Garlasco, il “pizzino” di Sempio e la frase “ho bruciato tutto”: ora l’inchiesta punta sul marcio intorno al delitto Poggi

Andrea Sempio, il biglietto e Chiara Poggi

Garlasco, il “pizzino” di Sempio. Nel caso Garlasco ormai ogni parola sembra pesare più di un verbale. Un soliloquio in auto, una frase detta per rassicurarsi, un appunto buttato via, quattro parole scarabocchiate su un foglio recuperato nella spazzatura. “Ho bruciato tutto”, avrebbe detto Andrea Sempio in una intercettazione. Una frase che, letta nel nuovo quadro investigativo, suona come un tentativo di convincersi che gli inquirenti non troveranno più nulla. Ma nulla di che cosa? E soprattutto: nulla per chi?

È qui che l’inchiesta sul delitto di Chiara Poggi sembra avere cambiato passo. Perché i soliloqui da chiarire aumentano, le mosse da spiegare si accumulano e il materiale raccolto attorno a Sempio si inserisce dentro un contesto molto più largo. Non c’è più soltanto la domanda che accompagna Garlasco dal 13 agosto 2007: chi ha ucciso Chiara? C’è anche un’altra domanda, forse ancora più scomoda: che cosa è accaduto attorno a quella indagine, prima, durante e dopo?

La frase “ho bruciato tutto” e il sospetto degli inquirenti

La frase intercettata attribuita a Sempio si aggiunge a un elenco di comportamenti che la Procura di Pavia considera significativi. Non è una confessione. Non basta da sola a reggere un’accusa. Ma dentro un fascicolo fatto di appunti, pedinamenti, intercettazioni ambientali, vecchi verbali e nuove consulenze, diventa un tassello che gli investigatori vogliono leggere insieme agli altri.

Il punto è proprio questo: ogni elemento, preso singolarmente, può sembrare ambiguo. Ma la Procura prova a costruire una trama. E quella trama passa anche dal famoso materiale girato in Pdf, 310 pagine piene di omissis, finite sugli smartphone di chiunque. Un documento che qualcuno sospetta possa essere stato una sorta di “versione per i media”, mentre alle difese sarebbe arrivato un quadro diverso e più sostanzioso. Siamo sul terreno scivoloso del retroscena e del sospetto, quasi al confine del complottismo. Ma attorno a Garlasco, ormai, il confine tra cronaca giudiziaria, veleni e guerra di carte è sempre più sottile.

Il nuovo fronte: non solo Sempio, ma il sistema intorno

La sensazione è che il caso stia diventando più grande dello stesso Sempio. Paradossalmente, proprio lui potrebbe trovarsi nella posizione processuale meno fragile, almeno sul piano del ragionevole dubbio. A distanza di quasi vent’anni dall’omicidio, con prove da reinterpretare e indizi da ricollocare, superare quel dubbio in aula non sarà semplice.

Molto più delicata, invece, appare la posizione di chi ha gestito, scritto, verbalizzato o indirizzato pezzi della vecchia indagine. A Pavia si stanno aprendo fascicoli su fascicoli. E il nome del procuratore Fabio Napoleone, magistrato che in passato si è occupato anche di vicende pesantissime come Telecom-Sismi, viene letto da molti come un segnale: non sarebbe stato mandato in una Procura relativamente piccola soltanto per riaprire un omicidio vecchio di vent’anni.

Il delitto di Chiara Poggi rischia così di diventare il grimaldello per entrare in qualcosa di più vasto. Una verifica sul funzionamento di un sistema, sui suoi errori, sulle sue opacità, sulle eventuali protezioni e sulle zone d’ombra che per anni potrebbero avere condizionato la ricerca della verità.

