Per mesi è stato uno degli incubi più discussi del trasporto aereo europeo. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz e la guerra che continua a sconvolgere il Golfo Persico, analisti e operatori del settore avevano lanciato un allarme preciso: l’Europa rischiava di restare senza carburante per gli aerei proprio all’inizio della stagione delle vacanze.
A giugno, secondo molte previsioni formulate in primavera, gli aeroporti avrebbero potuto trovarsi a fare i conti con una vera emergenza energetica. Quella crisi, almeno per ora, non si è materializzata.
Nessuna emergenza carburante negli aeroporti europei
A rassicurare passeggeri e compagnie è stato direttamente il commissario europeo ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas. «Al momento in Europa non si registra alcuna carenza di carburante per aerei e non abbiamo segnali che ne indichino una nel prossimo periodo», ha spiegato.
Il messaggio è chiaro: chi ha prenotato le vacanze può stare tranquillo. Gli aerei continueranno a decollare e gli aeroporti europei non rischiano di rimanere senza jet fuel nelle prossime settimane.
Questo non significa però che il problema sia scomparso. Bruxelles continua a considerare delicata la situazione e guarda con particolare attenzione agli aeroporti regionali, considerati i più vulnerabili in caso di nuove tensioni sul mercato energetico.
Come l’Europa ha evitato il peggio
La minaccia non era affatto immaginaria. Prima della chiusura di Hormuz, circa tre quarti del carburante per aerei importato dall’Europa proveniva dal Medio Oriente. Quando quella rotta si è improvvisamente bloccata, il continente si è trovato davanti a una dipendenza energetica che molti avevano sottovalutato. Nel giro di poche settimane, però, il mercato ha reagito.
Le compagnie e gli operatori hanno iniziato a cercare fornitori alternativi. Gli Stati Uniti hanno aumentato le esportazioni verso l’Europa. Nuovi carichi sono arrivati dalla Nigeria grazie alla gigantesca raffineria Dangote. Altri flussi hanno preso la strada del Vecchio Continente dall’India e da diversi Paesi asiatici. Il risultato è stato una rapida riorganizzazione delle catene di approvvigionamento che ha evitato lo scenario peggiore.
Le compagnie rassicurano i viaggiatori
Anche i principali vettori europei hanno moltiplicato i messaggi rassicuranti. Lufthansa invita i passeggeri a prenotare senza timori. Air France-KLM sostiene di avere carburante sufficiente per coprire tutta la stagione estiva. Ryanair ha spiegato di aver acquistato scorte in anticipo per proteggersi dalle turbolenze del mercato.
Dietro questa strategia comunicativa c’è anche una necessità economica evidente. L’estate rappresenta il periodo più redditizio dell’anno per molte compagnie e alimentare il timore di cancellazioni di massa avrebbe potuto provocare un rallentamento delle prenotazioni proprio nel momento più importante della stagione turistica.
Il vero problema arriva in autunno
Se la buona notizia è che gli aerei continueranno a volare, quella meno piacevole riguarda il costo di quei voli. Il carburante oggi arriva da molto più lontano rispetto al passato. Navi più lunghe, trasporti più costosi e rotte commerciali ridisegnate hanno inevitabilmente fatto salire i prezzi.
In alcuni momenti della primavera il jet fuel ha registrato aumenti superiori al 100% rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Una crescita che pesa direttamente sui bilanci delle compagnie aeree.
Secondo Tzitzikostas, alcune compagnie hanno già iniziato a cancellare rotte considerate economicamente poco sostenibili. Una situazione che varia da vettore a vettore ma che rappresenta il primo segnale concreto delle conseguenze economiche della crisi.
Le vacanze partono, la stangata potrebbe arrivare dopo
La vera domanda, dunque, non è più se gli europei riusciranno a partire per le ferie. Quella risposta, almeno per questa estate, sembra positiva. La questione riguarda piuttosto quello che accadrà nei prossimi mesi. Se la guerra continuerà e lo Stretto di Hormuz resterà bloccato, le compagnie saranno costrette a convivere con costi energetici molto più elevati.
Per questo Bruxelles continua a chiedere una rapida riapertura della principale arteria energetica del Golfo. L’Europa dispone di scorte strategiche e oggi può contare su una certa stabilità, ma nessuno si sente davvero al sicuro. La crisi dei voli non è arrivata. Quella dei prezzi, invece, potrebbe essere soltanto all’inizio.







