L’attacco più duro a Donald Trump arriva da un uomo che per quattro anni è stato al suo fianco alla Casa Bianca. Mike Pence, vicepresidente degli Stati Uniti durante il primo mandato del tycoon, rompe con la linea dell’attuale amministrazione sulla Russia e denuncia quella che considera una scelta pericolosa per l’Ucraina e per la sicurezza dell’intero Occidente. Al centro dello scontro c’è la decisione americana di allentare le sanzioni sull’energia russa, una misura che secondo Pence rischia di offrire a Vladimir Putin nuove risorse per proseguire la guerra.
Non è una critica pronunciata da un esponente democratico, ma da uno dei protagonisti della precedente amministrazione repubblicana. Ed è proprio questo a dare particolare peso politico alle sue parole. Pence contesta Trump richiamandosi alla tradizione conservatrice americana, alla fermezza nei confronti di Mosca e alla responsabilità degli Stati Uniti verso gli alleati europei.
Mike Pence contro Trump: «Un tradimento della leadership di Lindsey Graham»
L’ex vicepresidente affida a un lungo intervento su X la propria posizione, contestando la scelta di Washington mentre continuano gli attacchi russi contro le città ucraine.
«La decisione del presidente Trump di revocare le sanzioni sul carburante russo in mezzo agli attacchi in corso e brutali di Putin contro obiettivi civili in Ucraina non ha senso», scrive Pence.
L’ex vicepresidente parla anche di un tradimento dell’eredità politica del senatore Lindsey Graham, ricordandone l’impegno per imporre misure economiche severe contro Mosca.
Secondo Pence, la Casa Bianca sta scegliendo una direzione opposta proprio mentre l’Ucraina continua a combattere per la propria sopravvivenza. La sua accusa è precisa: ridurre la pressione economica sulla Russia significa rischiare di rafforzarne la capacità militare.
«L’America non deve lanciare una corda di salvataggio a Putin»
Pence insiste soprattutto sulle conseguenze economiche delle decisioni americane. Il settore energetico rappresenta una fonte importante di entrate per la Russia, e l’ex vicepresidente teme che l’allentamento delle restrizioni possa favorire indirettamente lo sforzo bellico del Cremlino.
«L’America non dovrebbe lanciare una corda di salvataggio alla macchina da guerra di Putin», afferma, chiedendo a Trump di tornare alle politiche adottate durante il suo primo mandato.
Il contrasto politico è evidente. Pence richiama proprio l’esperienza condivisa con Trump alla Casa Bianca per sostenere che gli Stati Uniti dovrebbero mantenere una posizione più rigida nei confronti dell’aggressione russa.
L’ex vicepresidente chiede inoltre sanzioni contro i Paesi che acquistano energia da Mosca, nella convinzione che la pressione economica possa contribuire a indebolire la capacità della Russia di proseguire il conflitto.
«Putin non vuole la pace, vuole l’Ucraina»: l’avvertimento all’Europa
Il passaggio più significativo riguarda le intenzioni attribuite al presidente russo. Pence respinge l’idea che Vladimir Putin possa accontentarsi di una soluzione diplomatica che lasci intatta la sovranità ucraina.
«Putin non vuole la pace. Putin vuole l’Ucraina», sostiene l’ex vicepresidente, formulando poi un avvertimento che riguarda direttamente gli alleati europei.
Secondo Pence, un’eventuale vittoria russa potrebbe aumentare il rischio di un confronto con la Nato. L’ex vicepresidente teme che Mosca possa spingersi oltre i confini ucraini, creando una situazione nella quale anche le forze americane sarebbero chiamate a intervenire.
Si tratta di una valutazione politica e strategica di Pence, non della previsione di un attacco russo già accertato. Il suo ragionamento è però chiaro: sostenere Kiev oggi significa, nella sua visione, ridurre il rischio di una crisi ancora più grave domani.
La visita in Ucraina e la convinzione che Mosca possa essere fermata
Pence racconta di aver visitato l’Ucraina il mese precedente e di aver osservato personalmente gli effetti del conflitto. Dalla sua esperienza trae una conclusione netta: l’esercito russo non sarebbe riuscito a raggiungere gli obiettivi iniziali e Kiev avrebbe dimostrato una capacità di resistenza superiore alle aspettative.
«Putin sta perdendo questa guerra», afferma l’ex vicepresidente, sottolineando il ruolo delle tecnologie militari sviluppate dagli ucraini.
Pence richiama in particolare l’impiego dei droni, che ha modificato profondamente le operazioni sul campo e consentito all’Ucraina di colpire obiettivi anche all’interno del territorio russo.
La sua interpretazione dell’andamento del conflitto rimane una valutazione politica. Tuttavia, serve a sostenere il punto centrale del suo intervento: Washington dovrebbe rafforzare il sostegno militare a Kiev anziché ridurre la pressione su Mosca.
«L’America è il leader del mondo libero»: la sfida alla Casa Bianca
Nella parte conclusiva del messaggio, Pence richiama direttamente il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Per l’ex vicepresidente, la sicurezza americana non può essere separata da quella degli alleati europei e dell’Ucraina.
«L’America è il Leader del Mondo Libero», scrive, chiedendo a Trump di annullare l’accordo sull’energia russa e di collaborare con gli alleati per garantire a Kiev gli strumenti necessari a difendersi.
L’ex vicepresidente invoca una politica fondata su sanzioni economiche e sostegno militare, sostenendo che soltanto una posizione ferma possa contrastare l’aggressione russa.
Il messaggio si chiude con «Slava Ukraini», il saluto patriottico ucraino diventato uno dei simboli della resistenza all’invasione.
La frattura repubblicana sulla Russia e il futuro dell’Ucraina
L’intervento di Pence mette in evidenza una differenza profonda tra due visioni della politica estera americana. Da una parte, l’approccio dell’amministrazione Trump alle sanzioni energetiche; dall’altra, la richiesta dell’ex vicepresidente di mantenere una pressione economica e militare costante sulla Russia.
Le sue parole non dimostrano l’esistenza di una ribellione organizzata all’interno del Partito repubblicano, ma rappresentano una contestazione pubblica di particolare rilievo. A pronunciarle è infatti un uomo che ha condiviso con Trump quattro anni di governo e che rivendica proprio quell’esperienza per criticare le scelte attuali.
Per Pence, la questione va oltre il destino dell’Ucraina. Riguarda la credibilità degli Stati Uniti, la sicurezza europea e la capacità dell’Occidente di opporsi a un’aggressione militare.
Il suo messaggio a Trump è inequivocabile: l’America non dovrebbe alleggerire la pressione su Putin mentre la guerra continua. Dovrebbe invece collaborare con gli alleati per impedire che la Russia raggiunga i propri obiettivi attraverso la forza.







