Pietracatella, svolta nel giallo della ricina: Antonella e Sara uccise per errore? Il vero bersaglio poteva essere il padre

Gianni Di Vita con Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De André

E se il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita fosse stato destinato a qualcun altro? È la domanda che apre uno degli scenari più inquietanti nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella, il paese in provincia di Campobasso sconvolto dalla morte delle due donne dopo Natale. Gli investigatori stanno approfondendo la possibilità che il vero bersaglio fosse Gianni Di Vita, marito di Antonella, padre di Sara ed ex sindaco del paese. Madre e figlia, dunque, potrebbero aver ingerito la ricina senza essere le destinatarie dell’avvelenamento.

La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, continua a coordinare un’indagine contro ignoti per duplice omicidio premeditato, senza escludere alcuna pista. Ma le ultime iniziative investigative riportano l’attenzione sui rapporti personali e familiari delle vittime, mentre gli specialisti della Polizia cercano di ricostruire il percorso del veleno e soprattutto di capire chi possa averlo procurato e utilizzato.

Il punto cruciale è proprio questo: stabilire se Antonella e Sara fossero gli obiettivi dell’assassino oppure se la ricina fosse stata preparata per colpire un’altra persona. Una differenza che cambierebbe radicalmente la ricostruzione del delitto e del suo possibile movente.

Il movente passionale, le voci sulla separazione e il rapporto con Monia

Tra le ipotesi approfondite dagli investigatori c’è quella passionale, legata alla situazione matrimoniale di Antonella e Gianni Di Vita. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la donna avrebbe avuto intenzione di separarsi dal marito, mentre nell’inchiesta sarebbero emerse anche presunte relazioni dell’ex sindaco.

Particolare attenzione viene riservata al rapporto fra Gianni Di Vita e Monia, una sua amica di vecchia data che insegna matematica al liceo scientifico di Riccia. I due sarebbero stati messi a confronto negli uffici della Squadra mobile per chiarire alcune divergenze nelle rispettive dichiarazioni.

La circostanza assume rilievo nell’ambito della ricostruzione dei rapporti personali che circondavano la famiglia, ma non equivale all’attribuzione di responsabilità. Gli investigatori cercano elementi concreti che consentano di collegare eventuali tensioni private alla presenza della ricina.

La visita del 22 dicembre e i messaggi di Natale: gli investigatori ricostruiscono gli ultimi contatti

Un altro elemento finito sotto la lente riguarda Michele, marito di Monia e tecnico presso l’Istituto Agrario di Riccia. Secondo quanto riportato da Repubblica, l’uomo avrebbe incontrato Antonella Di Ielsi la sera del 22 dicembre nello studio di commercialista di Gianni Di Vita, a Campobasso, circa ventiquattro ore prima del presunto avvelenamento.

Sempre secondo la stessa ricostruzione, Michele avrebbe continuato a scambiare messaggi con Antonella durante le festività natalizie, anche quando la donna aveva già cominciato a stare male.

Sono circostanze che gli investigatori intendono ricostruire nella loro esatta successione temporale. Sapere chi abbia incontrato Antonella nelle ore precedenti all’avvelenamento e quali contatti siano proseguiti nei giorni successivi può contribuire a individuare il momento in cui il veleno è entrato nella vicenda.

Non emerge, dalle informazioni pubblicate, alcuna prova che attribuisca a Michele o a Monia un ruolo nell’avvelenamento.

Blitz nelle scuole, fino a 200 computer sequestrati: caccia alle ricerche sulla ricina

Parallelamente alla pista dei rapporti personali, la Procura ha disposto quattro perquisizioni informatiche negli istituti scolastici del Molise. I decreti firmati dalla procuratrice Antonelli prevedono verifiche e sequestri che potrebbero interessare complessivamente circa 200 computer, tra laboratori e uffici di presidenza.

Il primo intervento riguarda l’Istituto Agrario di Riccia, dove lavora Michele. Gli accertamenti proseguiranno al liceo scientifico della stessa cittadina, dove insegna Monia, e al liceo classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella maggiore Alice, diplomatasi a luglio. L’ultima tappa è prevista al liceo Silvio Di Lalla di Casacalenda, dove insegna come docente di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni, già ascoltata sei volte in Questura.

Gli specialisti della Squadra mobile e del Servizio centrale operativo cercano tracce di navigazione, accessi e ricerche online sulla ricina. L’obiettivo è capire se qualcuno abbia utilizzato i dispositivi o le reti degli istituti per cercare informazioni sul veleno prima o dopo la tragedia.

Il mistero di Reddit: chi cercava informazioni sui semi di ricino?

A rendere ancora più delicata l’indagine è l’attività di un utente su Reddit che avrebbe posto domande sulla possibilità di uccidere utilizzando semi di ricino schiacciati. Quelle ricerche rappresentano uno degli elementi che gli investigatori stanno cercando di approfondire attraverso gli accertamenti informatici.

Il problema è risalire dall’attività online a una persona identificabile. Per questo le verifiche non si fermano ai singoli computer, ma riguardano anche le connessioni e le eventuali tracce digitali conservate nelle reti scolastiche.

La pista informatica e quella passionale procedono dunque su due fronti che gli investigatori cercano di ricostruire attraverso riscontri concreti. Da una parte c’è la necessità di individuare chi si informava sulla ricina, dall’altra quella di chiarire chi potesse avere un motivo per colpire la famiglia Di Vita.

La domanda più inquietante resta però quella iniziale: Antonella e Sara sono state assassinate deliberatamente oppure hanno ingerito un veleno destinato a Gianni Di Vita? La risposta potrebbe essere decisiva per comprendere un delitto che, a distanza di mesi, continua a nascondere il proprio movente.