Cassese indagato e il verbale del 2008

La notizia più pesante riguarda Gennaro Cassese, il colonnello dell’Arma che guidò la prima fase dell’indagine e che ora risulta indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero. La vicenda ruota attorno alla sit del 2008 di Andrea Sempio, al famoso scontrino, alla chiamata dell’ambulanza, al verbale che non sarebbe stato sospeso e al ritorno a “prendere lo scontrino”.

Quando i pm lo hanno ascoltato, il confronto si sarebbe fatto durissimo. Le domande sono arrivate fino al tema della memoria: i magistrati gli avrebbero chiesto se avesse un qualche deficit cognitivo o un problema patologico che potesse giustificare i suoi “non ricordo”. Poi sul tavolo sono arrivati gli atti relativi alla chiamata al 118 per un attacco di lipotimia di Sempio. E a quel punto la questione non era più soltanto cosa fosse accaduto quel giorno, ma perché quel passaggio non fosse stato gestito e verbalizzato in modo lineare.

Garlasco, il “pizzino” di Sempio: il biglietto buttato e quelle parole sulla “finestra da fuori”

Dentro questo quadro torna anche l’ultimo “pizzino” attribuito ad Andrea Sempio. Un appunto recuperato dai carabinieri in un’isola ecologica non lontana dal suo luogo di lavoro. Quel giorno Sempio aveva appena ricevuto una convocazione in Procura e, già intercettato in macchina, avrebbe reagito chiedendosi: “E adesso cosa vogliono? Cosa avranno trovato?”.

Poche ore dopo sarebbe tornato a casa, per poi uscire con alcuni sacchi di spazzatura. I carabinieri li hanno recuperati. Dentro, secondo quanto emerge, c’erano elementi ritenuti interessanti. Tra questi, uno scritto in cui comparirebbe anche l’espressione “una finestra da fuori”.

Quattro parole che oggi gli inquirenti guardano con enorme attenzione. Perché potrebbero collegarsi alla ricostruzione dei movimenti attorno alla villetta di via Pascoli, all’accesso alla casa, alla scena del crimine e a ciò che Sempio avrebbe eventualmente saputo, ricordato o tentato di rimuovere. Anche qui, nessuna prova definitiva. Ma un altro frammento che la Procura prova a incastrare nella nuova lettura del caso.

Garlasco diventa una pagina di storia giudiziaria

A quasi vent’anni dalla morte di Chiara Poggi, il caso Garlasco sta assumendo una dimensione diversa. Non è più soltanto il processo a un possibile nuovo indagato. Non è più soltanto la prospettiva di una revisione per Alberto Stasi, condannato in via definitiva. È una pagina di storia giudiziaria italiana che sembra pronta a riesplodere su più fronti.

Se ci sarà abbastanza per rinviare a giudizio Andrea Sempio, lo diranno gli atti e poi eventualmente un giudice. Se ci sarà abbastanza per superare il ragionevole dubbio, sarà un’altra partita. Ma intanto un dato appare evidente: Alberto Stasi è stato condannato su un impianto che oggi viene rimesso in discussione da molti lati. E questo, da solo, basta a spiegare perché il caso sia tornato incandescentemente al centro della cronaca.

La domanda su Chiara e il mare di altre domande

Il rischio, ora, è che la domanda principale venga sommersa da tutte le altre. Chi ha ucciso davvero Chiara Poggi resta il centro morale e giudiziario della vicenda. Ma attorno a quella domanda si allargano cerchi sempre più grandi: che cosa non venne visto? Che cosa non venne verbalizzato? Che cosa venne sottovalutato? Chi parlò con chi? Chi avrebbe dovuto controllare e non lo fece?

È il lato più inquietante di questa nuova stagione di Garlasco. La verità sull’omicidio potrebbe intrecciarsi con la verità sul modo in cui quell’omicidio è stato indagato. E se davvero verrà giù qualcosa, come molti ormai ripetono, non riguarderà soltanto Andrea Sempio. Riguarderà un sistema intero, o almeno quella parte di sistema che per anni potrebbe avere lasciato la verità sotto la polvere.