Garlasco: nel sangue compare la mano del killer. Non una traccia genetica, non un’impronta digitale completa, ma quello che gli investigatori oggi interpretano come il possibile stampo del palmo sinistro del killer lasciato accanto alla pozza ematica nella villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi.
È uno degli elementi più impressionanti emersi dalle nuove analisi tecniche disposte dalla Procura di Pavia nella riapertura dell’inchiesta che oggi vede Andrea Sempio indagato. Una rilettura della scena del crimine che sta rimettendo mano a dettagli rimasti per anni sullo sfondo e che ora vengono reinterpretati attraverso nuove consulenze, rilievi e analisi del sangue.
Garlasco: nel sangue compare la mano del killer
La nuova Bloodstain Pattern Analysis avrebbe individuato una traccia ai margini della pozza di sangue all’ingresso della villetta. Fino a oggi nessuno l’aveva interpretata in questo modo. Ora, invece, gli investigatori ritengono che possa trattarsi dello stampo di una mano lasciata nel sangue subito dopo l’aggressione.
Secondo la nuova consulenza, quella traccia sarebbe compatibile con il palmo sinistro di un uomo adulto. Non ci sarebbe un’impronta utile per un confronto dattiloscopico tradizionale, ma la forma e le dimensioni della macchia avrebbero convinto gli inquirenti che non possa appartenere a Chiara Poggi.
La motivazione è tecnica ma decisiva: il palmo sinistro della vittima “risulta praticamente non interessato da materiale ematico, o almeno non in maniera così estesa”. Per questo, secondo gli investigatori, quella mano nel sangue potrebbe appartenere soltanto all’assassino.
La nuova lettura della scena del crimine
La traccia della mano si inserisce in una ricostruzione completamente nuova dell’aggressione. La Bpa, l’analisi delle macchie di sangue, descrive un omicidio avvenuto in più fasi: prima una colluttazione iniziale, poi i colpi fatali inferti con l’arma del delitto.
Sulle scale della cantina sarebbero stati rilevati schizzi compatibili con i colpi sferrati sul quarto gradino. Sul cosiddetto “gradino zero” è stata invece individuata la traccia di un tacco, indicata come N1, che per gli investigatori dimostrerebbe lo “stazionamento” dell’assassino dopo l’aggressione.
Una fase quasi inquietante nella sua freddezza: il killer che si ferma a osservare il corpo della vittima dopo averla colpita.
I segni a forma di “C” e l’ipotesi sull’arma
Le nuove analisi avrebbero individuato anche segni a forma di “C” rovesciata, con angoli squadrati, presenti in diversi punti della scena del crimine. Gli investigatori ipotizzano che possano essere stati lasciati dall’appoggio dell’arma insanguinata sul pavimento o sulle superfici interne della villetta.
Sono dettagli che rafforzano l’idea di un assassino rimasto nella casa anche dopo l’aggressione, muovendosi tra bagno, cucina e salottino mentre trasportava un oggetto sporco di sangue.
Ed è proprio la dinamica della fuga a restare uno dei punti più misteriosi dell’intera vicenda.
Il mistero dell’uscita senza tracce di sangue
Secondo la nuova ricostruzione, il killer sarebbe risalito dalla scala della cantina lasciando gocce compatibili con il trasporto di un’arma insanguinata. Poi avrebbe attraversato varie stanze della casa. Ma vicino alla porta d’uscita non risultano tracce significative di sangue.
Un’assenza che continua a colpire gli investigatori. Perché un’arma usata in un’aggressione così violenta avrebbe dovuto inevitabilmente lasciare segni evidenti. Le ipotesi formulate sono due: o l’arma è stata lavata con estrema attenzione, oppure è stata nascosta immediatamente dentro un contenitore, come uno zaino, o avvolta in un asciugamano.
Alberto Stasi ai pm: “Chiara non citò mai Sempio”
Parallelamente alle nuove analisi, gli inquirenti hanno ascoltato Alberto Stasi il 20 maggio 2025. L’ex fidanzato di Chiara, condannato a 16 anni per il delitto, ha risposto alle domande del procuratore Fabio Napoleone sul nuovo filone investigativo legato ai video intimi e ad Andrea Sempio.
Stasi ha negato che Chiara gli avesse mai parlato di avances sospette o di telefonate inquietanti ricevute prima dell’omicidio. E soprattutto ha escluso che la ragazza gli avesse mai fatto il nome di Andrea Sempio.
L’ex fidanzato ha anche raccontato che, dopo il delitto, Marco Poggi gli chiese conferma dell’esistenza dei video intimi realizzati con Chiara. Un dettaglio che oggi viene considerato rilevante all’interno del nuovo possibile movente investigativo.
Una colluttazione lunga fino a venti minuti
Secondo la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, l’aggressione non sarebbe stata immediata e fulminea. Dopo i primi colpi, Chiara Poggi sarebbe stata ancora capace di muoversi e tentare di difendersi.
Le ferite agli arti superiori verrebbero infatti interpretate come lesioni da difesa. La ragazza avrebbe provato a fuggire, forse voltandosi di spalle all’aggressore prima dei colpi finali.
La durata complessiva del delitto, secondo la nuova ricostruzione, sarebbe stata di circa 15-20 minuti. Un tempo relativamente breve ma sufficiente a lasciare nella villetta una quantità enorme di tracce, alcune delle quali — come la possibile mano dell’assassino nel sangue — vengono interpretate soltanto oggi, a quasi vent’anni dall’omicidio.
Il caso Garlasco e le nuove ombre sulla verità
La nuova impronta nel sangue rischia ora di diventare uno degli elementi simbolicamente più forti dell’intera riapertura dell’inchiesta. Non perché identifichi automaticamente il killer, ma perché mostra quanto la scena del crimine continui ancora oggi a restituire dettagli e interpretazioni inedite.
Il delitto di Garlasco si sta trasformando sempre più in una gigantesca rilettura investigativa del proprio passato. E ogni nuova traccia, ogni macchia di sangue, ogni impronta riapre inevitabilmente la stessa domanda: quanto della verità raccontata finora regge ancora davanti alle nuove analisi?







