Garlasco, Stefania Cappa rompe il silenzio sui video intimi di Chiara Poggi: “Me ne aveva parlato lei”, il nuovo nodo sul movente di Sempio

Le gemelle Cappa

Il nuovo fronte dell’inchiesta sul delitto di Garlasco passa ancora una volta dalla stanza di Chiara Poggi. Dal computer che il fratello Marco e gli amici usavano per giocare. Da una possibile chiavetta Usb. E soprattutto dai video intimi con Alberto Stasi, diventati oggi uno degli snodi più delicati del presunto movente attribuito dagli inquirenti ad Andrea Sempio: l’ossessione per la sorella dell’amico d’infanzia, nata, secondo l’ipotesi investigativa, dopo aver visto un filmato privato della ragazza.

A parlare, ora, sono due voci pesanti. Da un lato Marco Poggi, che continua a giurare di non aver mai visto quel video e di non averlo mai mostrato agli amici. Dall’altro Stefania Cappa, cugina di Chiara, che ai carabinieri di Milano ha raccontato una verità rimasta finora sullo sfondo: Chiara le aveva parlato di quei video. Lo aveva fatto, secondo il suo ricordo, con naturalezza, dentro un rapporto di confidenza familiare e femminile.

Marco Poggi e l’ipotesi della chiavetta Usb

Quando il 6 maggio Marco Poggi entra in Procura a Pavia, le domande dei magistrati partono inevitabilmente dal computer della sorella. Quel pc, secondo quanto emerge dagli atti, veniva utilizzato anche da lui e dai suoi amici. Alla domanda se potesse capitare che lo usassero in assenza di Chiara, Marco non chiude del tutto la porta: “A me sembra impossibile”, risponde, ma aggiunge di non poter escludere di essersi allontanato qualche volta per andare in bagno o a prendere da bere.

È una sfumatura importante. Non una conferma, ma nemmeno una negazione assoluta. Il fratello di Chiara resta fermo su un punto: lui quel video non lo ha mai visto e non lo ha mai fatto vedere a nessuno. Però, davanti alla lettura del soliloquio di Sempio in cui si parla di una telefonata e di un filmino intimo, Marco arriva a formulare un’ipotesi che definisce lui stesso folle.

“Non ho visto il video e non l’ho fatto vedere”

“Mi sembra una follia che lui abbia detto queste parole”, dice Marco Poggi. “Non mi so dare una spiegazione”. Poi aggiunge quella che, a suo giudizio, sarebbe l’unica ricostruzione possibile, pur nella sua assurdità: se davvero nell’intercettazione si parla di una chiavetta, allora Sempio potrebbe aver preso una penna Usb dalla camera di Chiara e averla portata via.

“Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa”, spiega Marco. E osserva anche che Chiara, probabilmente, se ne sarebbe accorta. Ma il punto resta: per la prima volta il fratello della vittima non si limita a respingere l’ipotesi, ma prova a immaginare come quel contenuto privato avrebbe potuto uscire dalla disponibilità di Chiara.

La stanza di Chiara e gli oggetti non troppo nascosti

Il racconto di Stefania Cappa aggiunge un tassello diverso. La cugina, oggi avvocata, ricorda che nell’estate del 2007 passava spesso da Chiara: “Circa un’oretta, o un’oretta e mezza, qualche pomeriggio durante la settimana”. Le due si confidavano sogni e progetti. Dentro quella confidenza, Chiara le avrebbe parlato anche dei video realizzati con Alberto Stasi.

Stefania ricorda un Natale in cui Chiara la portò in camera per mostrarle un regalo ricevuto da Alberto, un completino. Poi, nei mesi successivi, le parlò anche dei video. Secondo la cugina, lo fece “in maniera molto serena e semplice”. Un dettaglio che cambia il tono della vicenda: per Chiara quel rapporto con Stasi, anche nella sfera privata, non sarebbe stato vissuto come qualcosa di sporco o inquietante, ma come parte di una relazione affettiva e complice.

Stefania Cappa: “Chiara era innamorata di Alberto”

Stefania Cappa dice anche un’altra cosa: Chiara era innamorata di Alberto Stasi. Una frase che pesa perché restituisce una dimensione più intima della vittima, lontana dalle ricostruzioni fredde degli atti giudiziari. Chiara non viene descritta come una ragazza intrappolata in un segreto indicibile, ma come una giovane donna legata al fidanzato, capace di parlarne con una cugina in un clima di fiducia.

Secondo quanto ricostruito, alcuni oggetti legati alla sfera privata sarebbero stati conservati nell’armadio della ragazza, “non particolarmente nascosti”. Potenzialmente accessibili, dunque, a chi fosse entrato nella sua stanza. Ed è proprio qui che l’ipotesi degli investigatori si salda con il tema dell’accesso alla casa, alla camera, al computer e a eventuali supporti esterni come una chiavetta Usb.

Il ricordo dell’allarme pochi giorni prima del delitto

Nel verbale di Stefania compare anche un altro ricordo. Pochi giorni prima dell’omicidio, Chiara avrebbe sentito suonare un allarme e sarebbe uscita di corsa in strada così com’era vestita: canottiera bianca, pantaloncini corti e infradito. Un abbigliamento molto simile a quello che avrebbe avuto il giorno in cui venne uccisa.

La cugina la ricorda “molto spaventata”. È un frammento che gli inquirenti raccolgono oggi dentro una ricostruzione più ampia, fatta di dettagli, paure, movimenti, accessi e possibili presenze attorno alla villetta di via Pascoli.

Il movente dei video e la nuova lettura dell’inchiesta

Il punto centrale resta il presunto movente. Per i magistrati, i video intimi potrebbero aver avuto un ruolo nell’ossessione attribuita ad Andrea Sempio. Marco Poggi continua a escludere di averli visti o mostrati, ma ammette che, se davvero l’amico ne fosse entrato in possesso, l’unica spiegazione sarebbe quella di una chiavetta presa dalla stanza di Chiara.

Stefania Cappa, invece, conferma che quei video esistevano almeno come racconto nella vita privata della vittima. Chiara gliene parlò. Non con paura, non con vergogna, ma con semplicità. Ed è proprio questa normalità, oggi, a diventare uno dei punti più delicati dell’inchiesta: qualcosa che per Chiara apparteneva alla sua intimità potrebbe essere finito, secondo l’ipotesi investigativa, nelle mani sbagliate.