Un ex capitano del Ris che vuole parlare davanti ai giudici, un magistrato che non risponde alle domande dei giornalisti e un vecchio interrogatorio nel quale Alberto Stasi venne incalzato sulla presenza di sangue sui pedali della sua bicicletta. Il delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione per alcuni aspetti controversi delle indagini condotte nel 2007.
A riaccendere il dibattito sono due anticipazioni di Lo Stato delle Cose, il programma di Massimo Giletti, che ha raggiunto l’ex pubblico ministero Rosa Muscio e Alberto Marino, l’ufficiale del Ris che effettuò gli accertamenti sui pedali. Al centro della vicenda c’è una distinzione scientifica fondamentale: quella tra il ritrovamento di materiale biologico contenente Dna e l’effettiva presenza di sangue.
L’ex capitano del Ris Alberto Marino: «Voglio parlare in aula»
La dichiarazione più significativa arriva da Alberto Marino, capitano del Ris all’epoca dell’omicidio di Chiara Poggi e coinvolto negli accertamenti effettuati sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi. Un’inviata di Lo Stato delle Cose lo ha raggiunto per chiedergli chiarimenti sulle analisi eseguite nel 2007, tornate al centro delle nuove verifiche della Procura di Pavia.
Secondo l’anticipazione pubblicata da La Stampa, Marino non ha risposto nel merito alle domande della giornalista, ma ha manifestato la volontà di intervenire in sede giudiziaria. «Voglio parlare in aula», ha dichiarato l’ex ufficiale.
Una frase che alimenta l’attesa per eventuali chiarimenti sulle procedure seguite dal Ris, sui risultati degli esami e sulle informazioni comunicate agli investigatori durante le prime settimane dell’inchiesta. Marino non ha però anticipato il contenuto delle sue eventuali dichiarazioni. Non è quindi possibile stabilire se intenda confermare gli accertamenti dell’epoca, contestare alcune ricostruzioni successive oppure fornire precisazioni tecniche.
Rosa Muscio raggiunta dalle telecamere: la domanda sui pedali di Stasi
L’altra anticipazione riguarda Rosa Muscio, ex pubblico ministero della Procura di Vigevano e titolare, insieme al collega Claudio Michelucci, della prima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Un’inviata della trasmissione di Massimo Giletti è riuscita a raggiungerla e le ha rivolto una domanda direttamente collegata alle analisi dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi. «Dottoressa, chi le ha detto che c’era il sangue?», ha chiesto la giornalista.
Muscio non ha risposto, proseguendo verso il treno sul quale stava per salire. L’inviata ha insistito, ricordandole il tono particolarmente duro utilizzato durante l’interrogatorio di Stasi del settembre 2007. La questione sollevata dalla trasmissione riguarda la natura delle tracce individuate sui pedali: gli accertamenti avevano rilevato materiale biologico, ma la sua identificazione come sangue rappresentava un passaggio scientifico distinto.
Il silenzio dell’ex magistrato davanti alle telecamere non consente di trarre conclusioni sulla correttezza delle indagini. Resta però aperta la domanda su quali informazioni fossero state effettivamente trasmesse alla Procura.
L’interrogatorio del 24 settembre 2007 e le accuse sul sangue
Per comprendere l’importanza della vicenda bisogna tornare al 24 settembre 2007, quando Alberto Stasi venne interrogato dai pubblici ministeri Rosa Muscio e Claudio Michelucci. Quel giorno rappresentò uno dei momenti più delicati della prima inchiesta. Stasi venne arrestato e rimase in carcere per quattro giorni, prima di essere scarcerato.
Durante l’interrogatorio, Muscio gli chiese spiegazioni sulla presunta presenza di sangue di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta. Stasi, allora ventiquattrenne, avanzò l’ipotesi di aver accidentalmente calpestato tracce di sangue mestruale della fidanzata, trasferendole successivamente sui pedali.
