Caso ricina a Pietracatella, emersi “nuovi elementi certi” nell’indagine che portano verso il duplice omicidio

Pietracatella, il giallo della ricina

Il caso della ricina di Pietracatella potrebbe essere arrivato a una svolta decisiva. A nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta nel dicembre 2025, gli investigatori avrebbero raccolto quelli che fonti vicine all’inchiesta definiscono «elementi certi» e forti indizi di reato, tanto da orientare gli accertamenti verso l’ipotesi del duplice omicidio premeditato.

Madre e figlia avevano accusato una serie di malori la cui origine, nelle prime ore, risultava difficile da spiegare. Le successive analisi hanno individuato la ricina, una tossina naturale estremamente potente, e da quel momento gli inquirenti hanno concentrato il lavoro soprattutto su una domanda: come è entrata quella sostanza nell’organismo delle due donne?

La risposta potrebbe arrivare dagli ultimi accertamenti scientifici, che avrebbero fatto emergere anomalie considerate particolarmente significative.

Ricina, le anomalie trovate nei reperti e negli alimenti

Gli investigatori hanno affidato una parte fondamentale degli accertamenti agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, chiamati ad analizzare i campioni raccolti nel corso dell’inchiesta. In attesa delle relazioni ufficiali, gli esperti tedeschi avrebbero già fornito informalmente indicazioni che rafforzano la nuova direzione investigativa.

Le analisi avrebbero inoltre evidenziato alcuni dati anomali sulla presenza della ricina in reperti e alimenti prelevati durante gli accertamenti. Proprio questo passaggio potrebbe risultare determinante, perché individuare il veicolo attraverso il quale Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita entrarono in contatto con la tossina permetterebbe agli investigatori di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’avvelenamento.

Gli specialisti stanno confrontando gli alimenti che gli inquirenti prelevarono nella casa di Pietracatella subito dopo le morti con i risultati dei 131 campionamenti effettuati nel luglio scorso. Un lavoro complesso, dal quale gli investigatori sperano di ricavare non soltanto la conferma della presenza della ricina, ma anche indicazioni su dove si trovasse e sulle modalità attraverso le quali madre e figlia potrebbero averla assunta.

La Squadra Mobile ricostruisce le ore dei malori

Mentre proseguono gli esami scientifici, la Squadra Mobile guidata da Marco Graziano sta ricostruendo nel dettaglio ciò che accadde nelle ore in cui Antonella e Sara cominciarono a stare male. Gli investigatori stanno riesaminando le testimonianze e i movimenti delle persone che entrarono in contatto con la famiglia in quei momenti, confrontando ogni dichiarazione con gli elementi emersi dagli accertamenti tossicologici.

Tra le persone ascoltate figura un infermiere amico della famiglia che, nel dicembre scorso, aveva praticato una flebo a Sara durante le ore dei malori. Gli investigatori gli hanno chiesto di ricostruire quella fase della vicenda e hanno successivamente convocato in Questura anche sua moglie.

La Squadra Mobile starebbe inoltre approfondendo le condizioni di salute di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, nelle stesse ore in cui le due donne manifestarono i sintomi dell’avvelenamento. Gli accertamenti puntano a ricostruire una cronologia il più possibile precisa e a stabilire chi fosse presente, che cosa accadde e quali sintomi manifestarono le persone che si trovavano nella casa.

Il legale di Gianni Di Vita: «Non escludere l’ipotesi dell’incidente»

Nonostante gli elementi che stanno orientando l’inchiesta verso il duplice omicidio premeditato, il legale di Gianni Di Vita invita a mantenere aperti tutti gli scenari fino alla conclusione degli accertamenti scientifici.

«Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla», ha dichiarato l’avvocato Vittorino Facciolla, ricordando che anche i familiari di Antonella e Sara «non hanno mai escluso l’ipotesi dell’incidente».

Per il legale, i risultati provenienti da Berlino avranno quindi un’importanza fondamentale, soprattutto quando gli investigatori potranno confrontarli con quanto trovato nell’abitazione.

«L’incrocio tra due dati, l’esito delle analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati nell’immediatezza dei fatti, e quello sui 131 prelievi effettuati a luglio, ci potrà confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte Sara e Antonella», ha spiegato Facciolla.

Il giallo di Pietracatella e la pista del duplice omicidio

Il punto centrale dell’indagine resta dunque l’individuazione del veicolo della ricina. Se gli specialisti riusciranno a stabilire dove si trovava la tossina e come Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita entrarono in contatto con essa, gli investigatori potranno distinguere con maggiore precisione tra l’ipotesi di un incidente e quella di un avvelenamento deliberato.

Gli ultimi accertamenti avrebbero rafforzato proprio la seconda pista e gli «elementi certi» raccolti dagli inquirenti spingerebbero ormai l’inchiesta verso il duplice omicidio premeditato. Le relazioni ufficiali degli specialisti del Robert Koch Institute rappresentano però ancora un passaggio essenziale per dare consistenza scientifica alla ricostruzione.

A nove mesi dalla morte di madre e figlia, l’indagine entra così nella sua fase più delicata. Gli investigatori devono ora mettere insieme i risultati delle analisi, i reperti raccolti nella casa, gli alimenti esaminati e le testimonianze sulle ultime ore delle due donne per rispondere alla domanda che accompagna il giallo di Pietracatella fin dall’inizio: come è arrivata la ricina che ha ucciso Antonella e Sara e, soprattutto, qualcuno l’ha utilizzata deliberatamente?