La tregua annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha fermato gli attacchi russi contro l’Ucraina. Mentre Washington continua a parlare di un’intesa per interrompere i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, Mosca non ha confermato formalmente un accordo e Kiev denuncia nuove incursioni contro impianti elettrici e aree residenziali. Sullo sfondo di una mediazione americana ancora priva di risultati verificabili, l’Unione europea rafforza le sanzioni contro il complesso militare-industriale russo.
Nella mattinata di martedì 13 ottobre il Cremlino ha detto che i contatti sulla tregua energetica proseguono, senza chiarire con chi stia parlando Mosca. Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che gli attacchi notturni non hanno colpito obiettivi energetici ucraini: una versione ufficiale che non risolve il nodo principale, cioè l’assenza di un’intesa operativa confermata da entrambe le capitali.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito che nella giornata di lunedì le forze russe hanno colpito sei impianti energetici, provocando interruzioni delle forniture elettriche in diverse zone del Paese. Kiev ribadisce la disponibilità a una sospensione reciproca degli attacchi contro le infrastrutture energetiche, ma chiede garanzie concrete e verificabili.
Trump annuncia la tregua, ma Mosca continua a bombardare
Trump ha sostenuto che Vladimir Putin sarebbe più interessato alla tregua energetica rispetto a Zelensky e ha attribuito a entrambi i contendenti la responsabilità di presunte violazioni del cessate il fuoco. L’esistenza di un’intesa operativa condivisa e accettata dalle due capitali, tuttavia, non risulta confermata. Le autorità ucraine hanno detto di non essere state coinvolte preventivamente nell’annuncio americano; il Cremlino ha mantenuto una posizione prudente senza assumere un impegno equivalente a quello descritto da Washington.
La protezione delle infrastrutture civili è cruciale in vista dei mesi più freddi, quando energia elettrica e riscaldamento diventano essenziali. I bombardamenti contro centrali e reti di distribuzione aggravano una situazione già segnata da anni di guerra.
L’Europa colpisce l’industria militare russa, la Nato avverte Mosca
Il 12 ottobre i ministri degli Esteri dei Ventisette hanno adottato misure restrittive contro 1.569 persone ed entità collegate al complesso militare-industriale di Mosca, con particolare attenzione alle filiere necessarie alla produzione dei missili balistici. Kaja Kallas ha definito il provvedimento il più ampio allargamento della lista delle sanzioni dall’inizio della guerra; oltre la metà delle nuove designazioni riguarda la catena produttiva dei missili.
Il comandante supremo delle forze alleate in Europa, generale Alexus Grynkewich, ha ribadito durante il Warsaw Security Forum che la Nato non cerca uno scontro militare con la Russia, ma è pronta a reagire nel caso in cui uno Stato membro venga attaccato. È un messaggio di deterrenza, non l’annuncio di un intervento diretto nella guerra ucraina.
Washington e Bruxelles sempre più distanti sulla pressione contro Putin
Trump punta sulla trattativa diretta con Putin e sulla possibilità di raggiungere intese settoriali; diversi governi dell’Unione ritengono invece indispensabile mantenere le sanzioni finché Mosca non dimostrerà concretamente la volontà di interrompere le operazioni militari. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che serve una pressione costante, mentre Emmanuel Macron ha escluso elementi sufficienti per modificare la posizione europea.
Gli annunci della Casa Bianca, le richieste di garanzie di Kiev e le misure punitive di Bruxelles procedono su binari differenti. Mentre i governi discutono di negoziati e condizioni per la pace, gli attacchi continuano e la popolazione ucraina ne sopporta le conseguenze.
Redazione Politica
Leggi anche
Ucraina, Meloni difende Kiev ma nella risoluzione scompare Trump








