Un’impronta, due consulenze e una differenza di tre o quattro numeri di scarpa che rischia di cambiare la lettura di uno degli elementi più discussi del delitto di Garlasco. Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi, prende le distanze dalle conclusioni raggiunte dai consulenti di Andrea Sempio sull’impronta rinvenuta nella villetta di Chiara Poggi. Secondo la difesa dell’attuale indagato, la traccia sarebbe stata lasciata da una calzatura numero 40. Per i legali di Stasi, invece, gli accertamenti indicano un numero 43 o 44.
La divergenza è particolarmente significativa perché entrambe le difese hanno interesse a mettere in discussione la ricostruzione dell’omicidio, ma arrivano a risultati incompatibili su un reperto che gli investigatori hanno collegato alla presenza dell’assassino sulla scena del crimine.
Bocellari ha chiarito che la difesa di Stasi non intende utilizzare la consulenza prodotta dai legali di Sempio nell’ambito delle iniziative finalizzate a ottenere la revisione della condanna definitiva. «Noi siamo interessati solo alla verità, abbiamo prove scientifiche molto solide», ha dichiarato l’avvocata, rivendicando l’autonomia degli accertamenti commissionati dal proprio collegio difensivo.
Bocellari: «L’impronta dell’assassino non è un numero 40»
La posizione dell’avvocata è esplicita: «Per noi l’impronta dell’assassino non è un numero 40. I nostri accertamenti vanno verso un 43 o un 44 e le nostre nuove verifiche vanno in questa direzione».
Bocellari non ha escluso di esaminare nel dettaglio la documentazione prodotta dai consulenti della difesa Sempio, ma ha precisato che qualsiasi valutazione dovrà partire dai dati scientifici e non dalle conclusioni annunciate pubblicamente.
«In merito alle consulenze della difesa Sempio sulle scarpe ci riserviamo di leggere le considerazioni scientifiche contenute nelle loro consulenze con grande rigore e rispetto», ha spiegato.
Il contrasto riguarda la stima della misura della calzatura che avrebbe lasciato l’impronta, un elemento sul quale incidono le caratteristiche della suola, le modalità di appoggio e le condizioni nelle quali la traccia è stata rilevata.
La difesa di Stasi sostiene di disporre di nuovi accertamenti che confermerebbero una misura sensibilmente superiore al 40 indicato dai consulenti di Sempio. Non sono però stati illustrati tutti i dettagli tecnici necessari per confrontare direttamente le due ricostruzioni.
La consulenza della difesa Sempio: «Andrea non era sulla scena del crimine»
A sostenere la nuova interpretazione dell’impronta è il collegio difensivo di Andrea Sempio, che ha affidato gli accertamenti a diversi professionisti. Angela Taccia, una delle avvocate dell’indagato, ha spiegato che la ricostruzione è il risultato di verifiche condotte con un approccio collegiale, attraverso il confronto tra più esperti.
«Quello che abbiamo fatto come team difensivo negli ultimi mesi sono accertamenti nuovi, fatti da molti professionisti insieme», ha dichiarato. Secondo Taccia, i risultati ottenuti dai consulenti sarebbero concordanti: «Ci vuole la collaborazione di più esperti, e siamo contenti che questi accertamenti abbiano riscontrato gli stessi risultati».
La conclusione della difesa è che l’impronta non sia compatibile con la misura delle scarpe indossate da Sempio all’epoca dell’omicidio. «Per noi e per le consulenze, Andrea Sempio non è sulla scena del crimine», ha affermato l’avvocata.
Sempio ha dichiarato di portare il numero 44 e ha raccontato che, all’epoca, alcune delle sue scarpe gli venivano procurate dalla zia, che le otteneva attraverso una struttura carceraria. Se la traccia fosse effettivamente riconducibile a una calzatura numero 40, risulterebbe quindi difficilmente compatibile con le scarpe abitualmente utilizzate dall’indagato.
Perché il numero della scarpa può cambiare la ricostruzione del delitto
L’impronta rinvenuta nell’abitazione di Chiara Poggi occupa da anni un posto importante nelle ricostruzioni investigative. Si tratta di una delle tracce che sono state associate al passaggio dell’autore dell’omicidio all’interno della villetta.
La stima della misura della calzatura è stata oggetto di valutazioni tecniche fin dalle prime indagini. Le precedenti ricostruzioni indicavano una scarpa di misura superiore al 40, con caratteristiche ritenute compatibili, pur con margini di incertezza, con le calzature di Alberto Stasi e Andrea Sempio.
La nuova consulenza della difesa Sempio introduce invece una misura più piccola, che secondo i legali escluderebbe la compatibilità con le scarpe dell’indagato. Una conclusione che potrebbe apparire favorevole anche ad Alberto Stasi, ma che i suoi difensori non condividono. Bocellari ritiene infatti che la misura corretta sia 43 o 44 e che le verifiche scientifiche commissionate dalla difesa confermino questa ricostruzione.
La differenza tra le due posizioni mostra come le strategie difensive non coincidano necessariamente, neppure quando entrambe contestano elementi delle indagini originarie.
Per i legali di Sempio, il numero 40 rappresenta un elemento a sostegno dell’estraneità del proprio assistito. Per quelli di Stasi, invece, è essenziale non fondare una futura richiesta di revisione su conclusioni scientifiche che ritengono non sufficientemente supportate.
Due difese, risultati opposti sullo stesso reperto
Il confronto tra le consulenze apre una questione che potrà essere affrontata soltanto attraverso l’esame delle metodologie e dei dati utilizzati dai rispettivi esperti.
Non basta infatti stabilire quale numero venga indicato nelle conclusioni: occorre comprendere come sia stata ricavata la misura, quali caratteristiche della traccia siano state considerate e quanto siano ampi i margini di incertezza.
Bocellari ha scelto di mantenere una posizione distinta da quella della difesa Sempio, pur dichiarandosi disponibile a esaminarne gli accertamenti.
La scelta ha anche una conseguenza sulla strategia processuale di Alberto Stasi. I suoi avvocati intendono costruire l’eventuale richiesta di revisione sulla base delle proprie verifiche, senza utilizzare una consulenza che, almeno per quanto riguarda il numero della scarpa, contraddice i risultati ottenuti.
La controversia sull’impronta resta così uno dei punti di maggiore distanza tra i due collegi difensivi: la stessa traccia, attribuita all’assassino di Chiara Poggi, viene interpretata come appartenente a una scarpa numero 40 da una parte e a una numero 43 o 44 dall’altra.







