Cinquecento euro in contanti, da consegnare subito. In caso contrario, la minaccia sarebbe stata inequivocabile: «Faremo del male a te e a tuo figlio». Destinatario dei messaggi Fabrizio Corona, che questa volta non ha risposto alle intimidazioni attraverso Falsissimo o sui social. È andato direttamente alla polizia.
La vicenda si è consumata nella notte tra giovedì e venerdì 4 settembre a Milano. Dopo aver ricevuto telefonate e messaggi intimidatori da un giovane che conosceva suo figlio Carlos Maria Corona, avuto dall’ex moglie Nina Moric, l’ex re dei paparazzi si è presentato in Questura e ha mostrato agli investigatori le chat.
Quando i due giovani gli hanno dato appuntamento per la consegna del denaro in via Noè, nella zona di Città Studi, Corona ha accettato. Ma all’incontro non è arrivato da solo: poco distante dalla sua Range Rover c’erano due volanti della polizia, pronte a intervenire.
La richiesta di 500 euro e le minacce a Corona e al figlio
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dietro la richiesta di denaro ci sarebbero due ragazzi di 20 e 24 anni, entrambi conoscenti del figlio di Corona.
Il primo contatto sarebbe avvenuto attraverso una telefonata, seguita da messaggi nei quali veniva avanzata la richiesta di 500 euro. Una somma relativamente modesta, accompagnata però da una minaccia molto pesante che avrebbe coinvolto direttamente anche Carlos.
Corona ha quindi deciso di rivolgersi alla polizia. Gli agenti hanno preso sul serio il racconto e organizzato il dispositivo per seguire a distanza l’incontro concordato con i due giovani.
L’appuntamento è stato fissato in via Noè. Corona è arrivato a bordo della sua Range Rover mentre le pattuglie dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico rimanevano defilate.
L’agguato alla Range Rover con le catene
La situazione è precipitata in pochi istanti. Due giovani si sono avvicinati alla vettura di Corona impugnando delle catene e hanno cominciato a colpire il parabrezza, riuscendo a romperlo.
A quel punto sono intervenuti i poliziotti.
Uno dei due ragazzi è riuscito ad allontanarsi dopo un breve inseguimento, mentre il ventenne è stato bloccato dagli agenti. Secondo quanto riportato da Repubblica e Il Giorno, si tratterebbe del figlio di un noto giornalista televisivo.
Durante il controllo gli agenti gli hanno trovato addosso anche dello spray al peperoncino. Gli accertamenti sui dispositivi avrebbero inoltre confermato che proprio dal giovane sarebbero partiti i messaggi e la telefonata indirizzati a Corona.
Le foto di armi sul cellulare e la perquisizione
L’esame del telefono del ventenne ha riservato un altro elemento sul quale gli investigatori hanno deciso di approfondire: nel dispositivo sarebbero state trovate fotografie di armi.
La scoperta ha portato la polizia a estendere la perquisizione anche all’abitazione nella quale il ragazzo vive con i genitori. Il controllo, tuttavia, non avrebbe portato al ritrovamento di armi o di altro materiale significativo.
Gli investigatori sono quindi risaliti anche al secondo giovane. Il nome del presunto complice, un 24enne, sarebbe stato fornito inizialmente dallo stesso Corona e successivamente confermato dal ventenne fermato dalla polizia.
Per quest’ultimo è scattata la denuncia a piede libero per tentata estorsione e danneggiamento aggravato.
Il mistero sul movente dell’intimidazione
Rimane da chiarire il punto forse più singolare dell’intera vicenda: perché due giovani che conoscevano Carlos Corona avrebbero deciso di chiedere 500 euro a suo padre arrivando a minacciare entrambi e poi a presentarsi all’appuntamento armati di catene?
La somma richiesta appare contenuta rispetto alla gravità delle minacce e alla successiva aggressione alla Range Rover. Ed è proprio il contesto nel quale sarebbe maturata l’intimidazione a essere adesso al centro degli accertamenti.
Gli investigatori dovranno ricostruire i rapporti tra i due ragazzi, Carlos e Fabrizio Corona, analizzare le conversazioni precedenti alla richiesta di denaro e verificare se vi siano stati altri episodi.
Per il momento resta una certezza: Corona ha conservato le chat, le ha consegnate alla polizia e si è presentato all’appuntamento concordato. Ad aspettare i due giovani, però, questa volta c’erano anche gli agenti.







