Stanotte le lancette tornano indietro di un’ora e termina il periodo di ora legale del 2026. Secondo i dati di Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica ad alta e altissima tensione, nei mesi scorsi l’Italia ha risparmiato circa 300 milioni di kilowattora di elettricità.
L’energia risparmiata corrisponde al fabbisogno medio annuo di circa 115mila famiglie e si traduce in un beneficio economico superiore a 90 milioni di euro. Sul fronte ambientale, il minor consumo ha evitato l’emissione di circa 140mila tonnellate di anidride carbonica.
Il meccanismo dell’ora legale consente di sfruttare più a lungo la luce naturale nelle ore serali, riducendo il ricorso all’illuminazione elettrica e, di conseguenza, i consumi energetici.
I risparmi dal 2004 a oggi
I risultati del 2026 si inseriscono in una tendenza consolidata. Secondo le stime di Terna, dal 2004 al 2026 l’ora legale ha permesso all’Italia di risparmiare oltre 12,3 miliardi di kilowattora di energia elettrica, con un beneficio economico complessivo di circa 2,4 miliardi di euro per i cittadini.
Per calcolare il valore dell’energia risparmiata nel 2026, Terna ha utilizzato un costo medio di 31,4 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse. Il riferimento è la tariffa applicata al cliente domestico tipo nel servizio di maggior tutela, sulla base dei dati dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera).
Ora legale e ora solare, il dibattito continua
L’Italia ha introdotto per la prima volta l’ora legale nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, con l’obiettivo di ridurre i consumi sfruttando più a lungo la luce naturale. Da allora, il cambio dell’ora è diventato un appuntamento ricorrente, ma continua a dividere l’opinione pubblica. Al centro del dibattito ci sono i vantaggi energetici della maggiore luminosità serale e le possibili conseguenze del cambio semestrale sul sonno e sui ritmi biologici. La discussione riguarda anche l’opportunità di mantenere stabilmente l’ora legale o quella solare durante tutto l’anno.
Nel 2019 il Parlamento europeo ha votato a favore dell’abolizione del cambio stagionale dell’ora, lasciando agli Stati membri la scelta dell’orario da adottare in modo permanente. La proposta, tuttavia, non ha trovato attuazione a causa della mancanza di un accordo tra i governi, preoccupati anche dalle possibili differenze di orario tra i Paesi del mercato unico. Nel 2026 la questione è tornata al centro dell’attenzione europea, con nuove richieste di confronto. Sul tavolo restano il risparmio energetico, gli effetti sulla salute e sul riposo, oltre alle possibili conseguenze per i trasporti e le attività economiche.







