DAZN tratta i tifosi come un bancomat: prezzi aumentati del 26% in tre anni, mentre continuano i disservizi e l’assistenza non funziona

DAZN

DAZN tratta i tifosi italiani come un bancomat. Dal 2023 al 2026 la piattaforma ha aumentato il costo degli abbonamenti del 26 per cento, mentre nello stesso periodo l’inflazione si è fermata al 10,2 per cento. I prezzi sono quindi cresciuti più del doppio rispetto al costo generale della vita, senza che gli utenti abbiano ricevuto in cambio un miglioramento altrettanto evidente del servizio.

Interruzioni, problemi di connessione, immagini che perdono definizione nei momenti decisivi e difficoltà nel contattare una persona reale continuano ad accompagnare l’esperienza di molti abbonati. Anche ottenere un rimborso per una partita compromessa può trasformarsi in un percorso complicato tra moduli, parametri tecnici e procedure automatiche.

Il problema nasce dalla posizione che DAZN occupa nel mercato del calcio italiano. Dal marzo 2021 la piattaforma detiene la quasi esclusiva della Serie A, dopo aver superato Sky nella gara per i diritti. Chi vuole seguire tutte le partite della propria squadra non dispone di un’alternativa completa.

L’azienda conosce perfettamente la fedeltà dei tifosi e sa che pochissimi rinuncerebbero al campionato per protestare contro gli aumenti. Può quindi alzare i prezzi anno dopo anno, pur mantenendo un servizio che continua a ricevere critiche sul piano tecnico e nell’assistenza.

Gli abbonamenti DAZN aumentano più dell’inflazione

Il confronto tra i prezzi e l’inflazione fotografa con chiarezza la situazione. In tre anni DAZN ha aumentato gli abbonamenti del 26 per cento, mentre l’inflazione ha raggiunto il 10,2 per cento. Il rincaro della piattaforma supera quindi di quasi sedici punti la crescita generale dei prezzi.

DAZN potrebbe giustificare gli aumenti con il costo dei diritti televisivi, con gli investimenti tecnologici e con la necessità di sostenere una produzione complessa. Il tifoso, però, valuta ciò che riceve concretamente: una partita in streaming, una copertura editoriale e un servizio di assistenza capace di intervenire quando qualcosa non funziona.

L’aumento dei prezzi non ha eliminato i problemi tecnici. Gli utenti continuano a segnalare blocchi, ritardi del segnale e cali della qualità video. Lo streaming dipende anche dalla connessione domestica e dai dispositivi utilizzati, ma l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha riconosciuto la necessità di fissare parametri oggettivi per valutare la qualità del servizio fornito dalla piattaforma.

L’Agcom ha stabilito soglie e criteri per gli indennizzi quando un disservizio impedisce all’abbonato di seguire correttamente una partita. L’Autorità ha voluto tutelare il diritto degli utenti a ricevere il prodotto acquistato senza interruzioni e con una qualità adeguata.

La possibilità teorica di ottenere un rimborso non risolve però il problema. Molti clienti incontrano difficoltà nel dimostrare il disservizio, completare la procedura e ricevere l’indennizzo. La piattaforma richiede il rispetto di condizioni tecniche precise e può attribuire il malfunzionamento alla rete dell’utente, al modem o al dispositivo.

Il tifoso finisce così per pagare un abbonamento sempre più caro e deve anche dimostrare di non avere colpe quando il segnale crolla.

L’assistenza clienti non soddisfa gli utenti

L’Agcom ha richiamato DAZN anche sul funzionamento dell’assistenza. L’Autorità ha chiesto alla società di garantire un servizio efficace, di consentire il contatto diretto con una persona e di adottare misure tecniche capaci di prevenire i malfunzionamenti della piattaforma.

La richiesta nasce dalla difficoltà degli utenti nel superare i sistemi automatici. Chatbot, risposte preimpostate e pagine informative possono risolvere i problemi più semplici, ma spesso non aiutano chi perde una partita per un errore tecnico o deve contestare un addebito.

Un servizio che costa sempre di più dovrebbe offrire un’assistenza rapida e accessibile. Invece molti clienti devono inseguire una risposta, spiegare più volte lo stesso problema e affrontare procedure che scoraggiano la richiesta di rimborso.

La natura dell’evento sportivo rende il disservizio ancora più grave. Un film o una serie restano disponibili e l’utente può recuperarli in un secondo momento. Una partita in diretta, invece, perde gran parte del proprio valore quando il cliente non riesce a seguirla mentre si gioca. Guardarla successivamente non restituisce l’attesa, l’incertezza del risultato e la partecipazione collettiva.

