Tutankhamon, cosa c’è dietro la parete della tomba? Scoperti un corridoio e possibili camere segrete: torna il mistero di Nefertiti

La tomba di Tutankhamon

A più di cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, la Valle dei Re potrebbe essere sul punto di regalare al mondo un altro dei suoi segreti. E questa volta dietro il mistero potrebbe esserci un nome ancora più celebre di quello del giovane faraone: Nefertiti.

Nuove indagini geofisiche effettuate attorno alla tomba KV62 hanno infatti individuato anomalie compatibili con la presenza di un corridoio e possibili camere nascoste oltre le pareti del sepolcro di Tutankhamon. Nessuno può ancora affermare che quegli ambienti esistano realmente e tantomeno che appartengano alla celebre regina egizia, ma i nuovi risultati hanno riaperto una teoria che divide gli egittologi da oltre dieci anni.

Tutankhamon, un corridoio nascosto dietro la tomba

Il gruppo guidato dall’archeologo Mamdouh Eldamaty, della Ain Shams University del Cairo ed ex ministro egiziano delle Antichità, ha combinato differenti tecniche di indagine: georadar, misurazioni di microgravità e dati ottenuti in passato attraverso la resistività elettrica.

I risultati suggeriscono la possibile esistenza di un corridoio largo circa due metri, apparentemente riempito di detriti, che si allontanerebbe dalla camera funeraria del faraone. Una caratteristica importante, perché potrebbe spiegare perché alcune delle precedenti campagne di ricerca non fossero riuscite a individuarlo: gli strumenti cercavano soprattutto grandi spazi vuoti immediatamente dietro le pareti.

Le nuove analisi hanno invece permesso di osservare differenze nella densità delle strutture presenti attorno alla tomba. Sono state effettuate oltre 1.200 misurazioni su un’area di 35 metri quadrati sopra e intorno alla KV62.

Possibili camere segrete mai aperte dall’antichità

Ed è qui che il mistero diventa ancora più affascinante. I dati mostrerebbero strutture a bassa densità con angoli retti, disposte parallelamente alla parete settentrionale della camera funeraria. Una geometria che potrebbe essere compatibile con ambienti costruiti dall’uomo.

Particolare attenzione è concentrata sulla cosiddetta «anomalia 7», una zona prevalentemente a bassa densità all’interno della quale compare un’area approssimativamente quadrata e più densa.

George Ballard, ingegnere strutturale che ha analizzato i risultati, avanza una possibilità suggestiva: potrebbe trattarsi di una camera contenente degli oggetti. Lo stesso esperto avverte però che il segnale si trova ai limiti delle capacità degli strumenti e che, dunque, non esistono ancora certezze.

C’è però un altro dettaglio intrigante: le presunte camere non sembrerebbero collegate ad altri ingressi conosciuti. Se davvero esistessero, potrebbero essere rimaste sigillate e inesplorate fin dall’antichità.

Il mistero di Nefertiti dietro la parete di Tutankhamon

È inevitabile che le nuove anomalie abbiano riportato al centro dell’attenzione Nefertiti. L’ipotesi risale al 2015, quando l’egittologo britannico Nicholas Reeves osservò alcune linee e fessure sulla parete settentrionale della camera funeraria di Tutankhamon, insieme a modifiche nelle pitture.

Secondo Reeves, dietro quella che potrebbe essere una falsa parete si nasconderebbero altri ambienti. La sua teoria parte anche da un’anomalia nota da tempo: la tomba di Tutankhamon è sorprendentemente piccola per quella di un faraone.

La spiegazione proposta è affascinante. La KV62 potrebbe essere stata originariamente soltanto una parte di un complesso funerario reale molto più vasto. Quando Tutankhamon morì improvvisamente, intorno ai 18 o 19 anni, alcuni ambienti sarebbero stati adattati in fretta per accoglierne la sepoltura, lasciando sigillata la parte più profonda della tomba.

Ed è proprio lì che, secondo l’ipotesi più suggestiva, potrebbe trovarsi la sepoltura perduta di Nefertiti.

Il mistero potrebbe essere svelato già nei prossimi mesi

Gli archeologi invitano però alla cautela. Le campagne geofisiche condotte negli anni hanno prodotto risultati contrastanti e anche le nuove rilevazioni non dimostrano ancora l’esistenza delle camere.

Christopher Gaffney, specialista di georadar, considera i risultati affascinanti ma ritiene insufficienti i dati disponibili per arrivare a conclusioni definitive. Il geofisico Peter Styles giudica invece plausibile la presenza di camere sulla base delle misurazioni di microgravità, pur chiedendo ulteriori verifiche.

La risposta, questa volta, potrebbe arrivare senza demolire né scavare le preziosissime pareti della tomba. Se il Supreme Council of Antiquities egiziano concederà l’autorizzazione, già da novembre potrebbero essere praticati piccolissimi fori attraverso i quali introdurre telecamere miniaturizzate.

Sarebbe il momento della verità. Dietro quelle pareti potrebbe non esserci nulla oppure potrebbe aprirsi un complesso funerario rimasto chiuso per più di tremila anni. E se una delle camere appartenesse davvero a Nefertiti, quella iniziata da Howard Carter nel 1922 non sarebbe più soltanto la storia della scoperta della tomba di Tutankhamon: sarebbe un’esplorazione che, dopo oltre un secolo, non è ancora finita.