Ufo Files, le foto più inquietanti rese pubbliche da Trump: la stella a otto punte e gli astronauti sulla Luna (le immagini)

Cosa c’è negli Ufo Files rilasciati da Trump

Non è la prova che gli alieni siano tra noi. Non ancora, almeno. Ma è abbastanza per spostare la domanda. Non più soltanto “esistono davvero gli extraterrestri?”, ma qualcosa di più concreto e, forse, più inquietante: che cosa stiamo guardando nelle immagini ufficiali pubblicate dal governo americano? Con la diffusione di oltre 160 file su Ufo, Uap e fenomeni anomali non identificati, Donald Trump ha trasformato una materia da archivi segreti, forum specializzati e sospetti da complotto in un dossier politico e mediatico ad accesso pubblico.

La mossa è arrivata venerdì 8 maggio 2026, quando il Pentagono ha cominciato a caricare su un sito governativo materiale classificato proveniente da FBI, Dipartimento della Difesa, Nasa e Dipartimento di Stato. File, trascrizioni, immagini in bianco e nero, report militari, cavi diplomatici e casi rimasti aperti. Trump, su Truth Social, ha accompagnato la pubblicazione con una frase perfetta per incendiare la rete: “Le persone possono decidere da sole, che diavolo sta succedendo?”.

Il programma Pursue e i 162 file sugli Uap

Il programma si chiama Pursue, Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters. L’obiettivo dichiarato è rendere pubblici, a cadenza regolare, documenti governativi legati agli avvistamenti e ai fenomeni aerei anomali che non hanno ancora trovato una spiegazione definitiva. Nessuna autorizzazione speciale, nessuna clearance: i materiali vengono caricati online e possono essere consultati da chiunque.

Nel primo pacchetto ci sono 162 file. Si va da cavi diplomatici dell’ambasciata americana in Tagikistan del 1994 a rapporti di avvistamenti sul Mar Egeo nel 2023, fino alla descrizione di un oggetto a forma di diamante che avrebbe viaggiato a 434 nodi. In un altro caso, un pilota sopra il Mediterraneo parla di un oggetto “triangolare e metallico” a 25mila piedi.

Il Pentagono non dice che si tratti di tecnologia aliena. Dice qualcosa di più prudente ma non meno interessante: sono casi che, per varie ragioni, non hanno potuto essere spiegati con certezza. È un’ammissione di ignoranza istituzionale, non una conferenza stampa sugli extraterrestri.

La stella a otto punte ripresa dai sensori militari

Il filmato che più ha incendiato social, Reddit e Twitter dura un minuto e quarantasei secondi. È stato registrato nel 2013 da un sensore a infrarossi montato su una piattaforma militare americana in Medio Oriente. L’ubicazione esatta è stata oscurata perché legata a informazioni sensibili su installazioni militari non direttamente collegate agli Uap.

Nel documento ufficiale l’oggetto viene descritto come “un’area di contrasto simile a una stella a otto punte con braccia di lunghezza alternata”. Nel video la forma si muove nel campo visivo del sensore, lascia una scia visibile e poi scompare dall’inquadratura. Classificazione: caso aperto, irrisolto.

L’immagine è inquietante perché non somiglia alle solite sagome sgranate da leggenda metropolitana. Ha una forma geometrica disturbante, quasi artificiale: una stella ottagonale, irregolare, vista attraverso gli occhi freddi di una macchina militare. Già nel 2024 il giornalista Jeremy Corbell aveva diffuso una foto di quello che definiva “Ufo lampadario”, ripreso nel Golfo Persico da una telecamera militare a infrarossi. Ora il governo americano, inserendo il filmato nella release ufficiale, ha di fatto autenticato almeno l’esistenza del documento.

La spiegazione tecnica: diffrazione o fenomeno irrisolto?

Sean Kirkpatrick, ex direttore dell’All-domain Anomaly Resolution Office del Pentagono, ha provato subito a raffreddare l’entusiasmo. Secondo lui il video del 2013 potrebbe mostrare “probabilmente nient’altro che un motore a getto caldo” capace di produrre un pattern di diffrazione nella telecamera. Ha anche avvertito che, senza analisi adeguate, questi materiali rischiano di alimentare speculazioni, cospirazioni e pseudoscienza.

È un’obiezione importante. Ma non cancella il punto centrale: il documento esiste, è stato classificato, è rimasto fuori dal dibattito pubblico per anni e oggi viene presentato dal governo americano come caso ancora aperto. Non basta per gridare agli alieni. Basta però per dire che qualcosa, in quelle immagini, continua a non essere spiegato in modo definitivo.

