José Mourinho torna a parlare della Roma e lo fa con una dichiarazione destinata a riaprire una ferita mai completamente rimarginata tra i tifosi giallorossi. Alla vigilia del suo ritorno allo stadio Olimpico, lo Special One ha raccontato a Ivan Zazzaroni il rapporto con la Capitale, la vittoria della Conference League e soprattutto la rottura con la proprietà americana. Una separazione che, secondo il tecnico portoghese, sarebbe maturata molto prima dell’esonero ufficiale del gennaio 2024. Il momento decisivo? La notte di Budapest, quando la Roma perse ai rigori la finale di Europa League contro il Siviglia.
Nell’intervista, Mourinho alterna ricordi commossi e considerazioni amare, senza nascondere le divergenze con i Friedkin. Eppure, nonostante il finale traumatico, continua a parlare della Roma come di una parte fondamentale della propria vita. Il suo racconto restituisce l’immagine di un allenatore che ha conquistato un trofeo europeo, costruito un rapporto viscerale con la tifoseria e vissuto l’addio come una frattura difficile da accettare.
Mourinho e la Roma, la rivelazione sui Friedkin: «A Budapest ero già morto»
Il passaggio più sorprendente riguarda proprio la finale di Europa League del 31 maggio 2023. Per Mourinho, quella partita rappresentò il punto più alto del rapporto con i tifosi, ma anche l’inizio della fine della sua esperienza giallorossa. La sconfitta contro il Siviglia, accompagnata dalle durissime proteste contro l’arbitro Anthony Taylor, avrebbe segnato una distanza ormai insanabile tra l’allenatore e la proprietà.
«Il giorno della finale a Budapest sono stato esonerato», ha raccontato Mourinho, aggiungendo che al ritorno dalle vacanze si sentiva ormai «già morto» all’interno del progetto romanista. Una frase che non descrive un licenziamento formalizzato in quella data, ma la convinzione del tecnico che il rapporto di fiducia con i Friedkin fosse già compromesso.
Secondo Mourinho, le divergenze riguardavano soprattutto il modo di affrontare le conseguenze della finale. Il portoghese ha riconosciuto la propria responsabilità per quanto accaduto nel tunnel dello stadio, quando affrontò verbalmente Taylor, ma ha distinto quell’episodio dalle successive contestazioni rivolte all’arbitro in aeroporto. La sua condotta gli costò una squalifica e contribuì ad alimentare le tensioni con la dirigenza.
L’arrivo a Ciampino e la Conference League: «Roma sarà sempre casa mia»
Il racconto cambia completamente tono quando Mourinho ricorda il 2 luglio 2021, giorno del suo arrivo nella Capitale. Ad accoglierlo all’aeroporto di Ciampino c’erano migliaia di tifosi, pronti a festeggiare un allenatore che non aveva ancora diretto neppure una partita sulla panchina giallorossa.
Quell’accoglienza lo colpì profondamente. Mourinho ha ricordato di essersi sentito quasi in debito con una città capace di dimostrargli tanto affetto prima ancora che arrivassero i risultati. Un legame che si sarebbe rafforzato nei mesi successivi, fino alla notte del 25 maggio 2022, quando la Roma conquistò a Tirana la Conference League battendo il Feyenoord.
Per una società che non vinceva un trofeo europeo UEFA da decenni, quella coppa assunse un significato enorme. Mourinho, abituato a sollevare Champions League e trofei nazionali, comprese quanto quella vittoria contasse per la città. La sua immagine in lacrime dopo la finale divenne uno dei simboli più riconoscibili dell’esperienza romanista.
Oggi il portoghese ribadisce di non voler pronunciare parole ostili contro il club o contro la sua proprietà. La Roma, sostiene, resterà per sempre casa sua, indipendentemente dalle circostanze dell’addio.
La finale con il Siviglia, Taylor e la frattura che cambiò tutto
Budapest rimane il ricordo più doloroso perché, nella lettura di Mourinho, rappresentò contemporaneamente il culmine della partecipazione emotiva e il momento della rottura. La Roma arrivò a un passo dalla seconda coppa europea consecutiva, ma perse ai rigori dopo una partita segnata da episodi arbitrali molto contestati.
Il tecnico reagì duramente alla direzione di Anthony Taylor e successivamente affrontò l’arbitro nel parcheggio dello stadio. Un comportamento per il quale ricevette una sanzione disciplinare e che oggi riconosce come una propria responsabilità. Mourinho, tuttavia, ritiene che il suo modo di difendere la squadra e la tifoseria non fosse condiviso dalla proprietà.
Da quel momento, secondo il suo racconto, il rapporto con i Friedkin non tornò più quello precedente. La stagione successiva iniziò con tensioni e risultati altalenanti, fino all’esonero del 16 gennaio 2024. Una decisione che sorprese molti tifosi, ancora profondamente legati all’allenatore della Conference League.
Mourinho torna all’Olimpico, ma il suo rapporto con Roma non è mai finito
Il ritorno nella Capitale riporta inevitabilmente alla memoria gli anni trascorsi sulla panchina giallorossa. Mourinho non ha mai nascosto quanto il sostegno dell’Olimpico abbia influito sulla sua esperienza, soprattutto nelle grandi notti europee, quando lo stadio diventava uno degli elementi centrali della forza della squadra.
Nell’intervista trova spazio anche Francesco Totti, figura che per Mourinho conserva un valore intoccabile nella storia romanista. Il portoghese ne parla con il rispetto riservato ai simboli che superano allenatori, presidenti e risultati, ribadendo un sentimento condiviso da gran parte della tifoseria.
La sua esperienza alla Roma resta dunque segnata da due immagini opposte: la gioia di Tirana e la delusione di Budapest. In mezzo, un rapporto con la città che Mourinho continua a considerare speciale, nonostante l’esonero e le divergenze con la proprietà.
La rivelazione sulla finale del 2023, però, aggiunge una nuova chiave di lettura a quell’addio. Se per i Friedkin la separazione arrivò ufficialmente nel gennaio successivo, Mourinho racconta di averla percepita molti mesi prima. Ed è forse questo il passaggio destinato a far discutere più di tutti i tifosi romanisti: l’idea che la storia dello Special One sulla panchina giallorossa fosse già finita proprio nella notte in cui avrebbe potuto diventare leggenda.







