Ricina a Pietracatella, il marito dell’amante di Gianni Di Vita incontrò Antonella il giorno prima del presunto avvelenamento: il giallo

La foto di Rai 2 che mostra Gianni De Vita con la cugina e l’amica Monia

Un incontro nello studio professionale di Campobasso, il 22 dicembre 2025, appena ventiquattr’ore prima della data considerata più probabile per l’avvelenamento da ricina. È uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute alla fine dello scorso dicembre a Pietracatella. A incontrare Antonella fu il marito della donna con cui Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, ha ammesso di avere avuto una relazione extraconiugale.

L’uomo, tecnico di laboratorio presso l’istituto Agrario di Riccia, avrebbe avuto anche numerosi contatti con Antonella nelle settimane precedenti la tragedia. Gli investigatori stanno ricostruendo il contenuto di quelle comunicazioni e i rapporti tra le due famiglie. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, tra il tecnico e Antonella ci sarebbero stati scambi di messaggi anche nei giorni in cui la donna accusava i sintomi dell’intossicazione.

L’incontro del 22 dicembre tra Antonella e il marito dell’amante

L’appuntamento avvenne nello studio di Campobasso che Antonella Di Ielsi, consulente del lavoro, condivideva professionalmente con il marito Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. Il giorno successivo, 23 dicembre, è quello sul quale si concentra una parte importante della ricostruzione dell’avvelenamento.

Quella sera Gianni, Antonella e Sara cenarono insieme nell’abitazione familiare. La figlia maggiore Alice, 19 anni, era invece uscita con gli amici per andare in pizzeria. Due giorni dopo comparvero i primi malori. Sara morì il 27 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, mentre Antonella si spense la mattina seguente.

Il marito dell’amante di Di Vita era già stato ascoltato più volte dalla Squadra mobile. Gli investigatori hanno approfondito i suoi contatti con Antonella, cercando di chiarire la natura dei loro rapporti e il motivo dell’incontro avvenuto alla vigilia della presunta somministrazione del veleno.

Gianni Di Vita ammette il tradimento

L’intreccio sentimentale è emerso progressivamente attraverso le audizioni. Gianni Di Vita avrebbe inizialmente taciuto la relazione con un’amica di vecchia data, insegnante di matematica al liceo Scientifico di Riccia, per poi confermarla davanti agli investigatori.

«Sì, ho tradito mia moglie», avrebbe dichiarato l’ex sindaco, facendo anche il nome della donna. La relazione sarebbe stata confermata durante un lungo confronto negli uffici della Questura di Campobasso, organizzato per chiarire alcune contraddizioni emerse nelle rispettive dichiarazioni.

L’insegnante era stata ascoltata più volte e, in una precedente convocazione, si era presentata accompagnata dal marito. Successivamente gli investigatori avevano deciso di confrontare direttamente le versioni della donna e di Gianni Di Vita.

Secondo le ricostruzioni emerse, i rapporti tra Antonella e l’insegnante non sarebbero stati sereni. Anche questo elemento ha attirato l’attenzione degli inquirenti, impegnati a ricostruire eventuali tensioni personali precedenti al duplice avvelenamento.

Ascoltate anche la sorella e la nipote del marito dell’amante

Gli approfondimenti sull’incontro del 22 dicembre hanno coinvolto anche due familiari dell’uomo. La Squadra mobile ha convocato la sorella e la nipote del tecnico di laboratorio, ascoltate nell’ambito della ricostruzione dei rapporti personali precedenti alla tragedia.

Gli investigatori hanno sentito inoltre un conoscente dell’insegnante, rimasto negli uffici della polizia per circa due ore. L’audizione è stata descritta come di particolare rilievo. Nel corso dei mesi sono state raccolte oltre duecento testimonianze, mentre l’attenzione si è progressivamente spostata sulle relazioni tra Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la coppia di amici.

Tra gli elementi recuperati dal telefono della vittima figura anche un messaggio del 2018, nel quale Antonella chiedeva a un’amica aiuto per trovare un avvocato divorzista. Un dettaglio che documenta difficoltà matrimoniali risalenti a diversi anni prima dell’avvelenamento.

La pista sentimentale e le indagini sul veleno

La Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, continua a lavorare sull’ipotesi del duplice omicidio. Nel fascicolo principale non risultano persone indagate, mentre una donna ascoltata durante gli approfondimenti sulla crisi matrimoniale è stata iscritta in un procedimento collegato per false comunicazioni e favoreggiamento.

Parallelamente proseguono gli accertamenti informatici nelle scuole frequentate per lavoro da alcune delle persone coinvolte nelle audizioni. Gli investigatori cercano tracce di ricerche online sulla ricina e altri veleni, mentre sono attesi gli esiti delle analisi affidate al Robert Koch Institute di Berlino sui reperti sequestrati.

Il punto sul quale si concentrano gli approfondimenti relativi alla pista sentimentale rimane l’incontro del 22 dicembre. Gli investigatori vogliono ricostruire perché il marito della donna legata a Gianni Di Vita si recò nello studio di Antonella, quale fosse il contenuto delle loro conversazioni e che cosa si siano detti nei messaggi scambiati nei giorni successivi.