Garlasco, i pm contro Sempio: dai soliloqui all’alibi, le cento pagine che riaprono il delitto di Chiara Poggi

Cento pagine lette in tre ore. Andrea Sempio seduto davanti ai magistrati, in silenzio, mentre il procuratore aggiunto Stefano Civardi gli mette davanti il lungo j’accuse della Procura di Pavia. Un atto pesantissimo, costruito attorno all’intercettazione del 14 aprile 2025, che secondo gli inquirenti non rappresenta un dettaglio isolato, ma il punto capace di “rafforzare ciascun indizio” e legarli tutti verso lo stesso risultato.

Per i pm pavesi, Andrea Sempio avrebbe mentito agli inquirenti fin dal 2007. Una tesi che l’accusa prova a sostenere rileggendo vecchi atti, nuove intercettazioni, appunti recuperati, consulenze tecniche e passaggi mai approfonditi fino in fondo nella lunga storia giudiziaria del delitto di Garlasco.

L’intercettazione del 14 aprile e il presunto movente dei video intimi

Il cuore dell’atto è l’audio del 14 aprile 2025, considerato dagli inquirenti una chiave di lettura capace di riorganizzare l’intero quadro. Nella ricostruzione della Procura, la violenza contro Chiara Poggi sarebbe esplosa dopo una tensione crescente, quando la vittima avrebbe tentato di sottrarsi e di respingere il suo aggressore.

Civardi descrive una “reazione esplosiva improvvisa” e un “annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa”, come se l’obiettivo fosse cancellare la persona che si era opposta. Parole durissime, lette davanti a Sempio, che durante l’interrogatorio ha scelto di non rispondere.

Dentro questa cornice entra anche il tema del presunto movente legato ai video intimi. Gli investigatori collegano alcuni appunti recuperati nel 2025 a una vecchia intercettazione del 2017, alla vigilia del primo interrogatorio con l’allora pm Venditti: “Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno!”. Una frase che, secondo gli attuali magistrati, avrebbe meritato approfondimenti già allora.

Gli appunti recuperati dalla spazzatura e le frasi finite agli atti

Il 27 febbraio 2025, dopo la notifica dell’avviso, i carabinieri pedinano Sempio e recuperano dalla spazzatura un suo biglietto autografo. Per la Procura si tratta di appunti che si collegherebbero a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. L’incipit è “Inizio scoperta, da cucina a sala”. L’ultima riga: “tv che ripete assassino”.

Sono frammenti, ma per l’accusa avrebbero un peso specifico dentro il nuovo quadro investigativo. Lo stesso vale per alcune frasi pronunciate da Sempio al padre il 3 novembre 2025, quando parla di una proposta ricevuta e della telefonata al suo vecchio difensore: “Mi ha proposto la roba… io… metto giù, chiamo Soldani, glielo dico”. Per Civardi, quel passaggio si inserisce nel filone che riguarda i contatti preliminari e ritenuti anomali con i carabinieri della cosiddetta “squadretta”.

La lettera a Stasi e l’ombra dell’affaire corruzione

Nella ricostruzione entra anche una lettera inviata nel 2018 da Daniela Ferrari ad Alberto Stasi in carcere. Una missiva durissima, nella quale la donna accusava Stasi di aver rovinato la loro vita e poi lo irriderebbe con una frase destinata a pesare: “con i soldi e l’amicizia lo metti in culo alla giustizia”.

Per la Procura, questo passaggio alimenta il fronte dell’affaire corruzione. Un terreno delicatissimo, perché intreccia il nuovo fascicolo con le ombre del passato e con il modo in cui vennero gestiti alcuni snodi delle precedenti indagini.

Il Dna sotto le unghie, il mouse e l’impronta 33

Tra gli elementi tecnici messi sul tavolo c’è anche il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi. Nel passato il perito Francesco De Stefano aveva verbalizzato una teoria alternativa: un possibile contatto indiretto della vittima con un mouse. Ma proprio su questo tema emerge un altro scritto singolare attribuito al padre di Sempio: “MAUS X RICERCA. MANO SINISTRA”, con sotto il disegno di due mani.

Oggi la consulenza Cattaneo viene letta in direzione opposta: i numerosi segni riconducibili a difesa passiva indicherebbero che sotto le unghie della vittima si sia depositato il Dna dell’assassino. Un punto decisivo, perché tocca uno degli snodi più discussi dell’intero caso Garlasco.

L’accusa insiste anche sull’impronta 33, sui nuovi accertamenti che ne consoliderebbero l’attribuzione e sulla compatibilità del piede di Sempio con una Frau numero 42, il tipo di scarpa che le sentenze hanno collegato al killer. Anche il profilo elaborato dal Racis viene richiamato per la sua “coerenza qualitativa” con il tipo di violenza esercitata.

Il vecchio verbale del 2008 e il caso Cassese

Nel mirino finisce anche Gennaro Cassese, che guidò la compagnia carabinieri di Vigevano e la prima indagine. Il 27 giugno, l’aggiunto Stefano Civardi lo ha convocato per una seconda volta, concentrandosi sul verbale di Andrea Sempio del 4 ottobre 2008, quello in cui comparve il controverso scontrino del parcheggio.

Quattro ore di domande e risposte, con al centro l’apparente impossibile contemporanea presenza con gli amici Alessandro Biasibetti e Mattia Capra e un’interruzione non verbalizzata. Il magistrato chiede a Cassese se gli sia mai capitato che qualcuno si sentisse male durante un’escussione. Lui risponde: “Non lo posso escludere, ma non lo ricordo”. Alla domanda su eventuali malattie in grado di giustificare deficit patologici di memoria, replica: “No”.

A quel punto sulla scrivania arrivano gli atti di una chiamata al 118 per un attacco di lipotimia a Sempio. Cassese riesce solo a dire: “Non ricordo”. Civardi interrompe l’esame e gli legge l’articolo 371 bis del codice penale, quello sulle false informazioni al pubblico ministero.

Una nuova lettura del delitto di Garlasco

Il nuovo atto della Procura non riscrive ancora una sentenza. Ma prova a costruire una lettura alternativa, compatta e durissima, della morte di Chiara Poggi. L’accusa mette insieme intercettazioni, appunti, vecchie frasi, Dna, impronte, verbali e presunti vuoti investigativi del passato.

Sempio, per ora, resta indagato e ha scelto il silenzio. Ma il j’accuse letto in tre ore dai magistrati mostra chiaramente la direzione dell’inchiesta: secondo la Procura di Pavia, molti indizi rimasti separati per anni oggi convergerebbero verso un unico scenario. Ed è proprio questa convergenza che riporta il delitto di Garlasco al centro della cronaca giudiziaria italiana, quasi vent’anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi.