L’industria italiana arranca, il dossier Ilva continua a pesare come un macigno e le imprese fanno i conti con energia, competitività e produzione. Al ministero delle Imprese e del Made in Italy, però, c’è un settore che sembra non conoscere crisi: quello dei francobolli. Adolfo Urso ne ha presentati altri sei e il pallottoliere della sua stagione al Mimit arriva ormai a quota 280.
L’ultima infornata filatelica appartiene alla serie «Le Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy» e mette insieme un campionario che sembra uscito dalla dispensa degli italiani: un bicchiere di birra Forst, il logo Oro Saiwa, un pacchetto di patatine San Carlo, un macinacaffè Eureka, una composizione dedicata ai prodotti Ferrero e il marchio Caffè Saquella. Tutto rigorosamente trasformato in francobollo. E così, mentre il Paese discute di produzione industriale, stabilimenti in difficoltà e futuro della manifattura, il ministro continua ad alimentare una collezione che durante il suo mandato ha assunto dimensioni ragguardevoli.
Da Goldrake a Berlusconi, l’Italia di Urso finisce sul francobollo
Bisogna riconoscerlo: quanto a varietà, la politica filatelica del Mimit non conosce confini. Negli ultimi anni sulla superficie dentellata sono finiti personaggi, anniversari, aziende, cartoni animati, sport e cultura popolare. L’elenco è diventato talmente eterogeneo da mettere nello stesso album Michelangelo Buonarroti e i Pokémon, Giovanni Pierluigi da Palestrina e le Winx, i paracadutisti della Folgore e la Pimpa, il Festival di Sanremo e Silvio Berlusconi. Senza dimenticare Tex, Goldrake, Dario Fo, Sergio Ramelli e l’Hellas Verona.
Adesso arrivano anche birra, biscotti, patatine, caffè e cioccolato. Una celebrazione del Made in Italy che rientra pienamente nelle competenze del ministero, ma che inevitabilmente presta il fianco all’ironia per la frequenza con cui Urso si ritrova a presentare nuove emissioni. Perché il dato, alla fine, è quello che colpisce: 280 francobolli presentati durante il mandato del ministro.
La passione filatelica mentre resta aperto il caso Ilva
Il problema, naturalmente, non sono i francobolli. Le emissioni dedicate alle eccellenze produttive, alle personalità e agli anniversari fanno parte da sempre dell’attività istituzionale italiana e non nascono con Urso. È il contrasto a risultare politicamente irresistibile. Il ministero che dovrebbe trovarsi al centro della strategia per rilanciare la produzione e accompagnare la trasformazione dell’industria italiana continua infatti a fare i conti con alcuni dei dossier più complicati del Paese.
Su tutti quello dell’ex Ilva, diventato negli anni il simbolo di una crisi industriale apparentemente senza fine. Ma il problema è molto più ampio e riguarda la capacità dell’Italia di mantenere produzioni, investimenti e competitività in una fase nella quale l’intero sistema industriale europeo è sottoposto a una pressione crescente. Ed è qui che l’immagine del ministro circondato dai francobolli diventa inevitabilmente una metafora politica fin troppo facile.
Quota 280: la filatelia diventa un marchio del mandato Urso
Quella di Urso per le emissioni filateliche non è ormai una parentesi. È diventata quasi una caratteristica del suo mandato al Mimit. D’altra parte il francobollo possiede un vantaggio che molte politiche industriali non hanno: si presenta, si stampa e soprattutto resta. Finisce negli album dei collezionisti e sopravvive alle polemiche del momento.
Le crisi aziendali sono decisamente più complicate. Richiedono investimenti, trattative, accordi, strategie industriali e spesso anni prima di mostrare risultati. E così l’immagine rischia di diventare impietosa: mentre fabbriche e imprese aspettano risposte, la collezione continua ad allungarsi. Gli ultimi arrivati sono Forst, Oro Saiwa, San Carlo, Eureka, Ferrero e Caffè Saquella. Sei nuovi tasselli dell’Italia raccontata attraverso la filatelia. Il Made in Italy, almeno sulla carta gommata, sembra godere di ottima salute.







