modalità con cui furono raccolti e successivamente utilizzati gli elementi investigativi.

Milo Infante a Cassese: «Voi cercavate le prove della colpevolezza di Stasi»

Il passaggio centrale dello scontro riguarda lo scopo della perquisizione. Cassese sostiene che i carabinieri non stessero effettuando un controllo a carico di Stasi, ma cercassero materiale riconducibile alla vittima.

«Il 14 mattina non abbiamo fatto una perquisizione a carico di Stasi, ma una perquisizione presso il domicilio di Stasi alla ricerca di materiale riconducibile a Chiara», spiega l’ex ufficiale.

Infante respinge questa interpretazione e contesta la distinzione proposta da Cassese. «È stato un trucco», afferma, aggiungendo che la magistrata dell’epoca, Rosa Muscio, non avrebbe autorizzato una perquisizione direttamente contro Stasi.

Il conduttore insiste sulla natura del rapporto tra i due fidanzati: «Voi cercavate le prove della colpevolezza di Stasi». Secondo Infante, cercare nell’abitazione del ragazzo oggetti appartenenti a Chiara non poteva costituire una spiegazione convincente, considerando che la coppia stava insieme da quattro anni.

Cassese replica ricordando che i militari agirono sulla base di un decreto e alla presenza del pubblico ministero, negando che l’operazione fosse stata condotta autonomamente.

Garlasco, le scarpe di Stasi e la domanda di Infante che accende lo scontro

La discussione si sposta sulle scarpe consegnate da Alberto Stasi. Cassese sostiene che furono fornite spontaneamente dal giovane insieme al computer. Una ricostruzione che Infante considera poco credibile.

«Mi spieghi perché gli avete chiesto le scarpe? Perché lui le consegna?», domanda il giornalista, prima di incalzare l’ex comandante: «Stasi è un pazzo che consegna volontariamente delle scarpe che voi non avete chiesto?».

Cassese risponde con un’altra domanda, sostenendo che, se i militari avessero voluto procedere diversamente, avrebbero potuto controllare l’armadio e acquisire tutte le calzature, anziché limitarsi a quelle consegnate.

Infante chiude lo scambio con una battuta sarcastica: «Le ha portate lui perché le pasticcerie erano chiuse e non voleva venire con le mani in mano?».

Garlasco, Infante contesta anche il computer di Stasi: «Modificato il 78% del contenuto»

L’altro terreno dello scontro è il computer di Stasi. Interrogato da Nicola Porro sulla mancata realizzazione di una copia forense, Cassese ricorda che nel 2007 non esistevano ancora gli obblighi introdotti dalla successiva normativa del 2008.

L’ex comandante ammette comunque che aprire il computer fu una scelta inopportuna. Spiega inoltre che gli accessi vennero documentati e che i militari ritenevano di salvaguardare la tesi universitaria evitando di aprirne il file.

Infante attacca proprio su questo punto: «Avete devastato il 78% del contenuto del computer, è stato modificato il 78% del contenuto. Non diciamo però che avete cercato di preservare le prove».

Cassese ricorda che il dispositivo era stato consegnato da una persona che in quel momento non risultava indagata. Aggiunge che gli accessi furono effettuati per ottenere spunti investigativi e riconosce, alla luce delle conoscenze informatiche successive, l’inopportunità di quelle operazioni.

Garlasco, il nodo delle indagini concentrate su Alberto Stasi

Il confronto tra Infante e Cassese riporta l’attenzione su una delle questioni più controverse delle prime indagini: quanto presto gli investigatori abbiano concentrato i propri accertamenti su Alberto Stasi e quali conseguenze abbiano avuto le procedure utilizzate.

Il conduttore contesta soprattutto la rappresentazione delle consegne volontarie, ricordando che alcuni comportamenti di Stasi furono successivamente interpretati nel processo d’Appello bis come possibili tentativi di inquinare o depistare le indagini.

Cassese, invece, difende la ricostruzione delle operazioni del 14 agosto, pur riconoscendo gli errori nella gestione informatica del computer.

È questa la contraddizione sulla quale Infante insiste durante il confronto: gli stessi oggetti consegnati dal giovane agli investigatori diventarono elementi utilizzati nella ricostruzione accusatoria, mentre le operazioni effettuate sul computer finirono per modificarne una parte rilevante dei dati.