Pietracatella, il primario del Cardarelli interrogato sulla morte di madre e figlia avvelenate con la ricina: cinque medici sotto inchiesta

Cinque medici indagati, un primario convocato in Questura e i risultati delle analisi sui reperti ancora fermi a Berlino. L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina nel dicembre 2025 a Pietracatella, si concentra anche sulle ultime ore di vita delle due vittime e sulle cure ricevute prima del decesso. Gli investigatori hanno ascoltato per circa mezz’ora Vincenzo Cuzzone, primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, chiamato a ricostruire le fasi finali del ricovero di madre e figlia.

Cuzzone è stato sentito come testimone, nell’ambito degli approfondimenti tecnici disposti per verificare la successione degli eventi clinici. La sua audizione si inserisce nel filone dell’inchiesta che riguarda le eventuali responsabilità sanitarie, mentre la Procura di Larino continua a cercare chi abbia somministrato il veleno alle due donne.

Cinque medici indagati per omicidio colposo e lesioni

La vicenda giudiziaria comprende due distinti filoni investigativi. Il primo riguarda l’avvelenamento di Antonella e Sara e punta a identificare chi abbia provocato la loro morte. Il secondo esamina invece l’assistenza sanitaria prestata alle due donne. In quest’ultimo procedimento risultano indagati cinque medici per le ipotesi di omicidio colposo e lesioni colpose.

Gli accertamenti dovranno chiarire se, durante il percorso sanitario delle vittime, siano stati commessi errori o omissioni rilevanti e quale eventuale incidenza abbiano avuto sull’evoluzione del quadro clinico. La testimonianza di Cuzzone assume rilievo proprio per la sua conoscenza delle fasi più critiche del ricovero. Il primario ha ricostruito gli ultimi momenti di vita delle pazienti, fornendo agli investigatori elementi tecnici utili a esaminare la gestione dell’emergenza.

Non sono stati resi noti i dettagli delle sue dichiarazioni, né eventuali valutazioni sulle condotte dei professionisti coinvolti nell’inchiesta parallela.

Ricina, attesi da Berlino i risultati sui reperti sequestrati

Sul fronte delle indagini per il duplice omicidio, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha comunicato che non sono ancora arrivati dal Robert Koch Institute di Berlino i risultati degli esami effettuati sui reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella. Il materiale era stato prelevato nel luglio 2026 e inviato all’istituto tedesco per gli approfondimenti di laboratorio.

L’attesa riguarda quindi gli esiti relativi a quegli specifici reperti, che potrebbero contribuire a ricostruire la presenza e la possibile diffusione della tossina nell’ambiente domestico.

Gli accertamenti sono particolarmente importanti perché uno dei principali interrogativi dell’inchiesta resta il modo in cui Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita siano entrate in contatto con la ricina.

La ricostruzione della somministrazione del veleno costituisce il passaggio decisivo per individuare eventuali responsabilità nell’omicidio, mentre gli approfondimenti sanitari mirano a verificare separatamente le circostanze dei decessi.

Due indagini sulla stessa tragedia

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino procede dunque su due fronti: la ricerca del responsabile dell’avvelenamento e la verifica delle cure ricevute dalle vittime.

L’audizione del primario del Cardarelli riguarda il secondo aspetto, ma la ricostruzione delle condizioni cliniche di madre e figlia può fornire informazioni utili anche a definire la sequenza temporale dell’intossicazione.

Per il filone relativo al duplice omicidio, invece, resta centrale l’esame dei reperti sequestrati nell’abitazione. La procuratrice Antonelli ha confermato che i risultati delle analisi svolte a Berlino sono ancora attesi, senza indicare una data per la loro trasmissione.