Le quattro consulenze con cui la Procura di Pavia punta a rafforzare la richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio non spostano di un millimetro la posizione della difesa. Marina Baldi e Armando Palmegiani, consulenti dell’indagato, contestano il significato attribuito dagli inquirenti al Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, all’impronta a pallini, alla compatibilità antropometrica e alla valutazione sul profilo comportamentale. La loro tesi resta netta: quegli elementi, anche letti insieme, non dimostrano che Sempio si trovasse nella villetta di via Pascoli la mattina del 13 agosto 2007.
La replica arriva dopo le anticipazioni del Tg1 sul deposito delle quattro relazioni commissionate dalla Procura. Secondo la ricostruzione giornalistica, i nuovi lavori tecnici dovrebbero rispondere alle obiezioni già formulate dal team difensivo e sostenere la chiusura delle indagini entro il 28 settembre. Accusa e difesa, però, partono dagli stessi dati e arrivano a conclusioni opposte: per i pm gli indizi convergono verso Sempio, per i suoi consulenti restano ambigui, incompleti o compatibili con spiegazioni alternative.
Il Dna sotto le unghie: Baldi ammette la compatibilità, ma parla di contaminazione
Il terreno più delicato riguarda il materiale genetico recuperato dai margini ungueali di Chiara Poggi. Le nuove analisi confermerebbero la compatibilità con la linea paterna di Andrea Sempio, uno degli elementi sui quali la Procura costruisce il collegamento biologico tra l’indagato e la vittima. Marina Baldi non nega il dato genetico, ma ne contesta con decisione il valore probatorio.
La genetista definisce il profilo «parziale» e sostiene di avere dimostrato, con sufficiente precisione scientifica, che quella traccia potrebbe essere arrivata sui reperti attraverso una contaminazione. Il punto, secondo la difesa, non consiste quindi nell’appartenenza del Dna a una determinata linea familiare, ma nel momento, nel modo e nelle circostanze in cui il materiale genetico raggiunse le unghie o i supporti analizzati.
Baldi richiama da tempo le criticità legate alla storia dei reperti, alle modalità dei primi accertamenti e alla quantità ridotta di materiale disponibile. Un profilo genetico, sostiene, può offrire un’indicazione utile all’attribuzione, ma non dimostra automaticamente un contatto violento né la presenza dell’indagato sulla scena del delitto. La difesa insiste proprio su questa distinzione: identificare una compatibilità genetica non significa ricostruire quando e come quella traccia sia stata depositata.
Per la Procura, invece, il Dna acquista peso se inserito nel quadro complessivo insieme alle impronte, agli spostamenti e alle intercettazioni. È qui che si apre il vero scontro metodologico: la difesa chiede di valutare ogni dato per la sua reale capacità dimostrativa, mentre l’accusa punta sulla convergenza tra elementi diversi.
L’impronta a pallini: Palmegiani contesta la compatibilità con il piede di Sempio
Il secondo fronte riguarda l’orma a pallini rilevata nella villetta e per anni collegata alla scarpa Frau numero 42 attribuita ad Alberto Stasi. Le nuove consulenze della Procura rimetterebbero in discussione quella lettura e valuterebbero la compatibilità tra la traccia e le caratteristiche del piede di Sempio. Cristina Cattaneo avrebbe lavorato sulla larghezza del piede e sulla possibile corrispondenza con calzature di taglia 42-43, tenendo conto anche dei cambiamenti fisici avvenuti in quasi vent’anni.
Armando Palmegiani ribalta la conclusione. Il consulente della difesa sostiene che le misure dell’impronta e quelle del piede di Sempio risultino incompatibili. La larghezza del piede dell’indagato, secondo le misurazioni richiamate dal criminologo, non corrisponderebbe alla traccia lasciata dalla scarpa a pallini. Per questo Palmegiani respinge l’idea che l’orma possa collocare Andrea nella casa di Chiara Poggi.
La battaglia non riguarda soltanto la misura nominale della scarpa. Gli esperti dovranno confrontarsi sulla deformazione dell’orma, sul tipo di appoggio, sulla superficie, sull’usura della calzatura e sui margini di errore consentiti da una traccia parziale. È proprio questa complessità a impedire, secondo la difesa, qualsiasi attribuzione netta.
Palmegiani contesta anche l’idea che la nuova lettura possa cancellare automaticamente la precedente attribuzione alla Frau numero 42. Se la Procura vuole utilizzare l’impronta come elemento contro Sempio, dovrà spiegare non soltanto perché la ritiene compatibile con il suo piede, ma anche per quale ragione le valutazioni tecniche svolte in passato avrebbero condotto a una conclusione diversa.
Quattro consulenze, ma nessuna prova diretta della presenza
La Procura non affida il proprio impianto a un solo reperto. Accanto al Dna e all’impronta a pallini figurano la valutazione sull’impronta della mano, la ricostruzione antropometrica e il profilo comportamentale elaborato dal professor Roberto Catanesi. L’obiettivo consiste nel presentare al giudice un sistema di elementi capaci di rafforzarsi reciprocamente e di sostenere l’ipotesi che Andrea Sempio abbia partecipato all’omicidio.
La difesa risponde che una somma di dati incerti non produce automaticamente una prova certa. Un profilo genetico parziale non colloca temporalmente una persona sulla scena; una compatibilità antropometrica non identifica chi indossasse una determinata scarpa; un’impronta discussa non dimostra quando sia stata lasciata; una valutazione psichiatrica non può sostituire gli elementi materiali. È questa la linea che Baldi e Palmegiani intendono portare davanti al giudice.
Anche la consulenza sul profilo di personalità apre un terreno controverso. La difesa non ha sottoposto Sempio a un nuovo esame diretto e ha depositato proprie osservazioni critiche sulle valutazioni del Racis. Il punto non riguarda la capacità di intendere e volere dell’indagato, ma l’uso investigativo di comportamenti, scritti e conversazioni come chiave interpretativa del delitto. Per i consulenti difensivi, nessuna caratteristica personale può trasformarsi in una prova di presenza nella villetta.
La vera battaglia si giocherà sul significato degli indizi
Il contrasto tra Procura e difesa non verte più soltanto sull’esistenza dei dati, ma sul loro significato. Baldi riconosce la compatibilità genetica con la linea paterna, ma la considera spiegabile con una contaminazione. Palmegiani ammette l’esistenza della traccia a pallini, ma nega che corrisponda al piede di Sempio. Gli inquirenti leggono queste stesse informazioni come parti di un unico mosaico; la difesa le considera elementi incapaci di dimostrare la presenza dell’indagato nella casa.
Il giudice dovrà quindi stabilire se le quattro consulenze offrano una base sufficiente per aprire un processo oppure se le spiegazioni alternative proposte dal team difensivo riducano la forza dell’impianto accusatorio. Il rinvio a giudizio non richiede una prova di colpevolezza definitiva, ma la sostenibilità dell’accusa in dibattimento. Proprio per questo la Procura punta a blindare ogni passaggio tecnico prima della chiusura delle indagini.
La battaglia più dura comincia adesso. Non si combatterà sui titoli televisivi, ma sulle percentuali di compatibilità, sui margini di errore, sulla conservazione dei reperti e sulla capacità di ogni singolo elemento di collocare davvero Andrea Sempio dentro la villetta di Chiara Poggi. La difesa ha già tracciato la propria linea: gli indizi esistono, ma non raccontano la storia che la Procura attribuisce loro.







