La prof accoltellata salvata da uno studente congolese non cambia idea: «Sì alla remigrazione». Poi travolta dalle critiche chiude Facebook

L’alunno che ha assalito la prof

La gratitudine non le ha fatto cambiare idea sulla remigrazione. Isabella Marsilio, la professoressa di 66 anni accoltellata in classe da un suo alunno tredicenne all’istituto Giovanni Verga di Centocelle, deve probabilmente la vita all’intervento di un altro studente, anche lui di 13 anni, nato in Congo e residente in una casa famiglia di Roma. Il ragazzo ha affrontato a mani nude il compagno ancora armato, lo ha disarmato e ha permesso di soccorrere l’insegnante. Ma quando le hanno chiesto se quanto accaduto avesse modificato le sue convinzioni sull’immigrazione, Marsilio non ha avuto dubbi: «Le mie idee non cambiano».

Alla domanda ancora più esplicita se fosse rimasta favorevole alla remigrazione, la risposta è stata altrettanto netta: «Certo». La docente ha fatto una distinzione sul ragazzo che l’ha soccorsa: «Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque».

Parole che hanno scatenato una valanga di reazioni e riportato sotto i riflettori il profilo Facebook della professoressa. Una pagina che, prima di sparire, raccontava molto chiaramente le sue convinzioni politiche.

Salvata dal tredicenne congolese: «Gli dovrebbero dare una medaglia»

La storia del ragazzo che ha soccorso Marsilio rende inevitabilmente ancora più esplosiva la polemica. Ha 13 anni, è nato in Congo, vive in una casa famiglia e a scuola avrebbe un rendimento molto alto. Quando ha visto il compagno aggredire la professoressa non è rimasto a guardare: è saltato su un banco e si è scagliato contro l’aggressore, riuscendo a disarmarlo mentre altri studenti intervenivano in aiuto dell’insegnante.

Marsilio gli riconosce pienamente il merito di quanto ha fatto e lo definisce un ragazzo che avrebbe diritto persino a una medaglia. Ma rifiuta l’idea che il gesto possa mettere in discussione le proprie convinzioni politiche: «Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata».

È esattamente questo cortocircuito ad aver incendiato Facebook. Non tanto la riconoscenza verso lo studente, che la docente esprime senza esitazioni, quanto la contemporanea rivendicazione della remigrazione dopo essere stata salvata proprio da un ragazzo arrivato dal Congo.

Almirante, remigrazione e meme fascisti sulla pagina della prof

A rendere ancora più rovente la discussione sono stati i contenuti che Marsilio pubblicava e condivideva sul proprio profilo Facebook. Non si trattava soltanto di qualche sporadica opinione sull’immigrazione.

Sul profilo campeggiava anche Giorgio Almirante, storico leader del Movimento Sociale Italiano, mentre nella pagina si susseguivano meme di impronta fascista e slogan contro gli immigrati. Comparivano inoltre contenuti favorevoli alla remigrazione e al sovranismo e apprezzamenti per il successo elettorale dell’estrema destra tedesca di AfD.

Dopo l’aggressione e soprattutto dopo le dichiarazioni della docente, quei contenuti hanno cominciato a circolare molto più di prima e il suo profilo si è trasformato rapidamente nel terreno di una battaglia politica.

«È la nemesi, accoltellata da un italiano, salvata da un congolese», ha scritto una donna. Un altro utente si è chiesto come fosse possibile conciliare le parole affettuose rivolte all’aggressore con la durezza delle posizioni espresse sull’immigrazione. Altri ancora hanno superato la critica politica arrivando agli insulti e agli attacchi personali.

Vuole abbracciare chi l’ha accoltellata, ma sulla remigrazione non arretra

C’è poi un altro elemento che ha reso il caso ancora più paradossale agli occhi di molti commentatori. Marsilio non mostra rancore verso il tredicenne che l’ha aggredita e racconta addirittura di volerlo incontrare e abbracciare.

«Gli voglio bene», ha detto del ragazzo che l’ha colpita. La professoressa sostiene di provare dispiacere per non aver compreso prima la profondità del suo malessere e afferma di averlo già perdonato.

Da qui nasce una parte delle contestazioni: comprensione e perdono per il ragazzo italiano che l’ha accoltellata, gratitudine verso il tredicenne congolese che è intervenuto per salvarla, ma nessun ripensamento sulla remigrazione.

Marsilio rivendica però una distinzione precisa: per lei il suo studente congolese ha pieno diritto di vivere in Italia e la remigrazione riguarderebbe invece chi arriva nel Paese e delinque. È questa la spiegazione con cui respinge l’accusa di contraddizione.

La bufera sui social e la pagina Facebook che scompare

Le sue spiegazioni non hanno fermato la valanga. Nel giro di poche ore la pagina Facebook della docente ha raccolto decine e poi centinaia di interventi, dagli auguri di pronta guarigione alle critiche politiche, fino agli attacchi personali.

Qualcuno ha contestato la compatibilità delle sue convinzioni con il ruolo di insegnante, altri hanno utilizzato proprio il salvataggio da parte del tredicenne congolese per attaccare le posizioni sulla remigrazione. Non sono mancati commenti apertamente offensivi, che nulla aggiungono al confronto sulle idee della professoressa. Poi il profilo è sparito.

Resta però una vicenda che sembra costruita apposta per alimentare il dibattito: un ragazzo nato in Congo rischia in prima persona per fermare un compagno armato e salvare la sua insegnante, la professoressa gli riconosce coraggio e merito, ma quando le chiedono se quell’esperienza abbia cambiato qualcosa nelle sue convinzioni sulla remigrazione risponde semplicemente: «Certo» che no.

Il tredicenne, intanto, dopo aver raccontato ai carabinieri quello che aveva visto, ha lasciato la caserma accompagnato da un’educatrice. I militari si sono congratulati con lui e lo hanno salutato con un «Bravo, grande!». Lui, almeno, quando c’era da decidere chi meritasse di essere aiutato, non ha chiesto di vedere prima il passaporto.