Nel caso Garlasco c’è una frase che oggi pesa più di molte altre. Non arriva da un’intercettazione, non nasce da una telefonata e non riguarda direttamente la scena del crimine. È una frase scritta nei diari attribuiti ad Andrea Sempio, sequestrati dai carabinieri e finiti ora al centro della consulenza psichiatrica disposta dalla Procura di Pavia: «Vado a costituirmi dalla Polizia». Poche parole, ma sufficienti a riaprire un nuovo fronte di domande sullo stato d’animo dell’uomo oggi indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
La frase nei diari di Sempio
Secondo quanto emerso, quella annotazione sarebbe stata scritta in una fase in cui Sempio temeva una possibile riapertura dell’indagine, attorno al 2020. È questo il punto che interessa gli inquirenti: capire se si tratti di una semplice espressione d’ansia, di uno sfogo privato, di una formula scritta in un momento di paura o di qualcosa che possa avere un valore diverso dentro il quadro complessivo dell’inchiesta. Da sola, naturalmente, una frase non dimostra nulla. Ma in un fascicolo che ruota attorno a DNA, impronte, intercettazioni, consulenze e vecchi rapporti personali, anche un appunto privato può diventare un elemento da interpretare.
I 152 fogli e il disagio personale
I diari e le agendine sequestrati ad Andrea Sempio sarebbero composti da 152 pagine scritte a mano. Dentro, secondo quanto riportato, ci sarebbero riflessioni personali, dialoghi con sé stesso, riferimenti al rapporto con le donne, ansia di successo, bullismo subito alle superiori, autolesionismo, paura del rifiuto, timore di essere deriso e paura di perdere il controllo. Tutti elementi che la Procura vuole ora fare analizzare dal professor Roberto Catanesi, incaricato di svolgere una consulenza psichiatrica sull’indagato. Il nodo non è trasformare quelle pagine in una prova automatica, ma comprendere se possano aiutare a ricostruire la personalità, le paure e le eventuali fragilità dell’uomo oggi al centro della nuova inchiesta.
Il nodo della consulenza psichiatrica
La scelta della Procura ha aperto un dibattito acceso. La difesa può sottrarsi alla consulenza, ma gli inquirenti possono comunque chiedere allo specialista di lavorare sul materiale raccolto: diari, agendine, intercettazioni, atti e documenti. È proprio qui che la frase «Vado a costituirmi dalla Polizia» assume un peso mediatico enorme. Non perché equivalga a una confessione, ma perché sembra raccontare una tensione interna, una paura, forse un pensiero ricorrente legato al rischio di essere nuovamente coinvolto nel caso.
Perché quella frase ora conta
La forza di quelle parole sta nella loro ambiguità. Chi scrive «vado a costituirmi» può esprimere panico, senso di colpa, ossessione, paura di un’accusa ingiusta o semplice cedimento emotivo. Saranno gli esperti, se possibile, a collocare quella frase nel contesto delle altre pagine. Ma è evidente che, dentro il racconto pubblico di Garlasco, quell’appunto è destinato a diventare uno dei passaggi più discussi.
Il caso, ancora una volta, si sposta dal laboratorio alla psicologia, dalle tracce materiali alle parole scritte in solitudine. E in un’inchiesta che dopo diciannove anni continua a cercare risposte, anche una frase appuntata su un diario può trasformarsi in una domanda difficile da archiviare.