La spiegazione provocò una reazione molto dura della magistrata, che contestò la plausibilità della ricostruzione e insistette sulla necessità di chiarire l’origine delle tracce. Muscio richiamò anche la propria esperienza personale di donna per mettere in discussione l’ipotesi avanzata dall’indagato.
Il problema che oggi torna al centro dell’attenzione è stabilire se, al momento di quelle domande, esistesse una conferma scientifica della presenza di sangue oppure soltanto l’individuazione di materiale cellulare.
Dna e sangue non sono la stessa cosa: il nodo delle analisi del Ris
La distinzione tra Dna e sangue è fondamentale per interpretare correttamente i risultati di un accertamento scientifico. La presenza di materiale biologico contenente Dna non dimostra automaticamente che quel materiale sia sangue. Le cellule possono provenire da diverse fonti e la loro identificazione richiede verifiche specifiche.
Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, nel 2007 gli accertamenti sui pedali avevano evidenziato materiale altamente cellulato, senza che ciò consentisse necessariamente di identificarlo come traccia ematica.
La questione si intreccia con un ulteriore elemento emerso nella nuova inchiesta: secondo la Procura di Pavia, due controanalisi del Ris avrebbero dato esito negativo per la presenza di Dna, ma il relativo documento non sarebbe stato inserito tra gli atti disponibili. Gli investigatori stanno cercando di chiarire il percorso di questi accertamenti e di verificare quali risultati fossero conosciuti all’epoca. È proprio su questo terreno che le eventuali dichiarazioni di Alberto Marino potrebbero assumere particolare importanza.
La Procura di Pavia potrebbe ascoltare anche Rosa Muscio
L’ex pubblico ministero potrebbe essere chiamata a fornire chiarimenti nell’ambito dei nuovi approfondimenti investigativi. Secondo quanto riportato da MilanoToday, la Procura di Pavia starebbe valutando di ascoltare Rosa Muscio, oggi magistrata presso la giustizia minorile.
Uno dei temi sui quali gli investigatori intenderebbero fare luce riguarda una valutazione psicologica su Alberto Stasi attribuita alla criminologa Alessandra Bramante.
Quest’ultima, secondo le ricostruzioni giornalistiche, nega di essere l’autrice del documento. La questione è distinta dagli accertamenti sui pedali, ma contribuisce ad alimentare gli interrogativi sulla formazione e sulla gestione di alcuni atti della prima indagine. Sarà necessario verificare la provenienza della valutazione, le circostanze in cui venne prodotta e l’eventuale utilizzo che ne fu fatto durante le attività investigative.
Garlasco, perché le parole dell’ex capitano potrebbero essere importanti
L’annuncio di Alberto Marino arriva mentre l’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi continua a riportare sotto esame documenti e procedure risalenti a quasi vent’anni fa. Il punto non è soltanto stabilire quali tracce fossero presenti sulla bicicletta di Alberto Stasi, ma anche ricostruire come i risultati scientifici vennero comunicati e interpretati.
La domanda rivolta a Rosa Muscio riguarda proprio questo passaggio: chi aveva fornito alla magistrata l’informazione secondo cui sui pedali fosse presente sangue? La risposta potrebbe contribuire a chiarire se vi fosse stata una corretta distinzione tra i risultati delle analisi e le ipotesi investigative formulate in quel momento.
Per ora, tuttavia, non sono note le spiegazioni che Marino intende eventualmente offrire davanti ai giudici, né è possibile attribuire un significato probatorio al mancato commento dell’ex pm.
Alberto Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre Andrea Sempio è indagato nella nuova inchiesta e continua a dichiararsi innocente. A riaprire la discussione sulle indagini del 2007, questa volta, sono soprattutto due immagini: un ex ufficiale del Ris che annuncia di voler parlare e una ex magistrata alla quale viene rivolta una domanda rimasta senza risposta davanti alle telecamere.







