Caso Orlandi-Gregori, l’audizione dell’ex pm Ilaria Calò secretata per dieci anni

Emanuela Orlandi – Ipa, @lacapitalenews.it

Un’audizione interamente secretata e destinata a rimanere riservata per i prossimi dieci anni. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha ascoltato nel primo pomeriggio di giovedì 22 ottobre Ilaria Calò, ex procuratrice aggiunta di Roma e attuale procuratrice di Vercelli, trasferita nella città piemontese nel novembre 2025.

Calò aveva coordinato, dieci anni fa, le indagini sulle due quindicenni scomparse nel 1983. La sua testimonianza si inserisce negli approfondimenti della Commissione bicamerale sulla seconda inchiesta relativa al caso Orlandi-Gregori, quella che esaminò l’eventuale coinvolgimento della banda della Magliana. Quel filone investigativo prese avvio nel 2008 dalle dichiarazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis, e proseguì per diversi anni. La decisione di mantenere segreta l’intera audizione lascia aperti interrogativi sui contenuti della testimonianza e sui passaggi più delicati di quella stagione giudiziaria.

Sabrina Minardi e i sospetti sulla banda della Magliana

L’inchiesta condotta dalla Procura di Roma tra il 2008 e il 2015 si concentrò inizialmente sulle dichiarazioni di Minardi, morta nel marzo 2025. Gli investigatori ampliarono poi gli accertamenti a tre esponenti della criminalità romana: Sergio Virtù, Gianfranco Cerboni, detto «Giggetto», e Angelo Cassani, conosciuto come «Ciletto». Gli inquirenti sospettavano che i tre avessero pedinato Emanuela Orlandi e l’avessero trasferita in diversi covi della città dopo la scomparsa. Si trattava di ipotesi investigative che avrebbero dovuto trovare conferma attraverso ulteriori riscontri.

Il magistrato titolare dell’indagine, Giancarlo Capaldo, approfondì anche il possibile ruolo di don Pietro Vergari, ex rettore della scuola di musica frequentata da Emanuela e amico di Enrico De Pedis, soprannominato «Renatino». Vergari riuscì a ottenere dall’allora cardinale vicario Ugo Poletti il nulla osta per la sepoltura del boss nella basilica di Sant’Apollinare, circostanza che alimentò ulteriori interrogativi sul contesto della vicenda.

Marco Accetti, il personaggio chiave della pista investigativa

Nel 2013 entrò nell’inchiesta anche Marco Accetti, fotografo e regista indipendente che si presentò in Procura dichiarando di aver avuto un ruolo nella vicenda Orlandi-Gregori. Accetti si attribuì la funzione di telefonista nelle comunicazioni legate al caso. Le perizie foniche hanno successivamente esaminato e riscontrato elementi relativi alla sua voce, mentre resta da verificare la sua eventuale responsabilità nell’adescamento delle due ragazze.

La sua posizione rappresentò uno dei punti più controversi dell’indagine. Capaldo riteneva necessario approfondire il ruolo di Accetti e, in una lettera indirizzata all’allora procuratore Giuseppe Pignatone, lo definì un possibile «serial killer». Negli anni successivi, la figura di Accetti è rimasta al centro dell’attenzione investigativa. Di recente, il suo nome è tornato nel fascicolo con una nuova iscrizione nel registro degli indagati, accompagnata da ulteriori accertamenti sul flauto consegnato nel 2013.

Il contrasto tra Capaldo e Pignatone sull’archiviazione

Ilaria Calò seguì la vicenda per un periodo limitato, lavorando in sintonia con Giuseppe Pignatone, arrivato alla guida della Procura di Roma nel 2012. Il nuovo procuratore scelse di avocare a sé l’inchiesta precedentemente affidata a Capaldo e non condivise la linea investigativa che aveva portato all’iscrizione di sei persone nel registro degli indagati. Tra queste figuravano Sabrina Minardi, i tre presunti esponenti della banda della Magliana, don Pietro Vergari e Marco Accetti.

Nel 2015 Pignatone e Calò, insieme alla collega Simona Maisto, firmarono la richiesta di archiviazione del filone relativo alla banda della Magliana, a Vergari e ad Accetti. La decisione provocò un duro scontro all’interno della Procura romana. Capaldo, che aveva diretto l’indagine, si rifiutò di firmare la richiesta e domandò la revoca dell’assegnazione del procedimento. Il magistrato riteneva che gli investigatori dovessero proseguire gli accertamenti, soprattutto sulla posizione di Accetti.

Quasi tre ore di audizione sotto segreto

L’audizione di Calò a Palazzo San Macuto è durata quasi tre ore secondo le informazioni emerse dopo la seduta. Al centro della testimonianza ci sarebbe stata soprattutto la decisione del 2015 di chiedere l’archiviazione del filone investigativo sulla banda della Magliana.

La scelta di secretare integralmente la seduta impedisce, almeno per ora, di conoscere le dichiarazioni rese dall’attuale procuratrice di Vercelli e le eventuali nuove informazioni fornite ai parlamentari. Resta quindi da capire quali elementi abbiano indotto la Commissione a imporre il vincolo di riservatezza per dieci anni. La durata e la portata della secretazione alimentano gli interrogativi su una vicenda giudiziaria che, a oltre quarant’anni dalla scomparsa delle due ragazze, continua a sollevare questioni irrisolte.