Garlasco, Andrea Sempio: «Ho paura di essere arrestato». La difesa contesta Dna e impronte e tira in ballo anche Alberto Stasi

Garlasco Sempio intercettato

Andrea Sempio si prepara a un possibile processo per l’omicidio di Chiara Poggi e ammette di vivere da tempo con la paura di essere arrestato. L’indagato è tornato a parlare pubblicamente in una lunga intervista a Tg1 Talks, condotta dal giornalista Giuseppe La Venia, affrontando le principali contestazioni della Procura di Pavia. Dall’impronta della scarpa al Dna trovato sotto le unghie della vittima, fino alla traccia papillare numero 33, Sempio sostiene che le consulenze dei suoi esperti potranno mettere in discussione la ricostruzione accusatoria. Ma la novità più sorprendente riguarda proprio l’impronta della calzatura: secondo la difesa, potrebbe appartenere a una persona che portava addirittura il numero 39 o 40, una misura incompatibile non soltanto con quella dichiarata da Sempio, ma potenzialmente anche con quella di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto.

Andrea Sempio: «Porto il 44, l’assassino potrebbe avere il 39»

Uno dei punti centrali dell’intervista riguarda la misura delle scarpe. Sempio ha dichiarato di portare il numero 44 fin dall’età di 17 o 18 anni, quindi già nel periodo in cui Chiara Poggi venne uccisa, il 13 agosto 2007.

Secondo la ricostruzione illustrata dall’indagato, i consulenti della difesa hanno esaminato l’impronta attribuita all’assassino e ritengono che possa essere riconducibile a una calzatura decisamente più piccola.

L’analisi non si limiterebbe alla misura delle scarpe. Gli esperti avrebbero studiato anche la conformazione tridimensionale del piede di Sempio, prendendo in considerazione lo sviluppo delle ossa e dei tessuti molli.

L’obiettivo è dimostrare che l’indagato non avrebbe potuto lasciare fisicamente quella traccia. Se la conclusione fosse confermata e accolta in sede giudiziaria, la difesa ritiene che verrebbe meno un elemento importante della ricostruzione accusatoria.

Si tratta, tuttavia, di conclusioni anticipate da Sempio nell’intervista. Il valore delle consulenze dovrà essere valutato dopo il deposito e il confronto con gli altri accertamenti.

L’impronta potrebbe scagionare anche Alberto Stasi? La sorpresa della difesa

La parte più inattesa riguarda le possibili conseguenze dell’analisi anche per Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata.

Sempio ha spiegato che i suoi consulenti sarebbero arrivati a ipotizzare una calzatura di numero 39 o 40, quindi persino inferiore al 42 finora considerato nelle ricostruzioni.

Un risultato che, se scientificamente confermato e ritenuto pertinente alla scena del crimine, potrebbe aprire interrogativi anche sulla compatibilità della traccia con le scarpe di Stasi.

L’indagato ha precisato che gli esperti avrebbero lavorato separatamente, senza confrontarsi durante le analisi, arrivando a conclusioni concordanti.

Ha inoltre sottolineato che l’eventuale utilità di questi risultati per Stasi non rappresenta l’obiettivo della sua difesa. Il lavoro dei consulenti, sostiene, riguarda esclusivamente la verifica degli elementi contestati a lui.

Sempio ha comunque escluso di avere sospetti su una terza persona. Non indica quindi un possibile autore alternativo del delitto e afferma di voler concentrare l’attenzione sulla propria posizione.

Dna sotto le unghie di Chiara e impronta 33: Sempio respinge le accuse

Un altro capitolo riguarda il materiale genetico individuato sotto le unghie di Chiara Poggi. La Procura considera questo elemento nell’ambito della nuova indagine, mentre la difesa ne contesta la capacità di fornire un’identificazione certa.

Sempio ha richiamato le conclusioni dell’incidente probatorio, sostenendo che il perito non avrebbe ricavato dal materiale genetico un risultato sufficientemente certo per attribuirlo a una persona.

L’indagato ha poi affrontato il tema dell’impronta 33, individuata sulla parete della scala che conduce alla cantina della villetta di Garlasco.

Secondo la sua difesa, la traccia non presenterebbe un numero sufficiente di caratteristiche identificative, le cosiddette minuzie, per attribuirla con certezza a qualcuno. Sempio contesta inoltre che si tratti di un’impronta insanguinata.

Ha ricordato che quella parete veniva normalmente utilizzata come appoggio da chi scendeva le scale e che anche altre persone avrebbero lasciato impronte nello stesso punto.

La difesa punta quindi a contestare sia l’identificazione della traccia sia il suo significato nella ricostruzione dell’omicidio.

Le tre telefonate a casa Poggi e il presunto rifiuto di Chiara

Durante l’intervista, Sempio ha risposto anche alle domande sulle tre telefonate effettuate all’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti l’omicidio.

Secondo l’ipotesi investigativa riportata nell’intervista, quelle chiamate potrebbero essere collegate a un tentativo di approccio sentimentale o sessuale nei confronti di Chiara, successivamente respinto.

Sempio nega categoricamente questa interpretazione. Sostiene di aver telefonato per cercare Marco Poggi, fratello della vittima e suo amico, che in quel periodo si trovava in vacanza.

Non riuscendo a contattarlo direttamente, avrebbe chiamato l’abitazione familiare per sapere quando sarebbe rientrato.

