Elly Schlein incontra Obama a Toronto e sfida Meloni sul campo internazionale: il centrosinistra cerca la sua nuova rete globale

Elly Schlein ha incontrato Barack Obama a Toronto, a margine del Global progress action summit organizzato dal premier canadese Mark Carney. Un faccia a faccia dal peso politico evidente, non solo per il nome dell’ex presidente americano, ancora oggi icona mondiale del campo democratico, ma anche per il momento in cui arriva. Da una parte Giorgia Meloni alle prese con i rapporti con l’America di Donald Trump e con la missione romana del segretario di Stato Usa Marco Rubio tra Vaticano e palazzo Chigi. Dall’altra la segretaria del Pd che si muove sul versante opposto dell’Atlantico, dentro la rete dei progressisti internazionali.

Il contrasto è fin troppo facile, ma politicamente funziona. Meloni dialoga con la destra americana tornata al potere, Schlein si accredita nel circuito globale delle forze democratiche e progressiste. Due immagini opposte, due mondi politici diversi, due modi di leggere il nuovo disordine internazionale.

Schlein a Toronto con Obama e Carney

“È un’occasione molto importante qui a Toronto, è la seconda volta che partecipo al Global progress action summit, l’anno scorso a Londra”, ha spiegato Schlein, ricordando anche la sua presenza, a metà aprile, alla mobilitazione globale della sinistra organizzata dal leader spagnolo Pedro Sánchez. La segretaria dem sta cercando di costruire una dimensione internazionale più riconoscibile, uscendo dal recinto della politica italiana e collegando il Pd alle grandi famiglie progressiste occidentali.

Al centro del vertice, ha detto Schlein, c’è il tema di “come ricostruire un ordine internazionale che qualcuno sta cercando di smantellare per sostituire il diritto internazionale con la legge del più forte e del più ricco”. Una formula che parla al campo progressista, ma che inevitabilmente guarda anche al confronto con le destre sovraniste e con la nuova stagione trumpiana.

Il primo faccia a faccia con Barack Obama

Per Schlein l’incontro con Obama ha anche un valore personale. La segretaria del Pd, quando era studentessa universitaria a Bologna, fece la volontaria nelle due campagne elettorali dell’ex presidente americano, senza però incontrarlo direttamente. “Sarà il nostro primo incontro, non ci ho mai parlato personalmente”, aveva ammesso, lasciando trapelare un filo di emozione.

Il faccia a faccia è arrivato ora, nel momento in cui Schlein cerca di rafforzare il proprio profilo anche fuori dai confini italiani. Obama, dal canto suo, avrebbe ribadito il sostegno ai giovani leader. Una frase che, nel lessico della politica internazionale, vale più di una semplice cortesia: serve a costruire legittimazione, connessioni, appartenenza a una stessa famiglia politica.

Le vecchie connessioni con il mondo dem americano

I legami tra Schlein e l’universo democratico statunitense non nascono oggi. Già sette anni fa, durante la campagna per le regionali in cui la candidata Pd superò i 20mila voti, alla comunicazione contribuì anche Social Changes, società americana che aveva come direttore creativo il videomaker di Obama. Un dettaglio che oggi torna utile per raccontare una traiettoria: quella di una leader che ha sempre guardato al modello progressista americano, non solo come repertorio simbolico, ma anche come metodo politico e comunicativo.

A Toronto Schlein ha incontrato anche il premier canadese Mark Carney, che ha ringraziato per le parole pronunciate in Armenia, quando aveva affermato che l’ordine internazionale sarà ricostruito a partire dall’Europa. Un passaggio che la segretaria dem ha voluto valorizzare, perché consente di riportare il continente al centro della scena e di presentare il campo progressista come alternativa alla politica della forza.

La sfida a distanza con Meloni

Il punto politico è proprio questo. Nel giorno in cui il governo italiano guarda a Washington attraverso il rapporto con l’amministrazione Trump, Schlein prova a dire che esiste un’altra rete, un altro linguaggio, un’altra idea di leadership occidentale. Non è solo diplomazia di partito. È una battaglia di immagine.

Meloni può contare su una collocazione forte nel campo conservatore internazionale. Schlein tenta di rispondere mostrando il Pd dentro una trama progressista che va dal Canada agli Stati Uniti, passando per la Spagna e per l’Europa. L’incontro con Obama, da questo punto di vista, diventa una fotografia perfetta: non cambia da solo gli equilibri italiani, ma offre alla segretaria dem un simbolo potente da spendere nella costruzione della sua leadership.

Il Pd cerca una nuova postura internazionale

Per il Partito democratico, spesso accusato di muoversi con fatica tra identità nazionale e appartenenze europee, la presenza di Schlein a Toronto serve anche a mandare un messaggio interno. La segretaria vuole presentarsi come parte di una generazione progressista capace di parlare di democrazia, diritti, Europa, ordine internazionale e contrasto alla legge del più forte.

Resta da capire quanto questa rete globale riuscirà a tradursi in consenso concreto in Italia. Ma il segnale politico è chiaro: Schlein prova a uscire dall’angolo della polemica quotidiana e a costruire una cornice più larga. Obama, Carney, Sánchez, il summit di Toronto: tutti tasselli di una narrazione che vuole portare la segretaria del Pd su un terreno più alto, dove lo scontro con Meloni non riguarda soltanto il governo, ma il posto dell’Italia nel nuovo mondo che si sta formando.