Padova, bufera sulla Camera arbitrale islamica italiana: esposto in Procura

La presenza di una struttura privata denominata Camera arbitrale islamica italiana a Padova sta sollevando accese polemiche e reazioni istituzionali. L’organismo, attivo da circa sette mesi, si propone di gestire la risoluzione di controversie civili e commerciali in conformità ai principi della Shari’a.

A sollevare ufficialmente il caso e stato l’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, che ha annunciato e depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Padova per verificare se si tratta di un semplice arbitrato privato o della creazione di un circuito di giustizia parallelo.

Le reazioni della politica non si sono fatte attendere, a partire dal leader della Lega Matteo Salvini, che ha ribadito la necessità di rispettare unicamente le leggi italiane e ha annunciato una visita in città. Anche parlamentari ed esponenti locali del centrodestra hanno chiesto accertamenti rigorosi, mentre il Comune di Padova ha garantito che approfondirà la questione per verificare la regolarità istituzionale della struttura.

La presa di distanze dell’Ucoii e il mondo islamico

Sul caso è intervenuta in modo netto l’Unione delle comunità islamiche d’Italia, prendendo le distanze da quella che definisce una sedicente organizzazione. Attraverso una nota ufficiale, l’Ucoii ha invitato i fedeli musulmani a diffidare da questa iniziativa, definendola nata in modo del tutto autonomo da parte di soggetti sconosciuti alle comunità e privi di qualsiasi mandato.

L’organizzazione ha ribadito che in Italia la giustizia è amministrata esclusivamente dai tribunali della Repubblica nel pieno rispetto della Costituzione. Secondo l’Ucoii, affidarsi alle leggi dello Stato non rappresenta per un credente una rinuncia alla propria fede ma una sua coerente espressione. Di parere distensivo e anche Salim El Maoued, vicepresidente regionale della Comunità Islamica in Veneto, che ha invitato a non strumentalizzare la vicenda spiegando che si tratta solo di un organo di conciliazione per controversie commerciali.

La replica del fondatore della Camera islamica

A chiarire l’ambito di operativita dell’ente è stato il suo stesso fondatore, l’avvocato Omar Vanin, docente a contratto di Diritto Internazionale all’Università di Padova. Il legale ha precisato che la Camera arbitrale islamica italiana è un ente privato che offre una piattaforma di conciliazione commerciale, utile anche per le aziende estere che stipulano contratti con partner italiani.

Vanin ha sottolineato che l’arbitrato si attiva unicamente se entrambe le parti sono d’accordo e che le decisioni possono ispirarsi ai precetti religiosi solo nella misura in cui non contrastino con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico italiano. Qualsiasi pronuncia discriminatoria, come ad esempio un giudizio sfavorevole basato unicamente sul genere della persona, risulterebbe contraria alle norme nazionali e non potrebbe mai essere omologata da un tribunale dello Stato.