Gli astronauti dell’Apollo 17 e le luci sulla Luna

La parte più impressionante dei nuovi Ufo Files non riguarda un drone militare o un video sgranato girato in qualche teatro di guerra. Riguarda la Luna. Riguarda gli astronauti. E riguarda una trascrizione rimasta classificata per decenni.

Dicembre 1972, missione Apollo 17, l’ultima con equipaggio umano sulla superficie lunare. Ronald Evans, pilota del modulo di comando, riferisce alla base di osservare “particelle o frammenti molto luminosi” che derivano e ruotano vicino al veicolo spaziale durante alcune manovre. Harrison “Jack” Schmitt, pilota del modulo lunare, descrive la scena con un’immagine diventata subito virale: “Sembra il quattro luglio”.

Il giorno successivo, il comandante Eugene Cernan racconta di aver avuto difficoltà a dormire dopo aver visto striature di luce intensa. Non le considera una semplice illusione ottica. Le paragona alla potenza di “un faro di un treno” e le definisce “imponenti”.

I tre punti nel cielo lunare e il caso riaperto

Tra i materiali pubblicati compare anche una fotografia scattata durante Apollo 17 nel dicembre 1972. Nell’immagine si vedrebbero tre “punti” in formazione triangolare nel quadrante inferiore destro del cielo lunare. Il Dipartimento della Guerra ha aperto ufficialmente un caso di indagine sull’immagine, mentre una nuova analisi preliminare suggerisce che quella caratteristica fotografica potrebbe essere “potenzialmente il risultato di un oggetto fisico presente nella scena”.

Gli stessi astronauti avevano avanzato una possibile spiegazione: ghiaccio o frammenti di vernice staccatisi dal razzo Saturn V. Ma nei documenti questa ipotesi viene definita “molto approssimativa”. Anche qui, prudenza. Anche qui, nessuna prova definitiva. Ma anche qui resta una domanda: perché tenere classificata per così tanto tempo una conversazione del genere?

Nei file compare anche Buzz Aldrin, Apollo 11, 1969. In un debriefing post-volo parla di “piccoli lampi di luce all’interno della cabina” mentre cercava di dormire e di una “sorgente luminosa abbastanza brillante” che l’equipaggio attribuì a un possibile laser. Anche quel materiale era classificato. Ora è pubblico.

La mossa politica di Trump e il peso dei documenti

Sarebbe facile liquidare tutto come teatro politico. In parte lo è. Trump usa la trasparenza come leva narrativa, come ha già fatto con altri dossier simbolici: file Kennedy, Epstein Files, archivi che promettono di mostrare “quello che gli altri governi non volevano farvi sapere”. La struttura comunicativa è riconoscibile: prendere un mistero, aprire gli archivi, consegnare al pubblico la sensazione di una verità finalmente liberata.

Ma sarebbe troppo comodo fermarsi al cinismo. Perché i file esistono. Le frasi degli astronauti sono nei documenti. I video sono stati classificati. E il Congresso americano, con pressioni bipartisan, chiedeva da anni più trasparenza sugli Uap.

Il punto, quindi, non è trasformare ogni immagine anomala in un’astronave. Il punto è accettare che esiste un archivio di fenomeni non spiegati, raccolti da apparati militari, scientifici e diplomatici per decenni. E che ora una parte di quell’archivio esce dalla stanza chiusa.

Avi Loeb e la nuova legittimità della ricerca sugli Uap

Il professore Avi Loeb di Harvard ha letto questa apertura come un passaggio importante per dare legittimità alla ricerca sugli Uap. La questione, ha spiegato, merita attenzione invece del ridicolo con cui troppo spesso è stata trattata sia nella comunità scientifica sia nel dibattito pubblico. Loeb non dice “sono alieni”. Dice qualcosa di più serio: indaghiamo.

È forse questa la linea più sensata. Non credere a tutto. Non ridere di tutto. Guardare i materiali, separarli dalle fantasie, distinguere l’anomalia tecnica dalla suggestione extraterrestre, il dato dalla propaganda, l’immagine dalla sua interpretazione.

Perché la vera notizia degli Ufo Files non è che Trump abbia consegnato al mondo la prova dell’esistenza degli alieni. La vera notizia è che il governo americano ammette di avere, da decenni, casi irrisolti che non sa o non vuole ancora spiegare completamente. La stella a otto punte e le luci sulla Luna non chiudono il mistero. Lo rendono ufficiale.