C’è un oggetto che manca da Garlasco da diciannove anni. Potrebbe essere rimasto nascosto per tutto questo tempo, potrebbe essere stato gettato poche ore dopo l’omicidio oppure potrebbe essere scomparso per sempre. È l’arma con cui venne uccisa Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.
È uno dei grandi vuoti dell’intera vicenda giudiziaria. Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a sedici anni di carcere per l’omicidio della fidanzata, ma l’arma del delitto non è mai stata recuperata. E neppure la nuova indagine della Procura di Pavia, che vede Andrea Sempio indagato per l’omicidio, ha finora consentito di trovarla.
Eppure oggi gli investigatori dispongono di qualcosa in più rispetto al passato. Le lesioni sul corpo di Chiara, la distribuzione delle tracce ematiche all’interno della villetta e soprattutto la nuova consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo consentono di restringere almeno il campo delle ipotesi. E riportano l’attenzione su un oggetto semplice, comune e potenzialmente compatibile con le ferite: un martello.
Le ferite di Chiara Poggi e l’ipotesi di un oggetto metallico
Il punto di partenza resta il corpo della vittima. Chiara venne colpita ripetutamente con un oggetto contundente e pesante, ma la conformazione delle lesioni ha sempre reso difficile arrivare all’identificazione certa dello strumento utilizzato dall’assassino.
La consulenza realizzata da Cristina Cattaneo per la Procura di Pavia ha aggiunto un particolare importante. Secondo l’anatomopatologa, l’arma avrebbe avuto parti metalliche e potrebbe essere stata un oggetto di uso comune, con caratteristiche compatibili anche con quelle di un martello dotato di una testa battente e di una parte posteriore.
Non significa che sia stato dimostrato che Chiara sia stata uccisa con un martello. Al momento resta un’ipotesi investigativa. Ma è un’ipotesi che assume inevitabilmente un significato particolare perché tra gli oggetti che sarebbero risultati mancanti dalla casa dei Poggi compare proprio un martello mai ritrovato.
Se fosse davvero quella l’arma utilizzata, si aprirebbe inoltre uno scenario importante sulla dinamica del delitto: l’assassino potrebbe non essere arrivato in via Pascoli portando con sé lo strumento con cui avrebbe poi ucciso Chiara.
L’arma potrebbe essere stata presa direttamente nella villetta
Una delle ipotesi formulate negli anni è che l’omicidio abbia avuto caratteristiche compatibili con un’azione improvvisa e violenta. In questo scenario l’arma potrebbe essere stata presa direttamente all’interno della casa, nel momento in cui la situazione sarebbe precipitata.
È un particolare tutt’altro che secondario. Un assassino che arriva già armato suggerisce infatti una dinamica diversa rispetto a qualcuno che utilizza un oggetto trovato nell’abitazione. Nel secondo caso, l’arma potrebbe non essere stata scelta prima dell’incontro con la vittima.
Ma qui comincia il secondo mistero. Se l’oggetto utilizzato si trovava nella villetta, perché portarlo via dopo l’omicidio? E soprattutto, come avrebbe fatto l’assassino a uscire da casa Poggi con un’arma sporca di sangue senza lasciare tracce evidenti all’esterno? Una possibile risposta arriva proprio dalla scena del crimine.
Le gocce di sangue e ciò che potrebbe essere accaduto dopo l’omicidio
All’interno della casa vennero individuate diverse tracce ematiche interpretate come compatibili con lo sgocciolamento dell’arma. Dopo avere colpito Chiara, dunque, l’assassino avrebbe avuto tra le mani un oggetto sul quale era rimasto il sangue della vittima. All’esterno, però, non sarebbe stata trovata una prosecuzione analoga di quelle tracce.
Questo particolare apre un’ipotesi suggestiva: prima di lasciare la villetta, chi aveva appena ucciso Chiara potrebbe essersi preoccupato di avvolgere l’arma in qualcosa, oppure di inserirla in una busta o in una borsa per evitare che continuasse a perdere sangue durante la fuga. Ed è qui che compare un altro elemento rimasto senza una spiegazione definitiva. Dalla casa sarebbero mancati anche alcuni asciugamani.
Il collegamento è inevitabile, pur restando nel territorio delle ipotesi: quegli asciugamani potrebbero essere stati utilizzati per avvolgere l’arma sporca di sangue e consentire all’assassino di portarla fuori dalla villetta senza lasciare una scia facilmente individuabile.
Il martello scomparso e gli asciugamani: il possibile kit portato via dal killer
Mettendo insieme questi elementi si può ricostruire uno scenario investigativo possibile, ma non dimostrato. L’assassino avrebbe utilizzato un oggetto presente nella casa, forse proprio un martello, e dopo l’aggressione avrebbe deciso di portarlo via. Per farlo senza sporcare ciò che incontrava durante il percorso, avrebbe potuto avvolgerlo in uno o più asciugamani. Questo spiegherebbe contemporaneamente due assenze: quella del possibile martello e quella degli asciugamani. Resta però una domanda ancora più grande: dove sono finiti?
Nel corso delle nuove indagini gli investigatori hanno cercato possibili oggetti collegati al delitto anche lontano da via Pascoli. Tra le operazioni più significative c’è stata la ricerca effettuata in un canale a Tromello, nei pressi dell’abitazione dove in passato viveva la nonna delle sorelle Cappa, cugine di Chiara. Dal canale sono stati recuperati alcuni attrezzi, ma finora nessun elemento ha permesso di identificare uno di quegli oggetti come l’arma utilizzata il 13 agosto 2007.
Diciannove anni dopo l’arma di Garlasco non ha ancora un nome
È questo uno dei paradossi più impressionanti dell’intero caso. Esiste una condanna definitiva, esiste una nuova indagine che ha riaperto interrogativi sulla ricostruzione dell’omicidio, sono stati riesaminati reperti, impronte, profili genetici e testimonianze. Ma l’oggetto che materialmente provocò le lesioni mortali a Chiara Poggi continua a mancare.
Non sappiamo con certezza quale fosse. Non sappiamo dove sia stato preso. Non sappiamo quando sia stato fatto sparire. E soprattutto non sappiamo dove si trovi oggi. La consulenza di Cristina Cattaneo ha consentito di restringere il campo, indicando un’arma dotata di parti metalliche e rendendo plausibile l’ipotesi di un martello. Le tracce ematiche suggeriscono inoltre che l’oggetto abbia sgocciolato all’interno della villetta e che qualcosa possa essere stato fatto per trasportarlo all’esterno senza lasciare una scia.
Ma manca ancora la prova decisiva. Perché, dopo diciannove anni, il martello resta un’ipotesi, gli asciugamani un indizio da interpretare e l’arma del delitto uno dei segreti che la casa di via Pascoli non ha ancora restituito.