L’indagato sottolinea che le telefonate, considerate complessivamente, sarebbero durate al massimo una trentina di secondi. Un intervallo che giudica incompatibile con una conversazione articolata o con un’avance.

Sempio ha inoltre negato di aver mai avuto un interesse sentimentale per Chiara. Secondo il suo racconto, i rapporti tra loro erano limitati a saluti occasionali quando frequentava la casa per incontrare Marco.

Ha precisato di non aver mai avuto il numero di telefono della ragazza e di non aver intrattenuto con lei conversazioni o contatti al di fuori dell’abitazione.

I presunti video intimi di Chiara Poggi: «Non li ho mai visti»

Un altro tema affrontato dal giornalista del Tg1 riguarda i presunti filmati intimi di Chiara Poggi, finiti al centro di indiscrezioni e ricostruzioni mediatiche.

Sempio ha dichiarato di non averli mai visti e di averne sentito parlare soltanto attraverso i mezzi d’informazione.

L’indagato ha inoltre richiamato una consulenza informatica disposta dalla Procura, sostenendo che gli accertamenti avrebbero escluso la fuoriuscita dei filmati dai dispositivi riconducibili a Chiara Poggi e Alberto Stasi.

Secondo la ricostruzione da lui riferita, gli accessi ai file sarebbero stati collegati ai due proprietari dei dispositivi oppure ad attività automatiche dei computer.

Anche in questo caso si tratta delle conclusioni illustrate dall’indagato, che devono essere considerate nel contesto degli atti tecnici e delle valutazioni investigative.

L’inchiesta per corruzione e i soldi agli avvocati: la versione di Sempio

Nell’intervista trova spazio anche l’indagine collaterale relativa a una presunta vicenda di corruzione collegata ai precedenti accertamenti sul delitto.

Sempio ha parlato dei contatti avvenuti tra il 2016 e il 2017 con Giuseppe Sapone, richiamando una propria frase intercettata che aveva suscitato particolare attenzione: «Se parlo io viene giù tutto».

L’indagato sostiene che quelle parole riguardassero esclusivamente la possibilità di raccontare i contatti ricevuti, qualora qualcuno gliene avesse chiesto conto.

Ha inoltre affrontato la questione delle somme di denaro che, secondo le ipotesi investigative, sarebbero state comprese tra 45mila e 60mila euro.

Sempio ha affermato che il denaro venne consegnato agli avvocati e che la sua famiglia si affidò alle richieste dei professionisti, trovandosi per la prima volta coinvolta in una vicenda giudiziaria per omicidio.

Ha dichiarato di non credere che quelle somme siano state successivamente trasferite ad altre persone. È la sua versione dei fatti, sulla quale proseguono gli accertamenti nell’ambito dell’indagine separata.

«Ho paura di essere arrestato dal primo giorno»: la vita sospesa di Andrea Sempio

Il passaggio più personale dell’intervista riguarda la paura del carcere. Sempio ha ammesso di convivere con questo timore fin dall’inizio della nuova indagine.

Ha raccontato che persino un’automobile che si ferma nei pressi della sua abitazione può suscitargli il sospetto dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Ha poi chiarito il significato della vicenda del presunto borsone pronto per un eventuale arresto. Secondo Sempio, si trattava di una metafora per descrivere la propria disponibilità ad affrontare qualsiasi sviluppo, non dell’esistenza di una valigia realmente preparata.

L’indagato ha descritto una quotidianità profondamente cambiata. Ha raccontato di aver perso il lavoro a causa di un cambio di gestione aziendale, precisando che l’episodio non sarebbe collegato all’inchiesta.

Le sue giornate trascorrerebbero prevalentemente in casa o negli studi dei legali. Anche uscire sarebbe diventato complicato, tra persone che interrompono le conversazioni al suo passaggio e altre che cercano di fotografarlo di nascosto.

Sempio ha spiegato di aver ridotto i rapporti con gli amici anche per evitare possibili interferenze con le loro testimonianze.

Garlasco, Sempio si aspetta il rinvio a giudizio ma punta all’assoluzione

Andrea Sempio considera probabile che la Procura di Pavia chieda il suo rinvio a giudizio. A suo parere, l’andamento dell’indagine e l’evoluzione delle contestazioni indicano che i magistrati ritengono di avere raccolto elementi sufficienti per sostenere l’accusa.

L’indagato afferma comunque di essere pronto ad affrontare un eventuale processo. La difesa conta sulle consulenze tecniche per contestare le conclusioni degli investigatori e dimostrare l’incompatibilità tra le tracce esaminate e la sua persona.

Sempio ha ribadito di essere estraneo all’omicidio di Chiara Poggi e di non riuscire, al momento, a immaginare come riprendere una vita normale.

Per descrivere il peso dell’attesa ha richiamato il libro Se questo è un uomo di Primo Levi e l’espressione «domani mai», riferendosi alla difficoltà di vedere una conclusione della vicenda.

Nonostante la paura dell’arresto, sostiene di considerare un’assoluzione più probabile di una condanna.

La parola passerà ora agli accertamenti tecnici e alle successive decisioni giudiziarie. Le valutazioni anticipate nell’intervista rappresentano la posizione difensiva di Sempio, non risultati definitivamente accertati. Alberto Stasi resta condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.