Garlasco, Stasi affonda i Ris: «Non distinguevano il sangue dalla barbabietola». E sui pedali della bici spuntano nuovi interrogativ

Alberto Stasi

«Le persone venivano portate in carcere sulla base di test che non distinguevano il sangue da una barbabietola». È una frase durissima quella pronunciata da Alberto Stasi contro i Ris di Parma, tornata prepotentemente d’attualità mentre le nuove indagini sul delitto di Garlasco continuano a sollevare interrogativi sugli accertamenti scientifici del 2007. Parole che l’uomo condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi aveva affidato a una vecchia intervista televisiva. Oggi quelle dichiarazioni assumono un significato particolare alla luce delle verifiche sui reperti e sui risultati delle analisi genetiche.

A riportarle al centro dell’attenzione è stata la puntata di Mattino Cinque di lunedì 12 ottobre. Durante la trasmissione, i giornalisti hanno ripercorso alcuni dei punti più controversi dell’inchiesta originaria. Dal portasapone del bagno ai pedali della bicicletta, fino ai campioni biologici utilizzati per i confronti, le domande riguardano soprattutto il modo in cui gli investigatori raccolsero, analizzarono e interpretarono le prove.

Stasi contro i Ris di Parma: «Erano mitizzati, poi ho scoperto una realtà diversa»

Nel servizio televisivo è tornato un passaggio di un’intervista che Alberto Stasi aveva rilasciato a Le Iene. In quell’occasione, l’ex studente della Bocconi criticava apertamente il lavoro degli specialisti del Ris di Parma.

«I Ris di Parma erano un po’ mitizzati. La sera la gente guardava la tv e vedeva queste persone che risolvevano i delitti più complicati nel tempo di un episodio. Scoprire che le persone, in realtà, venivano portate in carcere sulla base di test che non distinguevano il sangue da una barbabietola illuminava una situazione che si pensava diversa».

Una dichiarazione che esprimeva tutta la sfiducia di Stasi nei confronti degli accertamenti scientifici compiuti durante le indagini.

Ma l’attacco non si fermava alla qualità delle analisi. Stasi metteva in discussione anche le motivazioni che, a suo giudizio, avrebbero guidato gli investigatori dopo l’emergere delle prime contestazioni.

«Fu come un punto di non ritorno. Non si trattava più di svolgere un’indagine, ma di salvare la propria carriera e la propria reputazione».

Sono valutazioni espresse da Stasi, non conclusioni accertate sull’operato degli investigatori. Il loro ritorno in televisione, però, coincide con una fase in cui proprio alcuni esami del 2007 tornano al centro del dibattito.

Il mistero del dispenser del sapone: almeno nove contatti papillari

Uno dei primi interrogativi riguarda il dispenser del sapone presente nel bagno della villetta di via Pascoli, dove Chiara Poggi morì il 13 agosto 2007.

Durante le indagini, gli investigatori attribuirono ad Alberto Stasi due impronte sul portasapone. Ma secondo la sua difesa, sullo stesso oggetto sarebbero presenti ulteriori tracce che meriterebbero nuovi approfondimenti.

Nella memoria dell’agosto 2025, i legali di Stasi hanno chiesto nuovi accertamenti su almeno nove contatti papillari. Alcuni di questi potrebbero risultare utili per ulteriori confronti.

La questione riguarda quindi la possibilità di recuperare informazioni da tracce già individuate, utilizzando gli strumenti di analisi oggi disponibili.

Il Dna sui pedali della bicicletta e il confronto con il cucchiaino

Ancora più delicato è il capitolo relativo al materiale genetico che gli specialisti analizzarono sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Durante Mattino Cinque è emersa una domanda precisa: perché gli investigatori confrontarono il Dna dei pedali con quello di un cucchiaino usato da Chiara Poggi per fare colazione? Perché non utilizzarono invece i campioni di sangue raccolti come materiale di riferimento?

Secondo quanto ha riportato la trasmissione, il verbale del 4 settembre 2007 documenterebbe infatti il prelievo di campioni ematici destinati proprio ai confronti genetici.

Un altro interrogativo riguarda le quantità di materiale genetico attribuite al cucchiaino e ai pedali. La trasmissione ha avanzato l’ipotesi di un possibile scambio di provette, senza però presentarla come una circostanza dimostrata.

Sono questioni che riportano l’attenzione sulla tracciabilità dei campioni e sulle procedure adottate durante le analisi originarie. Proprio i risultati positivi e negativi ottenuti sui reperti della bicicletta hanno già alimentato nuove polemiche.

Il 18 ottobre la difesa di Sempio prepara le contromosse

Mentre tornano a far discutere gli accertamenti del 2007, la nuova inchiesta della Procura di Pavia si avvicina a una scadenza importante.

Entro domenica 18 ottobre, i difensori di Andrea Sempio potranno depositare le proprie controdeduzioni alle consulenze degli inquirenti. Tra gli elementi sui quali si concentra maggiormente l’attenzione figura la cosiddetta traccia 33, l’impronta individuata sulla parete delle scale che conducono alla cantina.

I legali dell’indagato stanno lavorando anche sulle impronte delle scarpe rilevate sulla scena del crimine, con l’obiettivo di contestare la ricostruzione proposta dall’accusa.

«Grande attenzione c’è sull’impronta 33 e sulle impronte di scarpe trovate sul luogo del delitto. I difensori si dicono certi di poter smontare le teorie dell’accusa con alcuni elementi di grande rilievo», ha riferito l’inviato di Mattino Cinque.

La difesa potrebbe inoltre depositare una nuova consulenza medico-legale.

La perizia Cattaneo e i tempi dell’omicidio che cambiano

Un altro elemento centrale della nuova indagine riguarda la ricostruzione temporale dell’aggressione.

La consulenza della patologa forense Cristina Cattaneo ha ampliato l’intervallo compatibile con la dinamica dell’omicidio. Rispetto alla precedente stima di circa quindici-trenta minuti, gli esperti hanno preso in considerazione una durata fino a sessanta minuti.

La nuova valutazione potrebbe incidere sulla ricostruzione degli spostamenti dei soggetti coinvolti nell’inchiesta e sulla compatibilità delle rispettive versioni con quanto accaduto nella villetta.

La difesa di Sempio potrebbe rispondere proprio con una relazione medico-legale destinata a contestare alcuni passaggi della ricostruzione degli esperti della Procura.

Garlasco, le vecchie parole di Stasi tornano a pesare sul caso

Il ritorno delle dichiarazioni di Alberto Stasi sui Ris arriva dunque in un momento nel quale gli accertamenti scientifici occupano nuovamente il centro della vicenda giudiziaria.

Da una parte c’è la condanna definitiva di Stasi, che continua a scontare la pena per l’omicidio di Chiara Poggi. Dall’altra c’è la nuova indagine su Andrea Sempio, nella quale gli investigatori stanno rivalutando tracce e ricostruzioni relative alla mattina del delitto.

Le domande sul dispenser del sapone, sul cucchiaino e sui pedali della bicicletta non dimostrano di per sé errori o scambi di campioni. Alimentano però il confronto sulle procedure che gli investigatori adottarono diciannove anni fa.

E proprio mentre la difesa di Sempio si prepara a depositare le proprie osservazioni, tornano a risuonare le parole con cui Stasi contestava il lavoro degli investigatori: «Non si trattava più di svolgere un’indagine, ma di salvare la propria carriera e la propria reputazione».