Ranucci, l’affaire diventa un «magna magna»: dopo il Cefalù di Lavitola spunta il ristorante dell’amica Laura Cianfoni

Sigfrido Ranucci

Nell’affaire che ruota intorno a Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola ormai manca soltanto la Guida Michelin. Perché dopo il Cefalù Bistrot di Roma, diventato uno dei luoghi simbolo della vicenda grazie alle tavolate che riunivano il giornalista e il faccendiere, adesso compare un secondo ristorante. E questa volta, lasciato il pesce della Capitale, si sale verso i monti Lepini per passare direttamente a tartufo, guanciale, pecorino e abbacchio.

Il locale si chiama La Taverna dei Doria, si trova a Rocca Massima, in provincia di Latina, e propone una cucina che sembra avere rapporti piuttosto complicati con la prova costume: carbonara con tartufo scorzone, gnocchetti alla fregandò con tartufo, porcini, guanciale e pecorino, tagliate di carne, abbacchio fritto e scottadito.

Altro che le ormai leggendarie vongole sgusciate del Cefalù, finite persino nei racconti di Paolo Mieli.

Il particolare interessante, naturalmente, non sta nel menù. La società che gestisce il ristorante fa capo ad Augusto Cianfoni, padre di Laura Cianfoni, ex sindacalista della Cisl e persona vicina a Ranucci, già comparsa nella complicata vicenda dei rapporti tra il giornalista e Lavitola.

Così una storia cominciata con un attentato, proseguita tra amicizie sorprendenti, telefoni sequestrati e chat cancellate, sta sviluppando anche un curioso filone gastronomico. Il «magna magna», sia chiaro, qui resta culinario. Ma il materiale per apparecchiare la tavola non manca.

Dal Cefalù alla Taverna dei Doria, nell’affaire Ranucci si finisce sempre a tavola

Il primo ristorante è ormai una vecchia conoscenza: il Cefalù Bistrot di Roma, legato a Lavitola e diventato celebre per le fotografie che documentano alcuni incontri conviviali ai quali partecipavano anche Ranucci e Laura Cianfoni.

Proprio una di quelle immagini aveva portato per la prima volta sotto i riflettori la donna, fotografata allo stesso tavolo con il giornalista, Lavitola e altri commensali. Adesso compare La Taverna dei Doria e la geografia dell’affaire si sposta dalla Capitale a Rocca Massima.

Un paese che, peraltro, non rappresenta affatto un punto casuale nella biografia di Ranucci. La famiglia del giornalista è originaria proprio di lì, lui conserva un legame profondo con il paese, ne ha ricevuto la cittadinanza onoraria e anche durante l’ultima estate ha soggiornato nella casa di famiglia appartenuta al nonno Sigfrido.

Non sappiamo naturalmente se durante quelle giornate Ranucci abbia mai ordinato la carbonara al tartufo della Taverna dei Doria e trasformare un piatto di gnocchetti in una prova investigativa sarebbe troppo persino per una storia che di colpi di scena ne ha già regalati parecchi.

La coincidenza, però, resta curiosa: l’amico Lavitola aveva il Cefalù, la famiglia dell’amica Laura Cianfoni ha la Taverna dei Doria. Se non altro dal punto di vista gastronomico, la compagnia non rischiava di restare a digiuno.

Laura Cianfoni, le chat e quel «fidanzata Ranucci» sul telefono

Quando si lascia la cucina, però, la storia torna rapidamente seria. Laura Cianfoni entra infatti nell’inchiesta soprattutto per i contatti avuti con Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola.

Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, dopo la perquisizione nei confronti del faccendiere, dal numero di Cianfoni sarebbe arrivata a Potenza l’ordinanza relativa ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato contro Ranucci.

Il giornalista ha fornito una spiegazione precisa dell’episodio, negando l’esistenza di qualsiasi «chat segreta»: Cianfoni, secondo la sua ricostruzione, avrebbe inviato su sua richiesta un’ordinanza che risultava già pubblica e avrebbe poi aggiunto spontaneamente un messaggio per chiedere a Potenza come stesse.

