Il delitto di Garlasco continua a provocare reazioni sempre più dure nel mondo giudiziario. Questa volta a intervenire è Ivano Chiesa, noto penalista e avvocato di Fabrizio Corona, che in un video pubblicato sui social ha commentato le ultime rivelazioni sugli accertamenti scientifici relativi all’omicidio di Chiara Poggi. Il legale ha espresso forte preoccupazione per le conseguenze che eventuali irregolarità investigative potrebbero avere sulla credibilità della giustizia, elogiando allo stesso tempo il procuratore di Pavia Fabio Napoleone per aver riaperto questioni rimaste irrisolte per quasi vent’anni.
Al centro dell’intervento di Ivano Chiesa c’è soprattutto il problema dell’accesso alle prove originali. Secondo l’avvocato, il caso Garlasco dimostra quanto sia importante consentire a difensori, magistrati e giudici di esaminare direttamente i dati raccolti durante le indagini, senza limitarsi alle interpretazioni contenute nelle consulenze tecniche.
Garlasco, Ivano Chiesa: «La gente non crede più alla giustizia»
«Buongiorno, in molti mi chiedono cosa ne penso della questione di Garlasco». Comincia così il video nel quale Ivano Chiesa affronta le polemiche sugli accertamenti compiuti durante le prime indagini per l’omicidio di Chiara Poggi.
Il penalista non nasconde la gravità delle circostanze emerse e comprende la reazione dei colleghi impegnati nella difesa. «Evidentemente, se le cose sono andate così, è una cosa di una gravità inaudita. Hanno ragione i colleghi difensori a essere molto arrabbiati», afferma.
La sua riflessione riguarda però un problema più ampio, che investe direttamente il rapporto tra cittadini e istituzioni giudiziarie. «Queste cose fanno malissimo alla giustizia, all’immagine della giustizia. La gente non ci crede più, e quindi sono cose che non devono accadere».
Per Chiesa, il rischio maggiore è che eventuali errori o omissioni nelle attività investigative alimentino una sfiducia generalizzata anche nei confronti dei magistrati che svolgono correttamente il proprio lavoro.
Garlasco, Chiesa elogia il procuratore Fabio Napoleone
Nel suo intervento Ivano Chiesa riserva parole di particolare apprezzamento a Fabio Napoleone, procuratore di Pavia che coordina le nuove indagini sul delitto di Garlasco.
«L’ho detto mille volte, è una persona perbene, un bravissimo magistrato e un uomo coraggioso, perché ha tirato fuori queste cose. Onore a lui», dichiara l’avvocato, riconoscendo il valore del lavoro svolto dalla Procura per approfondire aspetti controversi delle precedenti investigazioni.
Le parole del legale arrivano dopo la chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, notificata il 28 settembre. Sempio è l’unico indagato nel nuovo procedimento relativo all’omicidio di Chiara Poggi, mentre Alberto Stasi sta scontando la condanna definitiva pronunciata nel dicembre 2015.
Garlasco, la battaglia sui dati grezzi e sulle prove originali
Il passaggio più significativo dell’intervento di Ivano Chiesa riguarda il metodo utilizzato per analizzare le prove. L’avvocato sottolinea l’importanza dei cosiddetti dati grezzi, ossia delle informazioni originali raccolte durante le attività investigative, prima delle elaborazioni e delle interpretazioni dei consulenti.
«Se ho capito bene, questa faccenda è saltata fuori perché hanno potuto avere accesso ai dati grezzi», osserva, individuando in questa circostanza una lezione che dovrebbe riguardare l’intero sistema giudiziario.
Chiesa collega il caso Garlasco a un’altra questione processuale della quale si sta occupando, quella delle conversazioni attraverso sistemi di messaggistica criptata. «Sono mesi che grido che voglio il dato grezzo, cioè le chat in originale. Mi ha ascoltato finora solo un giudice, quello di Imperia», racconta.
Il principio, secondo il penalista, dovrebbe valere per ogni tipo di prova digitale. «Le intercettazioni bisogna sentirle, non basta leggere le trascrizioni. Delle chat non bastano le copie, bisogna vedere gli originali. Facciamo meglio di quanto abbiamo fatto finora».
Garlasco, i nuovi accertamenti sul RIS di Parma
L’intervento di Ivano Chiesa si inserisce in una fase particolarmente delicata delle nuove indagini sul delitto di Garlasco. La Procura di Pavia sta approfondendo anche il lavoro svolto all’epoca dal RIS di Parma, con particolare attenzione ad alcuni accertamenti scientifici e alla documentazione conservata dal reparto.
Tra le questioni emerse figurano due controanalisi negative relative al DNA sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, eseguite nel settembre 2007 dall’allora capitano Alberto Marino, i cui risultati non sarebbero stati trasmessi agli atti. Sono inoltre oggetto di attenzione un test che avrebbe escluso la presenza di sangue sui pedali e una traccia di DNA maschile isolata nel 2013.
Un ulteriore fronte riguarda la distruzione, nel settembre 2016, di alcuni eluiti conservati dal RIS, compreso quello relativo alla cosiddetta Impronta 33. Secondo quanto emerso, l’operazione sarebbe avvenuta senza un provvedimento del giudice.
Gli investigatori della Procura di Pavia si sono recati a Parma per acquisire il fascicolo originale del RIS. Tra le persone che potrebbero essere nuovamente ascoltate figurano Alberto Marino e l’ex comandante del reparto Luciano Garofano.
Per Andrea Sempio, intanto, il procedimento si avvicina a una decisione importante: dopo la conclusione delle indagini e il termine concesso alla difesa per presentare memorie o chiedere un interrogatorio, la Procura dovrà valutare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
È proprio in questo contesto che assume particolare significato l’appello di Ivano Chiesa. Il penalista non si limita a commentare le polemiche sul delitto di Garlasco, ma chiede che l’esame diretto delle prove originali diventi una garanzia concreta per tutte le parti coinvolte nei procedimenti penali.







