La caccia a chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara entra in una fase cruciale. Dopo mesi di interrogativi, accertamenti e piste investigative, gli inquirenti puntano sulle tracce informatiche lasciate da chi si è interessato alla ricina, il veleno che ha ucciso madre e figlia nel dicembre 2025. Da oggi, martedì 13 ottobre, gli investigatori hanno avviato una serie di verifiche in quattro scuole del Molise, passando al setaccio circa 155 postazioni informatiche alla ricerca di un collegamento fra i dispositivi e le ricerche online finite sotto la lente della Procura di Larino.
Il primo intervento è scattato all’Istituto Agrario di Riccia, dove intorno alle 9.50 sono arrivati cinque agenti della Squadra mobile e dello SCO, il Servizio centrale operativo della Polizia. L’obiettivo è analizzare 71 computer, ricostruire gli accessi alla rete e recuperare eventuali dati utili all’indagine. Non si cercano soltanto file ancora presenti nei dispositivi, ma anche tracce di navigazione, collegamenti e informazioni che potrebbero essere state cancellate.
La pista Reddit e le domande inquietanti: «Come si nascondono le tracce del veleno?»
A rendere particolarmente delicata questa nuova fase dell’inchiesta sono alcune ricerche online sulla ricina, compiute prima e dopo la morte delle due vittime. Fra gli elementi al vaglio degli investigatori figurano anche messaggi pubblicati su Reddit da un utente che si sarebbe presentato come scrittore, interessato al veleno per esigenze narrative.
Nell’agosto 2025 l’utente avrebbe cercato informazioni sulla sostanza tossica. Il 5 gennaio 2026, dopo la tragedia di Pietracatella, avrebbe posto domande ancora più inquietanti: come nascondere le tracce della ricina e se un’autopsia fosse in grado di individuarla.
Le verifiche tecniche avrebbero ricondotto alcuni collegamenti all’area di Pietracatella, senza però consentire finora di attribuire quelle attività a una persona precisa. Ed è proprio questo il passaggio che gli investigatori cercano di compiere: dare un nome a chi si trovava dietro lo schermo.
Quattro scuole, quattro giorni di controlli: ecco dove cercano gli investigatori
Il calendario delle operazioni è serrato. Dopo l’Istituto Agrario di Riccia, mercoledì 14 ottobre gli accertamenti proseguiranno al Liceo scientifico della stessa località. Giovedì 15 ottobre sarà la volta del Liceo classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice Di Vita. Venerdì 16 ottobre gli investigatori si sposteranno al Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda.
Gli istituti sono collegati, attraverso rapporti scolastici o professionali, a persone che compaiono nella ricostruzione dell’ambiente familiare e sociale delle vittime. Questo non significa che tali persone siano responsabili di alcunché: gli accertamenti servono a verificare se le reti e i computer delle scuole possano aver conservato tracce utili a identificare l’autore delle ricerche.
Gli specialisti dovranno ricostruire anche il funzionamento delle connessioni, l’eventuale presenza di sistemi proxy e la possibilità di recuperare informazioni non più immediatamente visibili. Una singola traccia digitale, se collegata a un accesso identificabile e a un orario preciso, potrebbe imprimere una svolta all’inchiesta.
La relazione dalla Germania e la domanda decisiva: chi cercava la ricina?
Sul tavolo della Procura resta anche l’attesa relazione degli esperti del Robert Koch Institut di Berlino, impegnati negli accertamenti sui campioni sequestrati. Le analisi scientifiche e quelle informatiche rappresentano due fronti distinti ma potenzialmente complementari: da una parte ricostruire la presenza del veleno, dall’altra capire chi abbia cercato informazioni per conoscerne gli effetti e le modalità di individuazione.
Il cerchio investigativo si restringe attorno a una domanda sempre più precisa: chi ha effettuato quelle ricerche sulla ricina, da dove e perché? Non è ancora il nome del responsabile, ma è una direzione concreta di indagine che potrebbe trasformare una traccia anonima in un elemento decisivo.
Per Pietracatella sono quattro giorni di attesa e tensione. Il mistero che circonda la morte di Antonella e Sara Di Vita resta aperto, ma adesso gli investigatori cercano risposte dentro computer, registri di accesso e tracce digitali. E qualcuno, dietro quelle ricerche, potrebbe aver lasciato molto più di quanto immaginasse.