Quando la piattaforma si blocca durante un gol, un rigore o gli ultimi minuti, DAZN non può limitarsi a considerare il problema come un’interruzione qualsiasi. L’abbonato ha acquistato proprio la diretta e non un contenuto da recuperare con calma.

Meno giornalisti e una copertura più povera

All’aumento dei prezzi non corrisponde neppure una maggiore ricchezza editoriale. Circa due anni fa DAZN ha ridotto drasticamente il numero dei giornalisti e ha tagliato quasi la metà della redazione. La scelta ha inevitabilmente impoverito la copertura degli eventi.

Meno professionisti significano meno approfondimenti, meno presenza sui campi, meno interviste e una minore capacità di seguire tutte le squadre con la stessa attenzione. La piattaforma continua a trasmettere le partite, ma riduce il lavoro giornalistico che dovrebbe accompagnarle.

Il tifoso paga quindi più di prima per ricevere un servizio che, sotto alcuni aspetti, offre meno contenuti. DAZN concentra il valore dell’abbonamento sui diritti della Serie A e sa che la disponibilità delle partite basta a trattenere gran parte dei clienti.

La strategia sfrutta una dipendenza sportiva ed emotiva. Un appassionato può rinunciare a una serie televisiva, cambiare piattaforma musicale o scegliere un altro servizio cinematografico. Non può trasferire la propria squadra in un catalogo concorrente.

Se DAZN possiede la partita, il tifoso deve abbonarsi a DAZN. Non esiste una seconda piattaforma che offra lo stesso incontro alle medesime condizioni. Questa assenza di concorrenza riduce la pressione sull’azienda e le permette di aumentare i prezzi senza temere una fuga di massa.

Il quasi monopolio lascia il tifoso senza alternative

La Lega Serie A ha assegnato a DAZN la quasi totalità delle partite e ha costruito un mercato nel quale la concorrenza si svolge prima dell’acquisto dei diritti, non davanti al consumatore. Le piattaforme competono per conquistare il campionato, ma una volta conclusa la gara il tifoso deve rivolgersi al vincitore.

Sky conserva una parte dell’offerta, ma non consente di seguire integralmente tutte le giornate. Chi vuole la certezza di vedere ogni incontro della propria squadra deve aggiungere o mantenere l’abbonamento a DAZN.

L’unica alternativa consiste nel seguire le partite in un bar o in un locale pubblico. Anche questa soluzione comporta però un costo: consumazioni, spostamenti e impossibilità di scegliere liberamente l’ambiente. Per chi guarda tutte le gare, il conto può superare facilmente quello dell’abbonamento domestico.

Resta naturalmente la possibilità di rinunciare. Il tifoso potrebbe dedicarsi a un’altra passione, ascoltare le partite alla radio o limitarsi agli aggiornamenti gratuiti. DAZN scommette però sul fatto che la maggioranza degli appassionati non lo farà.

Il calcio non rappresenta un normale prodotto di intrattenimento. Coinvolge identità, abitudini familiari e appartenenza. La piattaforma monetizza questo legame e trasferisce sui clienti il costo crescente dei diritti.

Il miliardario dietro DAZN

DAZN appartiene a Leonard Blavatnik, imprenditore britannico di origine ucraina e fondatore del gruppo Access Industries. Il magnate ha costruito la propria fortuna attraverso investimenti in numerosi settori, dall’industria alla tecnologia, dai media alla produzione cinematografica.

Nel 2022 il suo patrimonio raggiungeva una stima di 31,1 miliardi di dollari, una cifra che lo collocava tra gli uomini più ricchi del mondo. Il gruppo ha investito enormi risorse per trasformare DAZN in uno dei principali operatori globali dello streaming sportivo.

Il progetto punta sui contenuti che conservano un pubblico fedele e difficilmente sostituibile. La Serie A rappresenta perfettamente questo modello: milioni di italiani vogliono seguire il campionato e accettano aumenti che probabilmente non tollererebbero per altri servizi.

DAZN può quindi continuare a chiedere di più. Negli ultimi tre anni lo ha fatto con una crescita del 26 per cento, molto superiore all’inflazione. Nel frattempo ha ridotto la redazione, continua a ricevere critiche per l’assistenza e non ha cancellato i disservizi. Il tifoso protesta, minaccia la disdetta e si lamenta sui social. Poi arriva la prima giornata di campionato, la squadra torna in campo e il ricatto emotivo riparte: pagare o rinunciare al calcio.