Report, l’accordo sulla conduzione non chiude le polemiche sulle graduatorie del concorso interno Rai

La redazione di Report

Il clima all’interno della redazione di Report si è sciolto tra applausi ed esultanza, segnando la conclusione della trattativa per la successione a Sigfrido Ranucci. La figura individuata per la guida del programma, in grado di raccogliere il consenso unitario della redazione e dei vertici Rai, è Claudia Di Pasquale, storica inviata della trasmissione.

Di Pasquale affiancherà Daniele Piervincenzi, al termine di un percorso travagliato che ha visto il passo indietro di Giulia Presutti a causa delle forti tensioni interne e dell’incompatibilità ambientale segnalata dai colleghi al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini. Tramontata anche l’ipotesi di Giulia Innocenzi, l’intesa su Di Pasquale ha sbloccato la riorganizzazione, portando contestualmente Bernardo Iovene e Giulio Valesini ad accettare il ruolo di capi-autore. La trasmissione prenderà il via l’8 novembre adottando una conduzione a due, pensata per superare la spiccata personalizzazione degli ultimi anni e riavvicinarsi al metodo d’inchiesta impostato da Milena Gabanelli.

Le tensioni sulle graduatorie del concorso interno Rai

Nonostante il raggiunto equilibrio redazionale, rimangono aperte le questioni legate all’applicazione delle graduatorie della selezione interna Rai per la mobilità e le stabilizzazioni. La situazione vede infatti una disparità tra le posizioni degli interessati: Presutti, risultata prima in graduatoria, aveva il titolo per rimanere nella redazione del programma, mentre Piervincenzi si è classificato al diciannovesimo posto, destinazione che lo avrebbe teoricamente indirizzato alla Tgr Campania. Tale disallineamento sta creando malumori tra i giornalisti coinvolti dai trasferimenti forzati, con il rischio del ricorso a vie legali.

I rapporti con Lavitola nel caso Zimbabwe

A complicare il quadro generale intervengono gli sviluppi investigativi che coinvolgono l’ex conduttore Sigfrido Ranucci. La Procura di Roma intende fare luce sulle comunicazioni intercorse a fine giugno 2026 tra Ranucci e Valter Lavitola nell’ambito del business dei crediti di carbonio in Zimbabwe, filone che si intreccia con l’inchiesta sul presunto attentato al giornalista. Al vaglio degli inquirenti è lo scambio di bozze e messaggi legati a un’intervista per testate estere e all’uso di fonti riservate, elementi su cui la magistratura intende svolgere approfondimenti acquisendo i servizi e gli articoli pubblicati sul tema.