Cinque drink e un grammo di cocaina ogni sera, una lunga collezione di conquiste femminili e un padre talmente ingombrante da trasformare il successo in una battaglia quotidiana. A 82 anni Michael Douglas ha deciso di raccontare il lato meno scintillante della propria esistenza nell’autobiografia One Helluva Ride, pubblicata negli Stati Uniti e attesa in Italia da La nave di Teseo. Una confessione che attraversa oltre mezzo secolo di Hollywood, tra Oscar, dipendenze, tradimenti e un matrimonio salvato quando sembrava ormai arrivato al capolinea.
Cinque drink e un grammo di cocaina ogni sera
«Una mia serata tipo era fatta di almeno cinque drink e un grammo di cocaina». Michael Douglas non cerca attenuanti quando ricostruisce gli anni degli eccessi, arrivando a raccontare di essersi svegliato con una cannuccia ancora infilata nel naso. Ricorda anche una serata ai Golden Globes durante la quale, completamente fuori controllo, insultò Julia Roberts con una battuta decisamente irripetibile.
Il rapporto con le droghe era cominciato molto prima della celebrità. Da studente, racconta di essersi mantenuto anche trasportando e vendendo marijuana tra California e New York. Nel 1992 arrivò il ricovero in una clinica, accompagnato da indiscrezioni su una presunta dipendenza dal sesso. Una ricostruzione che l’attore ha sempre respinto, precisando che il trattamento riguardava alcol e sostanze stupefacenti.
Michael Douglas e il rapporto con il padre Kirk
Dietro la fama e gli eccessi, Michael Douglas individua una ferita più profonda: il rapporto con il padre Kirk, leggenda del cinema americano. «La mia vita è stata una lunga lotta per liberarmi dal peso dell’eredità di mio padre», racconta, descrivendo un genitore spesso assente, irascibile e talvolta violento.
«Ho dovuto invecchiare per riuscire a perdonarlo», ammette l’attore, che però non accetta di essere liquidato come un privilegiato cresciuto grazie al cognome. «Perché nel cinema dovrebbe essere una colpa seguire il mestiere dei genitori, quando altrove è normale?», domanda. Una rivendicazione sostenuta da una carriera che comprende Wall Street, Attrazione fatale, Basic Instinct e Un giorno di ordinaria follia.
Le amanti e le cinque telefonate per Catherine Zeta-Jones
Il capitolo sentimentale è altrettanto movimentato. Michael Douglas racconta di aver condiviso casa con Danny DeVito, utilizzando un calzino appeso alla porta per segnalare quando fosse meglio non entrare. Nell’autobiografia rivela anche una relazione con Kathleen Turner durante le riprese di All’inseguimento della pietra verde e una con Jeanne Tripplehorn sul set di Basic Instinct, mentre il pubblico fantasticava su Sharon Stone.
Tra gli episodi più imbarazzanti compare un messaggio destinato a un’amante, finito accidentalmente nell’impianto audio dello yacht della prima moglie, Diandra Luker. Poi arrivò Catherine Zeta-Jones, conosciuta quando Douglas aveva già alle spalle una lunga carriera di conquiste. L’attrice gallese, però, mise immediatamente in chiaro le proprie condizioni: se voleva stare con lei, avrebbe dovuto rinunciare alle altre donne.
Michael Douglas racconta di aver dovuto «fare cinque telefonate» per chiudere le frequentazioni ancora in corso. I due si sposarono nel 2000, ma nel 2013 attraversarono una crisi che li portò a separarsi temporaneamente. «Il matrimonio richiede molto lavoro», riconosce oggi l’attore, spiegando di non aver mai smesso di sperare nella riconciliazione. «Amo Catherine come non ho mai amato nessun’altra donna. Non potevo perderla».
Dopo una vita trascorsa tra eccessi, successi e relazioni turbolente, il divo che aveva trasformato Gordon Gekko nel simbolo dell’avidità finanziaria sembra aver trovato una certezza piuttosto semplice: per conservare Catherine Zeta-Jones, nessuna delle vecchie abitudini valeva il prezzo di perderla.