A dare alla vicenda quel tocco da telenovela che ormai sembra inevitabile ci ha pensato però la rubrica del telefono di Potenza, dove il contatto della donna compariva come «Laura fidanzata Ranucci».

Naturalmente il nome con cui qualcuno registra un numero sul proprio cellulare non dimostra né una relazione sentimentale né qualsiasi altro tipo di rapporto. Ma in una storia nella quale ogni telefono sembra contenere una nuova puntata, quella dicitura ha inevitabilmente acceso curiosità e gossip.

Alla Taverna dei Doria il tartufo abbonda, gli utili un po’ meno

Se il menù della Taverna dei Doria è ricco, altrettanto non si può dire degli ultimi bilanci della società che gestisce il locale, amministrata da Augusto Cianfoni.

Nel 2025 l’attività ha registrato 162.396 euro di ricavi, in diminuzione rispetto ai 174.660 euro dell’anno precedente, e ha chiuso l’esercizio con una perdita di 35.983 euro, dopo i 34.098 euro persi nel 2024.

I documenti societari descrivono inoltre perdite accumulate che hanno eroso il capitale e portato il patrimonio netto in territorio negativo, imponendo quindi interventi per garantire la continuità della società.

Insomma, tartufo, porcini, guanciale e pecorino possono anche convivere nello stesso piatto, ma evidentemente metterli d’accordo con il conto economico risulta più complicato. E così, nell’unico «magna magna» che possiamo documentare senza bisogno di magistrati, anche il secondo ristorante dell’affaire sembra avere qualche difficoltà a far tornare il conto.

Ranucci: «Mai avuto interessi negli affari di Lavitola»

Sul fondo rimane naturalmente la questione molto più delicata dei rapporti tra Ranucci e Lavitola, sulla quale continuano gli accertamenti degli investigatori.

Nei dispositivi sequestrati al faccendiere sarebbero comparsi vuoti nelle conversazioni tra i due, con sequenze di messaggi mancanti sulle quali chi indaga sta cercando di fare chiarezza. Ranucci dovrebbe inoltre tornare davanti agli investigatori come persona informata sui fatti.

Il giornalista ha però respinto con decisione qualsiasi ipotesi di interesse economico personale nei rapporti con Lavitola: «Non ho mai avuto interessi» nei suoi affari e «mai un euro», ha dichiarato, spiegando di avere agito nell’ambito di un’amicizia nella quale dice di avere creduto.

Una distinzione che resta fondamentale: fotografie, amicizie, cene e frequentazioni raccontano l’esistenza di rapporti personali, ma da sole non dimostrano interessi economici condivisi né tantomeno responsabilità penali.

Vongole, tartufo e chat: la telenovela continua

Resta però difficile resistere all’immagine di questa storia italianissima nella quale ogni nuova puntata sembra portare con sé un personaggio, un telefono e, ultimamente, anche una portata.

Prima il Cefalù, Lavitola e le ormai mitologiche vongole sgusciate. Adesso La Taverna dei Doria, la famiglia Cianfoni, il tartufo scorzone e l’abbacchio scottadito. In mezzo restano un attentato, un’indagine giudiziaria molto seria, rapporti personali che gli investigatori stanno cercando di ricostruire e conversazioni che continuano ad alimentare interrogativi.

Lavitola resta in carcere dopo la conferma della misura cautelare e dell’aggravante del metodo mafioso, mentre l’ex editore ha ammesso il proprio ruolo di mandante dell’attentato fornendo però la sua versione sulle motivazioni. La Taverna dei Doria, naturalmente, non dimostra nulla rispetto all’inchiesta e nessuno sostiene il contrario. Aggiunge semplicemente un altro curioso incrocio alla già affollatissima mappa di conoscenze e rapporti che circondano Ranucci.

Con una certezza, almeno gastronomica: nell’affaire dell’ex conduttore di Report, gira e rigira, prima o poi qualcuno apparecchia sempre la tavola.