D’accordo, prendiamo per buona la storia degli anfibi. La zia di Andrea Sempio, agente della Polizia penitenziaria in servizio a Vigevano negli anni del delitto di Garlasco, avrebbe regalato al nipote alcuni scarponi numero 44 ricevuti dall’amministrazione. Lei ricorda perfettamente la misura, il colore, la suola a carro armato e persino la particolare conformazione del piede del ragazzo. Dopo diciannove anni, una memoria davvero invidiabile.
Il problema, però, non è stabilire se una zia possa ricordarsi delle scarpe regalate al nipote. Il problema è capire quale valore investigativo possa avere oggi una testimonianza del genere, soprattutto quando arriva da una persona legata all’indagato da uno stretto rapporto familiare.
La testimonianza della zia di Sempio e il peso dei ricordi
Nessuno mette in discussione il diritto della difesa di Andrea Sempio di cercare testimoni e produrre elementi favorevoli al proprio assistito. È una garanzia fondamentale del nostro ordinamento. Tuttavia, tra una testimonianza e una prova verificata esiste una differenza che non può essere cancellata dall’entusiasmo televisivo.
La zia racconta di aver regalato gli anfibi tra il 2006 e il 2008. Una finestra temporale piuttosto ampia, considerando che Chiara Poggi venne assassinata il 13 agosto 2007. Quali scarponi sarebbero stati consegnati prima dell’omicidio? Quali successivamente? E soprattutto, esiste qualcosa che permetta di collocare quelle calzature nella disponibilità di Sempio proprio nel periodo rilevante per le indagini?
Perché ricordare oggi che il nipote portava il 44 può essere interessante, ma non risolve automaticamente nessuno di questi interrogativi.
Dagli anfibi numero 44 ai registri che nessuno ha ancora trovato
C’è poi il capitolo delle forniture della Polizia penitenziaria, già affrontato nel nostro precedente articolo. Gli anfibi non erano scarpe acquistate liberamente in un negozio, ma parte dell’equipaggiamento assegnato secondo disposizioni amministrative.
Il regolamento del 2002 prevedeva precise modalità di distribuzione e tempi di rinnovo. Per questo sarebbe interessante conoscere la documentazione relativa alle calzature ricevute dalla testimone. Il legale Liborio Cataliotti ha spiegato che i registri non sono stati ancora trovati, confidando nella possibilità che vengano recuperati dalla magistratura.
Per il momento, dunque, abbiamo una dichiarazione familiare che attende riscontri e una documentazione amministrativa ancora da esaminare. Una situazione che suggerisce prudenza prima di parlare di una svolta.
Quando la nuova testimonianza arriva direttamente dalla famiglia
La circostanza che la testimone sia la zia di Sempio non rende falsa la sua dichiarazione. Sarebbe scorretto sostenerlo. Tuttavia, la parentela costituisce un elemento che impone particolare attenzione nella valutazione della testimonianza, soprattutto quando mancano conferme indipendenti.
C’è anche un’altra considerazione. Se gli anfibi furono effettivamente regalati al ragazzo, resta da dimostrare che abbiano una qualche relazione con le impronte oggetto degli accertamenti sul delitto di Garlasco. La coincidenza di una misura non identifica una scarpa e tantomeno la persona che potrebbe averla indossata.
La difesa ha annunciato ulteriori testimonianze. Sarà interessante conoscerne il contenuto e verificare se potranno aggiungere elementi oggettivi a una ricostruzione che, almeno per ora, si fonda prevalentemente su ricordi.
Diciannove anni dopo il rischio di raschiare il barile
Il punto, alla fine, è proprio questo. Dopo diciannove anni di indagini sul delitto di Garlasco, ogni nuovo elemento merita attenzione, ma dovrebbe essere valutato per ciò che dimostra concretamente.
La testimonianza della zia potrebbe trovare conferma nei registri e acquisire maggiore consistenza. Oppure potrebbe rimanere il racconto, magari sincero, di un regalo fatto molti anni fa. In entrambi i casi, sarebbe improprio attribuirle oggi un significato risolutivo.
Quanto all’impressione che si stia raschiando il barile, nasce soprattutto dalla distanza tra l’enfasi con cui vengono presentate certe novità e il loro effettivo contenuto probatorio. Perché una cosa è dimostrare che Andrea Sempio possedesse un paio di anfibi numero 44. Un’altra è spiegare che cosa questo dimostri sull’omicidio di Chiara Poggi. Dopo diciannove anni, sarebbe ragionevole aspettarsi che una nuova prova decisiva rispondesse almeno alla seconda domanda.







