Tajani inventa il “gonnellometro”: «Le donne meno appariscenti sono più fedeli». E il web si scatena sulla teoria del vicepremier

Antonio Tajani

Antonio Tajani voleva parlare dell’affidabilità del centrodestra. Alla fine è riuscito soprattutto a consegnare all’Italia un criterio di valutazione della fedeltà coniugale che difficilmente troverà spazio nei manuali di psicologia: la lunghezza della gonna.

Il ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia ha spiegato dal palco di Itaca, a Formello, quale donna consiglierebbe a un figlio intenzionato a sposarsi. E il ragionamento, partito probabilmente con l’ambizione di costruire una semplice metafora politica, ha imboccato rapidamente una strada dalla quale sarebbe stato complicato tornare indietro.

Da una parte Tajani colloca la ragazza affascinante, che «ha avuto più fidanzati», magari ne ha lasciato qualcuno e sarebbe quindi «portata a mettere qualche cornetto». Dall’altra mette quella «più seria», «meno appariscente», «più affidabile», destinata secondo lui a diventare «una brava madre di famiglia» e a mantenere fede al matrimonio.

A quel punto arriva persino il dettaglio sartoriale: la seconda sarà magari «meno carina», però porta «le gonne più lunghe». E qui il discorso, diciamo, comincia a diventare difficile da salvare persino con la diplomazia. Che per il ministro degli Esteri rappresenta anche un discreto problema professionale.

Tajani e la teoria della gonna lunga: bella uguale infedele, meno appariscente uguale affidabile

Il ragionamento di Tajani contiene infatti una sorprendente concatenazione di causa ed effetto: una donna più affascinante e con una vita sentimentale precedente più movimentata sarebbe maggiormente predisposta al tradimento; una meno appariscente e vestita in maniera più castigata offrirebbe invece maggiori garanzie di stabilità.

Non risulta, almeno per ora, che la fedeltà matrimoniale possa essere calcolata sottraendo centimetri all’orlo di una gonna.

Tajani, tuttavia, procede spedito: «A mio figlio dico: scegli la seconda». La ragione è semplice: «Quella più affascinante poi ti tradisce», mentre l’altra «è una persona stabile».

Ed è probabilmente a questo punto che qualcuno deve avere rimpianto i vecchi comizi nei quali bastava promettere meno tasse.

Perché la questione non riguarda neppure la preferenza personale di Tajani per un determinato modello di famiglia, sulla quale ciascuno può naturalmente avere le proprie convinzioni. Il cortocircuito nasce dall’aver costruito un rapporto tra avvenenza, abbigliamento, numero delle precedenti relazioni sentimentali e propensione al tradimento.

Una specie di algoritmo prematrimoniale: inserisci fidanzati precedenti, centimetri di gonna e livello di appariscenza e scopri se tra vent’anni tua moglie sarà ancora lì. Altro che intelligenza artificiale.

Il capolavoro finale: «Il centrodestra è come quella»

Se il discorso si fosse fermato lì sarebbe rimasta una singolare lezione sentimentale dispensata da un vicepremier. Invece Tajani aveva bisogno di arrivare alla politica. Ed eccoci al vero motivo dell’intera costruzione: «Ecco, il centrodestra è come quella, affidabile».

Improvvisamente si comprende tutto. La donna con la gonna lunga era il centrodestra. Resta semmai da capire chi dovrebbe interpretare nella metafora la ragazza affascinante, appariscente e incline al «cornetto». Il centrosinistra? Il campo largo? Qualche alleato particolarmente irrequieto? Tajani prudentemente non completa il casting.

Il risultato resta comunque notevole: per spiegare la stabilità di una coalizione politica il ministro degli Esteri riesce a passare dalle ex fidanzate alla lunghezza delle gonne, dalle corna alla maternità e infine alla maggioranza di governo.

Una metafora che parte dal matrimonio e riesce quasi a chiedere il divorzio dalla logica.

Schlein attacca Tajani: «Non si valutano le donne dalla lunghezza delle gonne»

Le reazioni politiche non hanno tardato. Elly Schlein ha contestato direttamente il criterio utilizzato dal vicepremier: «Non si valutano le donne dalla lunghezza delle loro gonne», definendo le sue parole una «vergogna».

Raffaella Paita ha accusato Tajani di associare bellezza e infedeltà, parlando di una «sortita anni ’50», mentre Valeria Valente ha contestato l’immagine della donna come «angelo del focolare». Anche Chiara Braga ha criticato il messaggio trasmesso dalle parole del ministro.

Matteo Renzi ha scelto invece il terreno più sarcastico e ha suggerito al ministro degli Esteri di occuparsi «del burqa delle donne afghane» anziché delle minigonne delle italiane, definendo «ottocentesca» la rappresentazione proposta dal leader di Forza Italia.

Italia Viva ha inoltre recuperato un proverbio citato ne I soliti ignoti di Mario Monicelli, quello che distingueva la donna da scegliere come amante da quella da prendere come moglie. E probabilmente il fatto che per trovare un precedente culturale adeguato si debba andare a pescare in un film uscito nel 1958 qualcosa dovrebbe suggerire.

Dai social arriva l’ironia sul «metodo Tajani»

Il video, intanto, ha cominciato a circolare sui social insieme alle critiche e alle battute. E del resto Tajani ha praticamente consegnato agli utenti il materiale già confezionato: donne belle che tradiscono, donne meno appariscenti che garantiscono la stabilità familiare e soprattutto quella gonna lunga trasformata involontariamente in una sorta di certificato prematrimoniale.

Il problema della teoria è che apre interrogativi ai quali il ministro non ha fornito risposta.

Qual è la lunghezza minima necessaria per ottenere la patente di affidabilità? Il ginocchio rappresenta una soglia di rischio? Una gonna alla caviglia garantisce la fedeltà assoluta? E i pantaloni come entrano nel calcolo? Soprattutto: chi controlla l’orlo prima delle nozze?

Naturalmente Tajani stava costruendo una metafora e non presentando una proposta di legge. Ma proprio per questo il risultato appare ancora più curioso: per comunicare un concetto semplicissimo come «meglio ciò che è affidabile di ciò che è soltanto appariscente», ha scelto di trasformare le donne in categorie matrimoniali definite dall’aspetto, dalle relazioni precedenti e perfino dall’abbigliamento.

Da Berlusconi alle gonne lunghe, quanto è cambiata Forza Italia

C’è infine un dettaglio politico che rende l’intera scena ancora più surreale: a pronunciare quelle parole non è il leader di un movimento religioso tradizionalista, ma il segretario di Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi. Il contrasto storico è inevitabile.

Tajani guida oggi una formazione che rivendica le proprie radici liberali ed europeiste e voleva utilizzare l’esempio per rappresentare il centrodestra come una scelta rassicurante e stabile. La metafora, però, ha finito per oscurare completamente il messaggio politico che avrebbe dovuto sostenere.

È uno dei rischi più antichi della comunicazione pubblica: quando l’esempio scelto per spiegare un concetto diventa molto più interessante del concetto stesso, nessuno ricorda più che cosa volevi dire. Ed è esattamente ciò che è accaduto.

Tajani voleva spiegare agli italiani perché dovrebbero considerare affidabile il centrodestra. Ventiquattr’ore dopo si discute soprattutto della sua convinzione che una donna affascinante possa essere maggiormente incline alle corna e che qualche centimetro di stoffa in più rappresenti invece un promettente indicatore di stabilità matrimoniale.

Come metafora politica non sembra aver funzionato benissimo. Come materiale per l’ironia social, invece, è difficile chiedere di più.