A trentasei anni di distanza dal brutale omicidio di Simonetta Cesaroni, la segretaria ventenne uccisa il 7 agosto 1990 negli uffici dell’Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù in via Poma a Roma, l’inchiesta sulla tragedia si arricchisce di nuovi, fondamentali dettagli.
Profili di Dna finora mai emersi
I carabinieri del Ris sono tornati ad analizzare i vecchi reperti trovati sulla scena del crimine grazie a strumentazioni scientifiche che all’epoca dei fatti non erano disponibili. Le attenzioni degli esperti si sono concentrate in particolare sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini indossati dalla giovane vittima. Proprio sugli indumenti intimi sono state individuate tracce biologiche e profili di Dna finora mai emersi.
Il piano di comparazione genetica e le nuove piste
Per individuare la provenienza di questi campioni inediti, la magistratura romana ha avviato un’articolata serie di comparazioni scientifiche. Il primo filone di verifiche, cominciato nel 2025, ha preso in esame i profili genetici di otto persone legate all’ambiente lavorativo della giovane, prelevando campioni da tazzine di caffè e bicchieri senza che gli interessati ne fossero a conoscenza.
Le analisi sul Dna dei primi otto soggetti
La relazione depositata dal Ris alla fine di luglio ha però escluso qualsiasi coincidenza tra tali soggetti e il materiale genetico repertato. Successivamente, attraverso un accertamento tecnico irripetibile iniziato il 4 giugno scorso, la lente degli investigatori si è spostata su un secondo gruppo composto da sette individui, tra professionisti affermati e persone in vario modo collegate all’immobile di via Poma.
Gli accertamenti sul comprensorio di via Poma
Gli esiti di questo secondo blocco di analisi non sono ancora stati depositati, ma le indagini proseguono a ritmo serrato. Da quasi due anni, dopo che il giudice per le indagini preliminari ha respinto l’ipotesi di archiviazione sollecitando ulteriori approfondimenti, i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dal pubblico ministero Alessandro Lia, stanno rianalizzando tutti gli atti del fascicolo. L’attenzione resta focalizzata sulla struttura condominiale di via Poma, dove all’epoca operavano diversi studi commerciali e appartamenti privati caratterizzati da un costante viavai di collaboratori, praticanti e personale di segreteria.
Sollecitato l’esame del Dna su 70 persone
La famiglia Cesaroni segue con attenzione ogni sviluppo di questo capitolo giudiziario. La sorella della vittima, Paola Cesaroni, ha espresso fiducia nell’operato degli inquirenti, ricordando come restino ancora circa settanta persone per le quali è stato sollecitato il test del Dna da porre in comparazione con i reperti biologici isolati di recente, nella speranza di dare finalmente un volto e un nome all’autore del delitto.







